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Con l’ASpi costa caro licenziare un lavoratore

29 Aprile 2013
Con l’ASpi costa caro licenziare un lavoratore

Costa caro all’impresa licenziare un lavoratore dipendente con contratto a tempo indeterminato perché il datore di lavoro deve ora pagare il contributo ASpi.

A partire dall’1 gennaio 2013, le imprese che licenziano devono affrontare un nuovo costo rappresentato dal contributo di licenziamento, il cui importo può raggiungere anche la somma di € 1.500 che ogni datore di lavoro deve versare all’Inps per effetto dell’interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato con il lavoratore.

La riforma del mercato del lavoro ha introdotto un nuovo ammortizzatore sociale che prende il nome di A.S.p.i. o Assicurazione sociale per l’impiego, la cui funzione è quella di riconoscere ai lavoratori che hanno involontariamente perso il lavoro un’indennità di disoccupazione mensile [1].

Lavoratori che godono della indennità

L’A.S.p.i. è oramai attiva per le situazioni di disoccupazione verificatisi a partire dall’1 gennaio 2013 e trova applicazione in favore dei seguenti soggetti:

– lavoratori dipendenti;

– apprendisti;

– soci lavoratori di cooperativa che hanno stabilito un rapporto di lavoro dipendente [2];

– personale artistico con rapporto di lavoro subordinato [3];

Lavoratori esclusi

Sono invece esclusi dall’applicazione dell’A.S.p.i:

– i lavoratori dipendenti delle pubbliche amministrazioni [4]

– gli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato [5]

– i lavoratori extracomunitari entrati in Italia con permesso di soggiorno di lavoro stagionale;

Requisiti per poter avere l’indennità

I lavoratori possono vedersi riconosciuta l’indennità solo se sono in possesso di determinati requisiti:

– il lavoratore deve innanzitutto trovarsi in uno stato di disoccupazione, cioè essere privo di lavoro, e quindi subito disponibile allo svolgimento e alla ricerca di una attività lavorativa [6];

lo stato di disoccupazione deve essere involontario, cioè il rapporto di lavoro non deve essersi concluso a seguito di dimissioni o a seguito di risoluzione consensuale, vale a dire attraverso un accordo tra lavoratore e datore di lavoro;

– il lavoratore deve poter far valere almeno due anni di assicurazione e un anno di contribuzione contro la disoccupazione, cioè deve aver versato la quota di contributi che serve a finanziare l’indennità di disoccupazione [7];

 

Il lavoratore ha tuttavia diritto all’indennità anche in caso di dimissioni quando queste sono avvenute durante il periodo di maternità  (300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del figlio) oppure quando sono state rese necessarie dalla presenza di una giusta causa (ad esempio per il mancato pagamento della retribuzione, per modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative, per mobbing, per notevoli variazioni delle condizioni di lavoro) [8].

La risoluzione consensuale non impedisce al lavoratore di vedersi riconosciuta l’indennità anche quando la conclusione del rapporto di lavoro è avvenuta:

– per il trasferimento del lavoratore a un’altra sede della stessa azienda distante più di 50 Km dalla residenza del dipendente oppure raggiungibile in 80 minuti o più con i mezzi pubblici [9];

– nell’ambito della procedura di conciliazione da tenersi presso la Direzione Territoriale del Lavoro, perché se la conciliazione ha esito positivo ed è stata concordata la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, il lavoratore ha diritto a vedersi tutelato il reddito attraverso il pagamento di una indennità di disoccupazione [10].

Somma dovuta a titolo di indennità

La somma che ogni mese il lavoratore può ricevere a titolo di indennità va collegata alla retribuzione mensile:

– l’indennità è infatti pari al 75% della retribuzione mensile se quest’ultima è uguale o inferiore a € 1.180 mensili, da rivalutarsi ogni anno sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati;

– se la retribuzione mensile è però superiore alla soglia di € 1.180 mensili, l’indennità è pari al 75% di detta retribuzione aumentata di una somma pari al 25% da calcolarsi sulla differenza tra la retribuzione mensile e il maggiore importo;

L’indennità mensile non può in ogni caso superare l’importo mensile di € 774,69 [11]

Le imprese devono fornire il loro contributo

A partire dall’1 gennaio 2013 è stato posto a carico delle imprese che decidono di licenziare un lavoratore dipendente con contratto a tempo indeterminato un contributo di licenziamento diretto ad alimentare i fondi necessari per il pagamento dell’indennità.

I datori di lavoro devono difatti riconoscere un contributo in tutti i casi in cui la conclusione del rapporto di lavoro abbia generato in capo al lavoratore il diritto a ricevere l’A.S.p.i. a prescindere dall’effettivo acquisto della indennità.

La misura del contributo delle imprese

Le imprese che decidono di interrompere un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le cause che danno diritto all’A.S.p.i. devono pertanto pagare una somma pari al 41% del massimale mensile dovuto a titolo di indennità per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi 3 anni.

Il contributo del 41% dovuto dalle imprese che licenziano è pertanto collegato alla somma limite di € 1.180, cioè alla soglia utilizzata per determinare l’importo dell’indennità riconosciuta al lavoratore.

Il contributo che le imprese devono versare è dunque pari a € 483,80 (€ 1.180X41%), mentre per i lavoratori che possono vantare 36 mesi di anzianità aziendale, la somma massima che i datori di lavoro devono pagare è pari a € 1.451 (€ 483,80 X 3).

