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Cosa succede se non emetti lo scontrino o la ricevuta?

30 Luglio 2016 | Autore:
Cosa succede se non emetti lo scontrino o la ricevuta?

Sanzioni, violazioni e il paradosso della revisione sanzionatoria, spiegato dai nostri esperti. 

Tra le violazioni più “pericolose” in campo fiscale vanno sicuramente annoverate quelle connesse alla mancata emissione di ricevute e scontrini fiscali o, comunque, all’omessa certificazione dei corrispettivi. Trattasi di violazioni cui la normativa in vigore prevede la comminazione sia di sanzioni pecuniarie, sia di sanzioni accessorie di tipo interdittivo.

Cosa si rischia se non si emette scontrino o ricevuta?

La mancata emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale a fronte di un’operazione rilevante ai fini Iva è attualmente punita [1] con una sanzione amministrativa pecuniaria pari al 100% dell’imposta Iva relativa all’operazione non documentata. Non può, tuttavia, rassicurare il fatto che sovente il mancato rilascio dello scontrino fiscale si riferisce ad operazioni di esiguo valore economico, in quanto la legge prevede comunque un minimo sanzionatorio, attualmente fissato nella misura di 500 euro [2].

Ricevuta e scontrino vanno annotati anche sul registro di emergenza

Per espressa previsione normativa, i medesimi profili sanzionatori entrano in gioco anche in caso di omesse annotazioni sull’apposito “registro di emergenza”, da utilizzare in caso di mancato o irregolare funzionamento degli apparecchi misuratori fiscali. La misura edittale proporzionale, prevista per la violazione in questione, evidenzia come, paradossalmente, la stessa sia rimasta inalterata anche dopo la citata revisione normativa, essendo pari al 100% dell’imposta relativa all’operazione non certificata, come per le violazioni commesse in vigenza del precedente regime sanzionatorio. Di contro, per le altre violazioni prodromiche al fatto evasivo in materia di Iva, la misura edittale sanzionatoria minima è stata in via generale ridotta dal 100% al 90%.

Scontrini e ricevute: il paradosso della revisione sanzionatoria

In realtà, un’ulteriore disposizione sanzionatoria presenta, post riforma, aspetti paradossali: trattasi della violazione contemplata dal comma 8 dell’art. 6 in questione, concernente l’omessa regolarizzazione da parte del cessionario o del committente dell’operazione non fatturata dal cedente o prestatore, secondo le modalità prescritte dal medesimo comma: la violazione risulta, infatti, tuttora punita con la sanzione pari al 100% dell’imposta relativa, quando la corrispondente e “originante” mancata emissione è punita con una misura minimale pari al 90% della stessa imposta.

La normativa sinora citata [1] [2] non esaurisce l’ambito sanzionatorio relativo all’omessa certificazione dei corrispettivi; di fatti, nei successivi articoli del medesimo decreto [3] si prevede una sanzione accessoria applicabile quando siano contestate [4] quattro distinte violazioni, compiute in giorni diversi nell’arco di un quinquennio. In tali casi è disposta la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività, ovvero la sospensione dell’esercizio dell’attività medesima, per un periodo da tre giorni a un mese. Inoltre, per espressa previsione normativa [5], il provvedimento cautelare amministrativo de quo è immediatamente esecutivo. Peraltro, la norma prevede un’aggravante, che comporta l’applicazione della sanzione accessoria da uno a sei mesi, qualora l’importo complessivo dei corrispettivi oggetto di risulti superiore a 50mila euro.

Per ciò che riguarda procedimento di applicazione della misura accessoria individua, in particolare, la Direzione Regionale dell’Agenzia delle Entrate competente per territorio quale Autorità designata per l’emissione, con un obbligo di notificazione del provvedimento al trasgressore, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla data di contestazione della quarta violazione.

Mancata emissione di scontrini e ricevute: revisioni del ravvedimento operoso

In riferimento, invece, all’istituto del ravvedimento operoso, la Legge di Stabilità 2015, ha apportato una radicale revisione, che ne ha notevolmente ampliato modalità e termini e, quindi, l’appeal per il contribuente che ora può guardare a tale strumento come ad un’efficace possibilità di regolarizzare la propria posizione con il Fisco, a costi tutto sommato contenuti, in un più ampio orizzonte temporale – potendo agire, sostanzialmente, fino al termine previsto per la decadenza accertativa. Una delle modifiche più significative in tale contesto è sicuramente rappresentata dalla possibilità di regolarizzare gli errori e le omissioni del passato anche dopo la constatazione di tali violazioni formalizzata in un processo verbale di constatazione [6]; la regolarizzazione avviene, in tal caso, ponendo in essere gli adempimenti allora omessi, versando l’imposta eventualmente dovuta e pagando una sanzione, per ogni inadempimento, pari a un quinto del minimo edittale, a prescindere dal periodo intercorso tra la data della violazione e la data della formale constatazione.

Scontrini e ricevute, mancata emissione: se la violazione si reitera la sanzione aumenta

Infine, va opportunamente osservato come la mancata emissione di scontrini o ricevute fiscali, reiterata nel tempo, possa rilevare non solo ai fini dell’applicazione della sanzione accessoria citata [3]; qualora, infatti, il soggetto cui viene contestata l’omessa certificazione di corrispettivi sia incorso in analoga violazione nel precedente triennio, si renderà applicabile un aumento sanzionatorio fino alla metà [7]. Tale aumento si rende, tuttavia, applicabile qualora la precedente violazione non sia stata dal trasgressore definita in ravvedimento, ovvero mediante definizione agevolata delle sanzioni, anche ricorrendo ai vari istituti deflativi del contenzioso.

Dr. Umile Guarnieri


note

[1] D. Lgs. n. 471/1997, art. 6, c.3.

[2] D. Lgs. n. 471/1997, art. 6, c. 4, a seguito della modifica operata dall’art. 15, comma 1, lett. f) n. 4) del D. Lgs. n. 158/2015, in vigore dal 1° gennaio 2016.

[3] D. Lgs. n. 471/1997, art. 12, c.2.

[4] ai sensi dell’art. 16 del D.Lgs. n. 472/1997.

[5] e in deroga a quanto previsto dall’art. 19, comma 7 del D.Lgs. n. 472/1997, ai sensi del quale le sanzioni accessorie vanno eseguite quando il provvedimento sanzionatorio è divenuto definitivo.

[6] ai sensi dell’art. 24 della Legge n. 4/1929.

[7] D.Lgs.n. 472/1997, art. 7, c. 3.


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