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Per la sentenza va pagata l’imposta di registro anche se c’è appello

21 Marzo 2016
Per la sentenza va pagata l’imposta di registro anche se c’è appello

L’atto giudiziario sconta l’imposta di registro anche se è ancora impugnabile.

Una volta terminata la causa ed uscita la sentenza, la parte soccombente deve pagare l’imposta di registro all’Agenzia delle Entrate, anche se ha intenzione di impugnare il provvedimento e procedere in appello. Lo ha ricordato la Commissione Tributaria Regionale di Roma con una recente sentenza [1].

La legge [2], infatti, stabilisce che gli atti dell’autorità giudiziaria sono soggetti all’imposta di registro anche se al momento della registrazione sono stati impugnati o siano ancora impugnabili. Eventualmente, alla parte che paga sarà dovuto il conguaglio o rimborso in base alla successiva sentenza definitiva (in gergo tecnico si dice “passata in giudicato”).

Il rimborso può essere richiesto [3], dunque, in un secondo momento. In buona sostanza, l’atto del giudice, compreso nell’ambito applicativo del tributo, deve essere sottoposto all’obbligo della registrazione non appena viene formato, anche se non è definitivo perché oggetto di impugnazione. Il pagamento del tributo, liquidato sull’atto registrato, è di natura provvisoria e sarà, pertanto, oggetto di conguaglio positivo o negativo solo al momento dell’eventuale sentenza emessa in sede di impugnazione e passata in giudicato.

Non si può quindi ritenere che ci sia un’ipotesi di doppia imposizione.


note

[1] Ctr Roma sent. n. 917/16.

[2] Art. 37 Dpr 131/86.

[3] Art. 77 Dpr 131/86

Autore immagine: 123rf com


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