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Giocattoli pericolosi: il reato scatta già fuori dal magazzino

3 Maggio 2012


Giocattoli pericolosi: il reato scatta già fuori dal magazzino

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 Maggio 2012



 Reato di immissione sul mercato di giocattoli pericolosi: si configura non appena il prodotto esce dal magazzino.

Il reato di immissione sul mercato di prodotti pericolosi si configura già nel momento in cui il prodotto esce dal magazzino della fabbrica per raggiungere il punto vendita.

Secondo il Tribunale di Torino [1] non è la vendita al dettaglio che fa sorgere la responsabilità delle aziende produttrici: al contrario, il reato [2] si consuma in un momento precedente, ossia appena il prodotto pericoloso varca il cancello della fabbrica.

Il caso esaminato dal giudice riguarda la Mattel, nota casa produttrice di giocattoli, accusata di aver messo in vendita prodotti pericolosi per la salute dei bambini [3]. Secondo la Procura, alcune “creazioni” (tra le quali la celebre “Barbie” e i “PollyPocket”) conterrebbero vernici con elevati livelli di piombo ed includerebbero magneti di piccole dimensioni facilmente ingeribili dai bambini.

La questione assume importanza anche in ordine al problema della competenza territoriale, ossia dove il processo debba svolgersi che, per legge, deve essere il luogo ove il reato si è consumato. A riguardo, il giudice ha stabilito che il giudizio deve celebrarsi appunto nel posto ove è situato il magazzino della casa produttrice, e non dove il giocattolo è stato acquistato.

 di BIAGIO FRANCESCO RIZZO

TRIBUNALE ORDINARIO DI TORINO

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con decreto regolarmente notificato si procedeva nei confronti di Eckert Robert Allan, in qualità di legale rappresentante della Mattel Incorporated con sede in California, per il reato di cui in epigrafe.

Alla prima udienza dibattimentale la difesa dell’imputato eccepiva l’incompetenza territoriale del Tribunale di Torino, rilevando che l’eventuale condotta illecita contestata, ossia aver immesso sul mercato prodotti pericolosi, sarebbe stata semmai compiuta in Oleggio, nel circondario del Tribunale di Verbania, ove ha sede il magazzino di stoccaggio della società di distribuzione in Italia dei prodotti ( giocattoli) della Mattel Incorporated, provenienti dagli Stati Uniti.

A tal fine produceva della documentazione : 1) sentenza del 14.06.2010, passata in giudicato, del Tribunale di Verbania, nei confronti di Petrone Emilio, quale amministratore delegato della Mattel Italia, per fatti del tutto analoghi; 2) nota del Ministero dello Sviluppo Economico avente ad oggetto il ritiro volontario da parte della società Mattel di una serie di giocattoli pericolosi, ove si indica che l’unico magazzino di stoccaggio della merce con marchio Mattel è sito in Oleggio Castello; 3) nota della Guardia di Finanza del 3.12.2007 indirizzata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verbania, relativa all’immissione in commercio di prodotti pericolosi.

Il Pubblico Ministero chiedeva il rigetto dell’istanza preliminare, rilevando che gli oggetti pericolosi per cui è processo, furono sequestrati presso alcuni negozi in Venaria, quindi all’interno del circondario del Tribunale di Torino, rilevando che la condotta illecita, ossia aver immesso sul mercato prodotti pericolosi, si consuma solo quando i predetti prodotti sono nella disponibilità dei punti vendita al dettaglio.

La questione giuridica circa la individuazione della competenza territoriale, appare dunque, in estrema sintesi, piuttosto chiara : la difesa dell’imputato ritiene che la immissione sul mercato del prodotto pericoloso avvenga già nel momento in cui esso è detenuto nel magazzino di stoccaggio per essere destinato ai punti vendita ( e quindi, nel caso di specie in Oleggio); la pubblica accusa, invece, ritiene che il reato si consuma solo quando il prodotto raggiunge i negozi al dettaglio ove viene esposto e messo in vendita.

Al fine di meglio comprendere la ratio del reato descritto dall’art. 112, comma 2, D.lgs. 6/09/2005 n.206, appare opportuno tenere in conto quanto poi previsto dal successivo articolo 119, con riferimento al concetto di messa in circolazione. La predetta norma, recita testualmente :

“ 1. Il prodotto è messo in circolazione quando sia consegnato all’acquirente, all’utilizzatore, o a un ausiliario di questi, anche in visione o in prova. 2. La messa in circolazione avviene anche mediante la consegna al vettore o allo spedizioniere per l’invio all’acquirente o all’utilizzatore.

