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Il libretto postale si può bloccare, pignorare o sequestrare?

12 Aprile 2016
Il libretto postale si può bloccare, pignorare o sequestrare?

Limiti di un quinto al pignoramento e al sequestro solo quando sul libretto confluiscono gli stipendi o la pensione.

Non importa per quale ragione si agisca: il libretto postale su cui viene accreditata la pensione o lo stipendio può essere pignorato o sequestrato fino al massimo di un quinto, a prescindere da quanto denaro vi sia depositato. In tutti gli altri casi, il pignoramento o il sequestro può essere integrale e, quindi, riguardare il 100% delle somme. A chiarire questo aspetto è una sentenza della Cassazione di questa mattina [1].

La Corte ricorda che il divieto di sequestro e pignoramento di trattamenti retributivi (lo stipendio), pensionistici ed assistenziali in misura superiore a un quinto del loro importo (calcolati al netto delle ritenute) costituisce regola generale del nostro ordinamento. Ciò perché il restante 4/5 dell’importo netto rientra nell’area dei diritti inalienabili della persona tutelati dalla costituzione [2]. Stipendio e pensione, insomma, sono diritti protetti dalla principale delle nostre leggi.

Tale limite al “blocco” non opera più quando sul libretto postale vengono depositate somme differenti dallo stipendio o dalla pensione o quando queste ultime si mischino ad altre di differente natura (ad esempio, oltre al normale salario anche un reddito proveniente da affitto, vendite di terreni, ecc.). In tal caso, il sequestro e il pignoramento si espande all’intero libretto e non solo al quinto.

È chiaro, però, che per distinguere se si versa nella prima o nella seconda ipotesi è necessario dimostrare la provenienza delle somme e, quindi, il percorso tracciabile delle stesse. Bisognerà, estratti conto alla mano, dare prova che sul libretto vengono depositati solo stipendi o redditi pensionistici o assistenziali e nient’altro.

La sentenza in commento si riferisce al sequestro di un libretto postale di un soggetto indagato per un reato fiscale. L’ordine di sequestro preventivo “per equivalente” era stato disposto su tutte le somme del soggetto inquisito, anche sul suo libretto postale su cui era accreditata la pensione erogata dall’Inps. Senonché l’esecuzione è stata ritenuta illegittima in quanto si poteva procedere sì alla misura preventiva, ma nei limiti del quinto del relativo importo [3].


note

[1] Cass. sent. n. 15099/2016 del 12.04.16.

[2] Art. 2 Cost.

[3] La sentenza cita la norma contenuta nel Dpr. n. 180/50 (art. 1) che stabilisce che «non possono essere sequestrati, pignorati o ceduti, salve le eccezioni stabilite nei seguenti articoli ed in altre disposizioni di legge, gli stipendi, i salari, le paghe, le mercedi, gli assegni, le gratificazioni, le pensioni, le indennità, i sussidi e i compensi di qualsiasi specie». Sul punto, la Cassazione chiarisce che «il divieto di sequestro e pignoramento di trattamenti retributivi, pensionistici ed assistenziali in misura eccedente un quinto del loro importo al netto delle ritenute, costituisce regola generale dell’ordinamento processuale, stante la riconducibilità dei predetti trattamenti (nella misura di 4/5 del loro importo netto) all’area dei diritti inalienabili della persona tutelati dall’articolo 2 Costituzione».


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