Diritto e Fisco | Articoli

Infilare il piede in mezzo alla porta è reato

21 Marzo 2016
Infilare il piede in mezzo alla porta è reato

Costringere qualcuno a tenere aperta la porta di casa, frapponendo il piede in mezzo all’uscio, per evitare che chiuda il dialogo, costituisce violenza privata.

Infilare un piede in mezzo alla porta di casa, per evitare che chi sta dentro possa chiuderla e interrompere la conversazione, fa scattare il reato di violenza privata. Lo ha detto la Cassazione con recente sentenza di poche ore fa [1], nell’ambito di un giudizio tra vertente tra due ex coniugi. Lui era fuori dalla porta e, al culmine della lite, per evitare che lei gli sbattesse l’uscio contro il naso, aveva frapposto tra il muro e la porta blindata la propria scarpa.

Non si può costringere l’interlocutore a proseguire la conversazione: se questi non gradisce più sentire una parola di quello che dice l’altro soggetto, deve essere libero di andare dove preferisce o di chiudersi dentro casa. Non si configura, però, invasione di domicilio perché l’estraneo resta comunque fuori dall’abitazione. Né si può parlare del delitto meno grave di molestia.

Inutile difendersi sostenendo che la conversazione era pacata e tranquilla, o avesse ad oggetto fatti di vitale importanza, come il mantenimento dei figli. Scatta ugualmente la condanna alla reclusione. Basta semplicemente impedire, con la forza, che il padrone di casa chiuda l’uscio della propria abitazione per far scattare l’illecito penale. Diffatti – chiarisce la Cassazione – il requisito della violenza si identifica con qualsiasi mezzo che priva in modo coattivo l’offeso della libertà di autodeterminarsi. Lo stesso reato, dunque, si configurerebbe anche se il colpevole, piuttosto che frapporre il piede in mezzo alla porta (magari per evitare di farsi male), la tenga aperta spingendola contro chi, invece, sta dentro l’immobile.

Insomma: la violenza che il codice penale punisce non è soltanto quella propria, che si esplica in modo diretto nei confronti della vittima, ma anche quella impropria, che si attua attraverso l’uso di mezzi anomali, diretti a esercitare pressioni sulla volontà altrui. Basta la semplice e generica consapevolezza, da parte del colpevole, di attuare tale azione per far scattare il procedimento penale.

Con un’altra sentenza di qualche anno fa, la Cassazione aveva chiarito, nell’ambito delle liti condominiali, che sbattere la porta in faccia equivale a una offesa e quindi – a seconda del caso concreto – potrebbe far scattare il reato in ingiuria.


note

[1] Cass. sent. n. 11914/16 del 21.03.16.

Autore immagine: 123rf com


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