3. La responsabilità non è esclusa se la messa in circolazione dipende da vendita forzata, salvo che il debitore abbia segnalato specificamente il difetto con dichiarazione resa all’ufficiale giudiziario all’atto del pignoramento o con atto notificato al creditore procedente e depositato presso la cancelleria del giudice dell’esecuzione entro quindici giorni dal pignoramento stesso.”.

Seppure i due articoli, il 112 ed il 119, non siano esattamente sovrapponibili, in quanto il primo fa riferimento alla condotta di “ immettere sul mercato”, mentre il secondo parla di “ messa in circolazione”, questo Giudice ritiene che la fattispecie di cui all’art. 112, trovi una sua compiuta descrizione nel successivo articolo 119. Quest’ultimo prevede che la messa in circolazione del prodotto pericoloso avvenga sia quando esso è consegnato direttamente all’acquirente o all’utilizzatore ( vedi comma 1), sia quando esso, in un momento evidentemente antecedente, è consegnato al vettore o allo spedizioniere per l’invio all’acquirente ( vedi comma 2).

Va peraltro sottolineato che la scarsa attenzione del legislatore nell’utilizzo dei termini pressoché equivalenti, è già presente all’interno del codice penale; infatti l’art. 516 punisce chiunque pone in vendita o mette altrimenti in commercio sostanze alimentari non genuine; il successivo art. 517 punisce invece chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione prodotti industriali con segni mendaci. Una importante precisazione normativa la possiamo trovare poi nell’art. 4, comma 49, della L. 350/2003, in materia di prodotti con marchi contraffatti, che prevede espressamente : “ L’importazione e l’esportazione a fini di commercializzazione ovvero la commercializzazione o la commissione di atti diretti in modo non equivoco alla commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza o di origine costituisce reato ed è punita ai sensi dell’articolo 517 del codice penale. Costituisce falsa indicazione la stampigliatura “made in Italy” su prodotti e merci non originari dall’Italia ai sensi della normativa europea sull’origine; costituisce fallace indicazione, anche qualora sia indicata l’origine e la provenienza estera dei prodotti o delle merci, l’uso di segni, figure, o quant’altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana incluso l’uso fallace o fuorviante di marchi aziendali ai sensi della disciplina sulle pratiche commerciali ingannevoli, fatto salvo quanto previsto dal comma 49-bis. Le fattispecie sono commesse sin dalla presentazione dei prodotti o delle merci in dogana per l’immissione in consumo o in libera pratica e sino alla vendita al dettaglio……”; in quest’ultimo caso il legislatore ha quindi voluto anticipare la tutela penale sin dalla presentazione dei prodotti in dogana per l’immissione in commercio e fino alla vendita al dettaglio.

Non potendosi avvalere a fini interpretativi di specifica giurisprudenza riguardante l’art. 112 del D.lgs. 206/2005, appare utile invece porre uno sguardo a quanto ritenuto dalla Cassazione con riferimento alle fattispecie di cui agli artt. 516 e 517 c.p.; in particolare merita di essere richiamata la sentenza Cass. pen., sez. III, 25/05/1998, n. 7639, Di Munno ( edita in Cass. pen. 1999, 3151 ), di cui si riporta la massima ufficiale : “ In tema di elemento oggettivo del delitto di vendita di prodotti industriali con segni mendaci di cui all’art. 517 c.p., la condotta descritta con l’espressione “mette altrimenti in circolazione”, che nella fattispecie è alternativa a quella del “porre in vendita”, avuto riguardo all’oggetto giuridico del reato, alla diversità lessicale con l’espressione “mettere in commercio”, presente nella diversa fattispecie di cui all’art. 516 c.p., nonché alla finalità del precetto, deve ritenersi riferirsi a qualsiasi attività con cui si miri a fare uscire a qualsiasi titolo la res dalla sfera giuridica e di custodia del mero detentore, così da includere pure le operazioni di immagazzinamento finalizzato alla distribuzione o alla circolazione della merce destinata alla messa in vendita, con esclusione solo della mera detenzione in locali diversi da quelli di vendita o del deposito prima dell’uscita della merce dalla disponibilità del detentore. (Fattispecie nella quale è stato ritenuta integrare la fattispecie dell’art. 517 c.p. l’attività del produttore di manufatti con segni mendaci che aveva consegnato tale merce ad altra impresa, la quale successivamente e in piena autonomia aveva provveduto a commercializzare il prodotto). “ La Cassazione ha quindi ritenuto, in quel caso, che integra la nozione di mettere in commercio, anche la condotta di immagazzinamento finalizzato alla distribuzione o alla 6 circolazione della merce destinata alla messa in vendita, con esclusione della mera detenzione in locali diversi dal deposito utilizzato prima dell’uscita della merce dalla disponibilità del detentore.

