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Pallonata durante educazione fisica: la scuola non risarcisce

11 Aprile 2016
Pallonata durante educazione fisica: la scuola non risarcisce

Nessun risarcimento del danno al minore che si fa male a seguito di una pallonata sul volto riportata nel corso di una partita di calcio all’interno della scuola senza la presenza dell’insegnante e con un pallone rovinato.

Pallonata a distanza ravvicinata nell’ora di educazione fisica, volto tumefatto dell’alunno e il professore girato da un’altra parte: che responsabilità ha la scuola? Nessuna, secondo una recente sentenza della Cassazione [1]. Non si può, infatti riconoscere il risarcimento del danno a chi si fa male durante una normale azione di gioco che non ha alcun carattere di pericolosità intrinseca e, soprattutto, non è tale da considerarsi un fatto illecito. Il danno è, quindi, del tutto imprevedibile e inevitabile anche usando le dovute cautele preventive.

La sentenza coglie – è proprio il caso di dire – “la palla al balzo” per definire come vada ripartito l’onere della prova nella causa tra lo studente infortunatosi durante le ore di scuola e il Ministero dell’Istruzione (in rappresentanza dell’istituto). In particolare:

  • allo studente spetta dimostrare di essersi fatto male a causa di un comportamento illecito posto da un altro studente;
  • alla scuola, invece, tocca provare – per evitare di risarcire il danno – di non aver potuto evitare il fatto pur avendo predisposto le necessarie cautele [2].

Ebbene, la pallonata ricevuta durante una normale azione di gioco non può certo essere considerata una condotta illecita, anche se essa ha provocato un danno serio. Diversa sarebbe stata la conclusione se l’azione di gioco fosse stata connotata da un particolare grado di violenza ed irruenza, incompatibile con il contesto sportivo, l’età e la struttura fisica dei partecipanti alla partita. Ovviamente, a fare la differenza, in questi casi (così come in molti altri simili) è sempre la prova testimoniale: ad essere sentiti dal giudice potrebbero essere i ragazzi dell’istituto o il personale scolastico presente.

La Corte fa, in definitiva, un “distinguo”: quando il danno non è prevedibile, perché diretta conseguenza di un’azione di per sé lecita, non è risarcibile. Nelle altre ipotesi, invece, bisogna valutare caso per caso se l’infortunio era evitabile usando una normale diligenza che agli insegnanti è sempre richiesta non solo nelle ore di lezione, ma anche nell’intervallo, nelle varie pause tra un’ora e l’altra e nelle operazioni di entrata ed uscita dall’istituto scolastico.


note

[1]Cass. sent. n. 6844/2016 dell’8.04.2016.

[2] Cass. sent. n. 15321/2003.


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