A partire dall’1 gennaio 2017, il contributo sarà moltiplicato per tre volte nei casi di licenziamento collettivo per eccedenza di personale dichiarata in assenza di un preventivo accordo con i sindacati [12].

Il contributo dovuto dalle imprese va liquidato anche per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni o dalla decisione del datore di lavoro presa al termine del periodo di formazione [13].

Casi di esclusione dal pagamento del contributo

Fino al 31 dicembre 2016, le imprese che devono versare il contributo d’ingresso nelle procedure di mobilità, cioè di integrazione salariale causate da licenziamenti dovuti a un’eccedenza di personale, non devono però pagare anche il contributo dovuto ai fini dell’indennità A.S.p.i..

Per il periodo 2013-2015, il contributo non è neppure dovuto per:

i licenziamenti effettuati a causa di cambi d’appalto, rispetto ai quali sono avvenute assunzioni presso altri datori di lavoro, in applicazione di condizioni che assicurano la continuità dell’occupazione dei lavoratori, così come prevista dai contratti collettivi nazionali di lavoro;

– l’interruzione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato verificatisi nel settore delle costruzioni edili per effetto del completamento delle attività e la chiusura dei cantieri;

L’obbligo di contribuzione posto a carico delle imprese è inoltre escluso nei casi di interruzione dei rapporti di lavoro derivati da accordi tra datori di lavoro e sindacati conclusi nell’ambito delle procedure di mobilità [14] o nelle procedure di riduzione del personale dirigente definite con accordo firmato dalle associazioni sindacali.

Come pagare il contributo

Le imprese sono tenute a pagare il contributo entro e non oltre il termine di versamento della denuncia successiva a quella del mese in cui si verifica l’interruzione del rapporto di lavoro. Se per esempio un licenziamento è avvenuto il 4 maggio 2013, il contributo deve essere pagato dall’impresa entro la denuncia riferita al mese di giugno 2013, perché il termine di versamento è fissato al 16 luglio 2013, mentre il termine di trasmissione è il 31 luglio 2013. Le imprese devono indicare il contributo all’interno delle comunicazioni UniEmens che rappresenta il sistema di inoltro delle denunce mensili relative ai lavoratori dipendenti attraverso cui vengono inviati all’INPS una serie di informazioni ivi compresi i dati relativi alla contribuzione dovuta dal datore di lavoro. Il contributo deve essere indicato sotto l’elemento “CausaleADebito” presente nella voce “AltreADebito” del gruppo “DatiRetributivi”  attraverso il codice “M400” che identifica il contributo dovuto nei casi di interruzione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato. L’impresa deve inoltre indicare nella voce “ImportoADebito” degli UniEmens anche la somma che deve essere pagata.

L’INPS ha precisato che il contributo potrà essere pagato, senza alcuna ulteriore spesa, entro il giorno 16 del mese di giugno 2013, con riferimento ai licenziamenti avvenuti nel periodo compreso tra gennaio e marzo 2013.

In questo caso il versamento del contributo dovrà essere indicato all’interno degli UniEmens sempre sotto l’elemento “CausaleADebito”, ma questa volta la voce da tenere in considerazione è quella denominata “AltrePartiteADebito” della voce “Denuncia Aziendale”. Il codice che dovrà essere utilizzato è “M401” che indica gli arretrati dovuti nei casi di interruzione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato [15].


note

[1] L. 28 giugno 2012, 92

[2] L. 3 aprile 2001, n. 142

[3] R.D. 4 ottobre 1935, n. 1827

[4] D.lgs. 30 marzo 2001, n. 165

[5] D.L. 21 marzo 1988, n. 86; L. 8 agosto 1972, n. 457; L. 16 febbraio 1977, n. 37; L. 24 dicembre 2007, n. 247

[6] D.lgs. 21 aprile 2000, n. 181 

[7] D.L. 12 settembre 1983 n. 463; D.L. 9 ottobre 1989, n. 338

[8] Circolare Inps del 20 ottobre 2003, n. 163

[9] Circolare Inps 10 ottobre 2006, n. 108

[10] L. 15 luglio 1966, n. 604

[11] L. 13 agosto 1980, n. 427

[12] L. 23 luglio 1991, n. 223

[13] D.lgs. 14 settembre 2011, n. 167

[14] L. 17 dicembre 2012, n. 221

[15] Circolare INPS 22 marzo 2013, n. 44


2 Commenti

  1. salve,volevo sapere una cosa….sono un operaio di 40 anni e faccio il giardiniere,ho un contratto indeterminato,sono 11 anni che lavoro in regola,solo negli ultimi due anni ho un contratto part-time scelto da me per problemi di salute……ho un problema alla schiena e mi sto curando,la mia azienda non mi puo’ tenere e pagare la mia mensilita’ perche’ non rendo piu’ come all’inizio la mia bravura e forza sul lavoro……la mia azienda(composta da 3 operai e un datore di lavoro)…per causa personale,non puo’ continuare a pagarmi il mio stipendio,dato che io pultroppo per problemi fisici molte cose non posso piu’ svolgerle….e l’azienda non ha un posto diciamo meno faticoso dove mi puo’ collogare e continuare a pagarmi lo stipendio ….di conseguenza tra breve verro licenziato per problemi che sto portando alla mia azienda e al mio datore di lavoro….Volevo sapere che diritti ho se vengo licenziato per motivi validi sulla mia condizione fisica…grazie tanto,aspetto una risposta se e’ possibile……..alessandro fatale

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