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Facebook: nulle le clausole approvate con un semplice “click”

2 Maggio 2012
Facebook: nulle le clausole approvate con un semplice “click”

Per approvare le clausole vessatorie nei contratti on line non basta un semplice click ma è necessaria la firma digitale. Il caso Facebook.

Nel contratto concluso online per l’iscrizione a Facebook sono illecite le clausole contrattuali particolarmente onerose per l’utente (cosiddette clausole vessatorie [1]) se approvate facendo un semplice “click” sul disclaimer (l’esonero di responsabilità che viene normalmente inserito dai gestori del sito). In particolare, per la validità delle clausole che intendono spostare negli Stati Uniti ogni eventuale controversia giudiziaria che possa insorgere contro il sito, è necessaria una modalità di approvazione più forte rispetto al semplice “click”, come potrebbe essere invece l’apposizione della firma digitale.

È stato discusso, a riguardo, un interessante caso in Francia. Qui, la Corte d’Appello di Pau, lo scorso 23 marzo [2], ha accolto il ricorso contro il social network avanzato da un utente. I giudici hanno ritenuto illecita una clausola inserita tra le condizioni generali di contratto, che doveva necessariamente essere approvata con un click dell’utente per poter aprire un account sul sito. Tale clausola prevedeva che ogni eventuale controversia che fosse insorta in futuro tra il social network e l’utente dovesse essere giudicata dal Tribunale della California e non dal tribunale normalmente competente (che, secondo la normativa europea in tema di contratti con il consumatore, è invece il luogo di residenza di quest’ultimo).

La Corte d’Appello di Pau ha deciso la propria competenza sulla base della norma francese che stabilisce che “le disposizioni che, direttamente o indirettamente, derogano alle norme sulla competenza territoriale sono nulle salvo che non siano concordate tra tutti i contraenti” [3]. Non è possibile ritenere che “da una semplice operazione quando si accede al sito (click)”, volta ad accettare le condizioni generali previste per l’iscrizione a Facebook, discenda una manifestazione di consenso dell’utente. Per ritenere lecita la clausola che deroga alla competenza territoriale sarebbe stata, invece, necessaria l’apposizione di una firma digitale. Il giudice davanti al quale sollevare l’eventuale causa dovrebbe, pertanto, rimanere individuato nel territorio francese, ossia nel luogo dove si è verificato il danno all’utente [4].

I giudici della Corte d’Appello inoltre, nel dichiarare nulla la clausola in questione, hanno ritenuto che la stessa non fosse sufficientemente identificabile e leggibile, essendo stati usati caratteri tipografici di dimensioni molto piccole oltre che una lingua diversa da quella dell’utente (inglese invece di francese).

Anche nel nostro ordinamento si è recentemente acceso il dibattito sulla forma da utilizzare per la conclusione dei contratti online e per l’approvazione di quelle clausole che potrebbero comportare un pregiudizio per il consumatore inesperto [5], come quelle che spostano il tribunale competente a decidere una controversia [5].

In generale, la nostra legge prevede, per la validità di tali clausole, una specifica approvazione per iscritto (ulteriore rispetto alla firma per l’apposizione del contratto https://www.laleggepertutti.it/8851_tutte-quelle-firme-sui-contratti-quando-eccessivo-scrupolo-dell’azienda-finisce-per-avvantaggiare-il-consumatore).

Tuttavia, nel caso dei contratti conclusi tramite internet si pone il problema di chiarire come in concreto sia possibile approvareper iscritto” una clausola.

Diverse sono le soluzioni proposte dai nostri operatori del diritto: approvazione online con separata firma digitale per l’adesione alle clausole vessatorie per il consumatore; approvazione tramite il semplice “click” su casella collegata alla singola clausola; sottoscrizione a mano delle clausole e successiva spedizione via fax. L’ultima soluzione è quella che trova maggiori consensi in Italia.

 

 


note

[1] Sono dette “clausole vessatorie” quelle clausole inserite in contratti tra imprese/professionisti e consumatori ( generalmente contratti per adesione ovvero predisposti in formulari) che determinano a carico del consumatore uno squilibrio fra diritti ed obblighi.

[2] Corte d’Appello di Pau (Francia), 23 marzo 2012 – Sébastien R. c. Facebook.

[3] Art. 48 Codice di Procedura Civile francese.

[4] Art. 46 c.p.c. francese

[5] Art. 1469-bis C.C.

[6] Art. 1341 C.C.


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