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Licenziamento collettivo: il datore di lavoro è obbligato a motivare

4 Maggio 2012 | Autore:
Licenziamento collettivo: il datore di lavoro è obbligato a motivare

Inefficace il licenziamento collettivo se prima il datore di lavoro non comunica per iscritto i motivi alle organizzazioni sindacali.

Prima di intimare un licenziamento collettivo, il datore di lavoro deve comunicare alle organizzazioni sindacali i motivi dell’eccedenza del personale, pena l’inefficacia del licenziamento stesso.

Nella comunicazione, che deve avvenire per iscritto, il datore di lavoro deve specificare:

a) i motivi che hanno determinato la situazione di eccedenza del personale (per es. trasformazione o riduzione dell’attività di impresa);

b) i motivi tecnici, organizzativi e produttivi per i quali non è possibile adottare rimedi diversi dalla dichiarazione di mobilità [1];

c) il numero, la collocazione aziendale e i profili professionali del personale eccedente;

d) i tempi di attuazione del programma di mobilità e le eventuali misure previste per fronteggiare le conseguenze di tale programma sul piano sociale [2].

L’obbligo di comunicazione, completo dei suddetti elementi, costituisce il punto di partenza della c.d. procedura di mobilità [3]. Esso serve, infatti, a cercare anche un accordo con i sindacati per una soluzione al problema delle eccedenze, eventualmente riassorbendo, se possibile, il personale attraverso una diversa gestione organizzativa del lavoro.

Secondo la Cassazione [4], se l’accordo sindacale sul licenziamento collettivo, sebbene raggiunto, non contiene i quattro elementi predetti, il licenziamento è comunque nullo.  I giudici, con l’evidente finalità di garantire un’effettiva tutela degli interessi dei lavoratori, sono infatti rigorosi nell’esigere la precisa indicazione di tutti i motivi che possono giustificare il licenziamento collettivo.

 

 


note

[1] La mobilità è la condizione del lavoratore che ha perso il proprio posto di lavoro a seguito di licenziamento motivato da riduzione di attività o lavoro, trasformazione o cessazione di attività. Egli viene iscritto in un’apposita lista (c.d. lista di mobilità) e, se sussistono i requisiti previsti dalla legge, ha diritto alla percezione di un’indennità per il periodo dell’iscrizione.

[2] Art. 4 c. 3 della L. n. 223/1991.

[3] La legge n. 223/1991 prevede, per i licenziamenti collettivi, un’apposita procedura finalizzata ad attenuare gli effetti del licenziamento attraverso la messa in mobilità dei dipendenti. Essa consta di una fase sindacale, che può approdare a un accordo con le organizzazioni sindacali (volto ad evitare che i dipendenti perdano definitivamente il posto di lavoro) e di una fase amministrativa. Solo al termine della procedura il datore di lavoro può procedere legittimamente al licenziamento del personale in eccedenza.

[4] Cass. sent. n. 5582 del 6 aprile 2012.


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