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Che cos’è la TARI e chi la paga?

8 Agosto 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 8 Agosto 2016



Tutti i dettagli dell’imposta comunale sui rifiuti istituita con la legge di stabilità del 2014

 

Cos’è la TARI?

La Tari, acronimo per Tassa Rifiuti, è l’imposta comunale sui rifiuti urbana, introdotta dalla legge di stabilità del 2014 [1], in sostituzione della Tares.

Chi paga la TARI?

Presupposto della Tari è il possesso o la detenzione, e non necessariamente la proprietà, di locali o di aree scoperte, qualunque sia il loro uso, purché siano in grado di produrre rifiuti urbani.

La tassa, quindi, è dovuta dagli inquilini, al di là del loro qualificarsi come proprietari, meri possessori o affittuari.  

Se ci sono più possessori, essi sono tenuti in solido al pagamento del tributo. Se invece il possesso non dura più di sei mesi in un anno solare, è tenuto a pagare solo il possessore dei locali a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione o superficie.

Chi deve pagare la TARI in caso di multiproprietà? 

Nel caso di multiproprietà è il soggetto che gestisce i servizi comuni che è responsabile del versamento della TARI che è dovuta per i locali di uso comune e le aree scoperte in uso ai possessori/detentori. Al contrario, i possessori e detentori dovranno adempiere tutti gli altri obblighi tributari rispetto alle aree di proprio uso esclusivo

Su quali beni non si paga la TARI? 

Non si paga la TARI sulle aree scoperte pertinenziali e sulle aree che siano accessorie a locali tassabili ma non operative. Inoltre non si paga sulle aree condominiali non detenute o occupate da qualcuno in via esclusiva.

Non si paga inoltre il tributo sui rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero.

Inoltre i Comuni, tramite regolamento [2] possono prevedere delle tariffe ridotte o delle esenzioni in caso di abitazioni con un unico occupante; locali diversi dalle abitazioni, abitazioni, aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad altro uso comunque limitato e discontinuo; abitazioni occupate da soggetti che risiedano però per più di sei mesi all’estero; fabbricati rurali con uso abitativo.

Si dà comunque autonomia ai Comuni di scegliere esenzioni anche diverse.

Qual è la base imponibile della TARI

Per il calcolo della Tari si prende in considerazione solo la superficie calpestabile dello stabile, senza considerare i muri interni e i pilastri, nè i muri perimetrali. Inoltre non si tiene conto dei locali di altezza inferiore al metro e mezzo (1,5 mt), nè dei locali tecnici come cabine elettriche, locali ascensore tec. Delle scale si considera solo la proiezione orizzontale e non l’intera lunghezza delle stesse. La superficie delle aree scoperte viene considerata solo sul perimetro interno delle stesse, senza le eventuali costruzioni in esse comprese.

Il Comune può considerare come superficie soggetta alla Tari l‘80% della superficie catastale, determinata secondo i criteri stabiliti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n.138, che, però, prevede un regime transitorio ed uno permanente.

Ai sensi del regime transitorio, vigente in attesa del completamento dei dati catastali, si utilizzano le superfici calpestabili; poi si farà riferimento ai dati del catasto. In particolare, l’obbligo di utilizzare i dati del catasto è previsto solo a decorrere dal 1° gennaio successivo alla data di emanazione del provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, attestante il completamento del lavoro di allineamento dei dati catastali con quelli toponomastici.

Naturalmente non rientrano poi nel calcolo della Tari tutte quelle superfici in cui si formino, in via continuativa o comunque prevalente, rifiuti speciali, che i produttori dovranno smaltire a proprie spese ed in conformità con le normative vigenti.

Come si calcola la Tari?

La Tari è così composta:

  • una parte fissa determinata considerando le componenti di costo del servizio dell’igiene urbana, ivi compresa la pulizia delle strade;
  • una parte variabile, che copre i costi del servizio rifiuti dalla raccolta allo smaltimento, e che è rapportata alla quantità di rifiuti che i componenti del nucleo familiare presumbilimente producono.

Proprio tale presunzione nella componente variabile è stata molto discussa e criticata.

Quando si paga la TARI ?

È il Comune a definire i tempi di pagamento dell’imposta. In ogni caso dovranno esser prevista almeno due rate a scadenza semestrale e differenziate rispetto a quelle previste per la TASI. Inoltre è possibile il pagamento in un’unica soluzione entro il 16 giugno di ogni anno.

Come pagare la Tari?

Il pagamento è effettuato secondo le modalità offerte dai servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari e postali, quindi tramite modello F24, bollettino di conto corrente postale, servizi elettronici di incasso e interbancari [3] versamento della TARI e della tariffa di natura corrispettiva di cui ai commi 667 e 668, è effettuato secondo le disposizioni di cui all’articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997 ovvero tramite le altre modalità di pagamento offerte dai servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari e postali (In pratica tramite modello F24, bollettino di conto corrente postale, servizi elettronici di incasso e interbancari ).

In particolare, i codici F24 identificanti il tributo sono:

  • 3944” – Tari (e Tares)
  • 3945” – Tari (e Tares), interessi
  • 3946” – Tari (e Tares), sanzioni
  • 3950” – tariffa
  • 3951” – tariffa, interessi
  • 3952” – tariffa, sanzioni

Se per errore il contribuente abbia effettuato un versamento ad un Comune diverso da quello destinatario, il Comune che ha ricevuto indebitamente il versamento dovrà riversare al corretto destinatario l’importo indebitamente percepito [4].

note

[1] Legge 27 dicembre 2013, n. 147

[2] Regolamento di cui all’articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n.446,

[3] Articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997

[4] Articolo 1, comma 4, del dl sulla finanza locale (16/2014)


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