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Al CTU nessun documento ulteriore rispetto alle prove prodotte

12 Aprile 2016
Al CTU nessun documento ulteriore rispetto alle prove prodotte

Preclusione processuale: impossibile depositare altri documenti durante l’espletamento della consulenza tecnica d’ufficio, anche se le parti sono d’accordo.

La parte in causa non può tirare fuori, al momento dell’espletamento della CTU (la consulenza tecnica preventiva) un documento che non ha depositato prima in tribunale. È possibile, infatti, presentare le prove decisive per il giudizio solo nei termini concessi dal giudice per le richieste istruttorie e non più dopo. Lo ha precisato il Tribunale di Lamezia Terme con una recente sentenza [1].

Nella decisione in commento si ricorda, giustamente, che la prova documentale deve essere offerta al giudice nel rispetto delle cosiddette “preclusioni processuali” ossia – per i non addetti ai lavori – entro i termini che vengono assegnati, di volta in volta, dalla legge e dal giudice. Per esempio, per quanto riguarda proprio l’esibizione di documenti, essi vanno allegati con le note istruttorie che, normalmente, vengono depositate entro 60 giorni dopo la prima udienza (entro i primi 30 giorni invece vanno depositate le note che precisano e integrano la domanda introduttiva del giudizio).

Pertanto va considerata tardiva e illegittima la produzione di una prova che avvenga solo durante l’espletamento della consulenza tecnica d’ufficio per mero comportamento (errato) del Ctu che acquisisca i documenti offertigli da una sola parte.

Non rileva neanche che vi sia l’eventuale consenso della controparte all’acquisizione di nuova documentazione, posto che non è consentito al Ctu ricevere altri scritti difensivi oltre quelli contenenti osservazioni e istanze di parte aventi ad oggetto la perizia stessa [2]. Sono quindi esclusi nuovi documenti, stante la decadenza già maturata per lo spirare dei termini perentori.

Le parti quindi non possono mostrare al consulente del giudice prove documentali ulteriori rispetto a quelle che hanno già dato al proprio avvocato e che questi, a sua volta, ha depositato nel fascicolo di parte entro i 60 giorni successivi alla prima udienza [3]. E ciò anche se l’altra è d’accordo. Né il Ctu può, a sua volta, chiedere l’esibizione di nuove prove, dovendo egli formulare la propria perizia sulla base dei documenti già offerti dalle parti. La norma del codice di procedura civile [3] che fissa i termini entro i quali vanno effettuate le richieste istruttorie e depositate le prove documentali detta i tempi del processo e pertanto è imperativa e inderogabile. Il suo scopo è, infatti, quello di tutelare l’interesse pubblico a un ordinato e celere andamento del giudizio.

Insomma: se le preclusioni sulle produzioni documentali non sono derogabili su accordo delle parti, perché esse non rientrano nella loro disponibilità, nulla può fare sia il Ctu che il giudice stesso, il quale altrimenti finirebbe per sopperire al mancato assolvimento dell’onere della prova, costituito invece a carico della parte.


note

[1] Trib. Lamezia Terme sent. del 30.03.2016.

[2] Ai sensi del combinato disposto di cui agli articoli 194 cod. proc. civ. e 90 disp. att. cod. proc. civ.

[3] Art. 183, sesto co. cod. proc. civ. sub 2).

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Ma s’ è il CTU, avendo avuto l’incarico dal Giudice, ha il dovere, di esaminare tutta la documentazione , sopratutto da parte di chi ha fatto richiesta e lamenta il diritto a conseguire un determinato interesse, ma se essa, ignora tali documenti con la propria relazione, , il Giudice dovrebbe quantomeno chiamare un’altro CTU, o la parte attrice dovrà presentare altra documentazione affinché si dimostri il Fine.

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