Orbene in forza della nozione di messa in circolazione indicata nell’art. 119 del D.lgs. 206/2005, tenuto altresì conto di quanto precisato dall’art. 4, comma 49, della L.350/2003, relativamente alla commercializzazione di prodotti con marchi contraffatti, nonché infine di quanto ritenuto dalla giurisprudenza di legittimità in ordine all’interpretazione dell’art. 517 c.p con riferimento all’espressione “mette altrimenti in circolazione”, si rileva che tutti gli indici interpretativi a disposizione depongano per ritenere che nell’ordinamento italiano le nozioni di immettere sul mercato ovvero di mettere in circolazione, ricomprendano anche quelle condotte prodromiche al porre in vendita i prodotti oggetto di tutela penale ( ossia la condotta finale posta in essere di regola dai negozianti al dettaglio), tra cui certamente vi è lo stoccaggio, l’immagazzinamento e la spedizione della merce ai punti vendita, dove poi i consumatori li potranno acquistare .

Nel caso di specie è indubbio che la casa madre americana della società Mattel, immetteva i suoi prodotti sul mercato italiano avvalendosi dell’attività della “Mattel Italysrl” società importatrice e distributrice per il territorio italiano dei giocattoli a marchio Mattel e Fischer Price, che ha in Oleggio Castello ( No) l’unico magazzino di stoccaggio ( si veda il documento All.1 prodotta dalla difesa dell’imputato). In precedenza infatti analoghi fatti di reato sono stati oggetto di un procedimento penale incardinato avanti al tribunale di Verbania ( si veda la sentenza prodotta dalla difesa), in conformità alle ragioni sin qui esposte.

In conclusione si può quindi affermare che l’art. 112 del D.lgs. 206/2005 che punisce la condotta illecita del produttore di immettere sul mercato prodotti pericolosi ( e non anche espressamente il porre in vendita, come invece previsto dagli artt. 516 e 517 c.p.), ricomprenda anche le condotte antecedenti e prodromiche al momento finale della messa in vendita al consumatore, tra cui si ritiene lo stoccaggio e l’immagazzinamento finalizzato alla distribuzione ai venditori al dettaglio, nonché la consegna al vettore o allo spedizioniere per l’invio ai venditori o direttamente all’acquirente/utilizzatore. Nel caso di specie appare evidente che si tratta di condotte tutte poste in essere presso l’unico magazzino di stoccaggio in Oleggio Castello ( No), territorio di competenza del Tribunale di Verbania, ove il reato contestato si era quindi già consumato; in tali casi la successiva messa in vendita può quindi ritenersi un mero post factum non punibile, inidoneo quindi a radicare la competenza.

In altri casi invece il reato si può consumare nel luogo ove i prodotti pericolosi sono messi in vendita, ad esempio quando i due momenti ( immettere sul mercato e porre in vendita) si sovrappongono perché il produttore ha direttamente posto in vendita i prodotti pericolosi, oppure quando invece il commerciante al minuto interviene sulle caratteristiche di sicurezza del prodotto e quindi egli stesso assume la veste di produttore ai fini dell’applicazione del citato art. 112 ( vedi in tal senso Cass. pen., sez. III, 4 dicembre 2007, n.6787 – RV 239060).

Ai sensi dell’art. 23 c.p.p., si dichiara pertanto l’incompetenza territoriale del Tribunale di Torino e la trasmissione degli atti alla Procura presso il Tribunale di Verbania.

P.Q.M.

Visto l’art. 23 c.p.p.

Dichiara l’incompetenza per territorio del Tribunale di Torino.

Dispone la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Verbania.

Vistol’art. 544 com. 3 c.p.p.

Indica in giorni 30 il termine per il deposito della motivazione

Torino, 7 marzo 2012

Il Giudice

Dott. Giuseppe Marra

note

[1] Tribunale Torino, sent. n. 400 del 7 marzo 2012.

[2]Reato previsto dall’articolo 112 comma 2 D. Lgs. 206/05 (Codice del Consumo).

[3] La loro pericolosità non è stata ancora accertata, dal momento che trattasi di pronuncia sulla competenza territoriale e non di merito.


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