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Il copyright, tra mercato legale e pirateria. Le schede dei relatori: ANGELO GRECO

6 maggio 2012


Il copyright, tra mercato legale e pirateria. Le schede dei relatori: ANGELO GRECO

> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 maggio 2012



Convegno: “La crisi del diritto d’autore. Il copyright, tra mercato legale e pirateria”.

Le schede dei relatori

Nome: Angelo

Cognome: Greco

Titolo: Avvocato

Riferimenti: www.avvangelogreco.it

Pensiero

Breve intervista

La Legge per Tutti: Ritiene che l’attuale sistema normativo che tutela il diritto d’autore vada riformato?

Angelo Greco: Credo che la legge sul copyright vada cambiata. Cambiata e non abolita. Del resto, senza la tutela del diritto d’autore, l’arte rimarrebbe solo in forma dilettantistica e gli investimenti, in termini di produzioni e tecnologie, diverrebbero spese a fondo perduto che nessuno sosterrebbe più. Avremmo solo film e musiche senza dietro le grandi produzioni che a tutti piacciono.

Tuttavia, non v’è dubbio che quando non si può vincere il nemico, ci si debba alleare con esso.

Così è necessario coniugare il copyright con le nuove tecnologie e con le esigenze di condivisione e di utilizzo (in forma creativa) delle opere altrui. Non si può ignorare il fatto che la pirateria sia un nemico invincibile o, comunque, ostacolabile solo attraverso il sacrificio di molte prerogative del web. E a queste prerogative nessuno vuol più rinunciare. Anche i cellulari presentano tanti svantaggi (non in ultimo, una continua e irriverente lesione della sfera privata, in qualsiasi ora della giornata); ma nessuno è più in grado di liberarsene. Così le libertà di Internet.

La pirateria, e l’impossibilità di controllarla, è un fatto dal quale non si può prescindere nell’opera di revisione delle norme sul diritto d’autore. Ostinarsi a pensare che ciò non sia giusto equivale all’atteggiamento di chi, in linea con le dottrine astratte dei manuali, si ostini a ritenere che la forza di gravità non esiste: verrebbe spontaneo suggerire, a questi, di buttarsi dalla finestra per sperimentare quanta differenza c’è tra la teoria e la pratica.

Da tale ineliminabile circostanza si deve partire. Che piaccia o no.

LLPT: Quali potrebbero essere delle soluzioni per riformare il copyright senza perciò criminalizzare il filesharing?

A.G..: Una soluzione potrebbe essere quella di autorizzare almeno quello non commerciale attraverso l’imposizione di una tassa, applicata su ogni abbonamento/connessione ad Internet, che finisca nelle tasche degli artisti (o, per essi, delle società di raccolta dei diritti d’autore), le cui opere sono condivise sulle piattaforme peer to peer. Attraverso la cessione di una licenza globale gli utenti potrebbero acquistare, a poco prezzo, il diritto di condividere liberamente i file.

Si potrebbe inoltre prevedere un sistema di tutela del copyright come quello dei marchi: ossia garantendo al titolare del diritto d’autore un primo e breve periodo di tutela automatica (per esempio, dieci anni), ma imponendogli poi di rinnovarlo alla scadenza del termine. Qualora l’autore non lo faccia, tutti potranno usare la sua opera gratuitamente o attraverso il pagamento di una equa royalty.

Dunque, le uniche opere che continuerebbero a godere di protezione totale sarebbero solo quelle il cui titolare si fosse attivato concretamente per proteggerle ossia, in definitiva, quelle remunerative. Se, infatti, per il detentore del copyright non vale la pena, dopo dieci anni, compiere qualche sforzo per rinnovare la registrazione della propria creazione, tanto meno conviene allo Stato minacciare costosi procedimenti giudiziari e tenere in vita istituzioni di polizia o autority di controllo per tutelare una proprietà di cui il titolare stesso ne ha perso ogni interesse.

LLPT: Ritiene che la strategia di enforcement perseguita dalla legge sia giusta?

A.G..: Quando si parla di legge, spesso il concetto del giusto e dello sbagliato è relativo. In realtà, molto spesso, la legge dovrebbe prendere a riferimento ciò che la coscienza sociale ritiene giusto e poi renderlo tale anche per l’ordinamento legale.

Inasprire le sanzioni contro le violazioni del copyright rischia di sovvertire la stessa scala di gravità degli illeciti, minando la proporzione tra sanzioni. Mi spiego meglio. In Italia, molti reati caratterizzati da un maggiore disvalore sociale rispetto alla pirateria informatica sono ormai puniti in forma assai più lieve rispetto a chi scarica un cd da internet. Per esempio, il reato di molestie (che è l’anticamera del tanto condannato stalking) è considerato una semplice contravvenzione per la quale è previsto l’arresto fino a sei mesi. Al contrario, chi copia un’opera protetta dal diritto d’autore commette un delitto (cosa più grave della contravvenzione) ed è sanzionato con la reclusione fino ad un anno. Dunque, secondo il legislatore, chi usa un software come Torrent o Emule è due volte più pericoloso e criminale rispetto a chi, in pubblico o col telefono, molesti e intimorisca qualcuno. Nessuno avrebbe timore o ritrosia nell’essere amico o cenare con uno “smanettone” della rete, mentre susciterebbe certo qualche perplessità la compagnia di un tale che si diverte a intimorire le persone durante la notte, con telefonate minacciose. Eppure, nonostante questa diversa coscienza popolare, la legge usa un metro di punizione totalmente diverso.

Leggi le schede degli altri relatori:

dott. Gennaro Francione

avv. Fulvio Sarzana

avv. Guido Scorza

dott.ssa Tiziana Scarpelli

avv. Leopoldo Lombardi

 

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1 Commento

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