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I lavoratori pagano la crisi bancaria: 16mila posti a rischio

12 Agosto 2016 | Autore:
I lavoratori pagano la crisi bancaria: 16mila posti a rischio

Crisi, ristrutturazioni, chiusure e trasferimenti: a pagarne le spese sono i lavoratori, e la situazione va peggiorando

Sono già 12mila i lavoratori ad aver perso il lavoro negli ultimi tre anni, e pare essere solo all’inizio. A pagare gli effetti delle crisi bancarie sono ancora una volta i lavoratori, e la situazione di crisi di alcune grandi banche non fa sperare in miglioramenti, anzi. Sono previsti altri 16109 posti di lavoro a rischio entro il 2020

Lavoratori in banca, cambia il modello contrattuale

Per far fronte alle crisi del sistema bancario cambierà il modello contrattuale, con forti ripercussioni sui lavoratori. A denunciarlo è la Fabi, Federazione autonoma bancari italiani, sindacato dei lavoratori bancari, che denuncia come, tra 2009 e il 2016 sono stati tagliati 3.972 sportelli. E nei 5 maggiori istituti, Intesa, Unicredit, Mps, Banco Popolare e Ubi, dal 2009 al 2015 sono state chiuse o cedute 4.439 filiali.

Quali sono le ragioni di questa perdita di posti di lavoro?

La causa, secondo la Fabi, è nel cambiamento del modo di fare banca oggi: meno sportelli e sistemi del tutto informatizzati. Proprio il sistema-sportello, in particolare, è stato rivisitato, creando mini-agenzie e d’altra parte accentrando i servizi dalle filiali alle direzioni generali. Ma la Fabi pone l’attenzione anche sull’accentramento dell’attività di crediti anomali, sulla divisione della clientela in retail, private e corporate, sul recupero crediti e il frequente trasferimento di competenze sull’estero commerciale. Tutte componenti che, in misura più o meno ampia, hanno contribuito a creare tale situazione oggi critica.

Secondo i report portati in luce da Sileoni, Segretario Generale della Fabi, in 6 anni 10.800 lavoratori sono stati esternalizzati, uscendo dall’organico complessivo dei lavoratori di banca, applicando in gran parte la pensione di anzianità, dal momento che l’età anagrafica dei lavoratori, nella gran maggior parte dei casi, non consentiva il pensionamento per vecchiaia.

Visco, governatore della Banca d’Italia parla di riduzione dei costi del sistema bancario

La riduzione degli organici, del resto, fu paventata già a fine maggio dal governatore della Banca d’Italia Visco, che nelle sue ‘Considerazioni finali’, ha lasciato intravedere l’indirizzo che la Banca d’Italia  darà al nuovo corso degli istituti di credito, con una sola parola d’ordine: razionalizzazione, a discapito, però, dei lavoratori. Un punto di vista che non piace a Sileoni ed alla Fabi, che annuncia barricate.

La Fabi dà soluzioni alternative

Un primo punto di partenza per un’alternativa al licenziamento potrebbe essere quello di porre argine al finanziamento a fondo perduto della Naspi, l’indennità di disoccupazione, per tutte le categorie di lavoratori, pari a 200 milioni l’anno. Se questi soldi venissero usati nei prossimi tre anni per finanziare due anni in più di durata del fondo esuberi, si potrebbe facilmente risolvere il problema.

Inoltre lasciare i prepensionamenti su base volontaria, poichè, fino ad oggi, questi hanno visto l’adesione del 95% dei lavoratori interessati, che sembrano aver aderito con soddisfazione.

Gli organici delle banche oggi: prevalentemente lavoratori tra 46 e 55 anni

Sempre secondo i dati rilasciati da Sileoni, gli organici delle banche oggi risultano composti prevalentemente da lavoratori tra i 46 e i 55 anni, in maggioranza dirigenti e quadri direttivi: 8.928 sono potenzialmente prepensionabili.

La riduzione dei costi secondo la Fabi: meno consulenze milionarie e sponsorizzazioni

Se si vuole ridurre i costi, allerta Sileoni, non bisogna tagliare posti di lavoro, ma piuttosto intervenire sulle consulenze milionarie soprattutto di tipo informatico, sulle sponsorizzazioni selvagge e su finanziamenti a circoli culturali improbabili e sagre. Un attacco duro ma ben meditato da parte del sindacalista che, d’altra parte, ritiene lodevole ed importante sponsorizzare attività di ricerca medica ed a sostegno delle fondazioni ospedaliere. Da questo punto di vista vale forse la pena ricordare a titolo di esempio quanto fatto in questi anni  BNL Gruppo BNP Paribas con Telethon, che rappresenta da anni uno dei più importanti progetti di fund raising in Europa.

È necessario ridurre  gli stipendi dei manager e del consigli di amministrazione

Sileoni ha poi posto l’attenzione sugli stipendi dei manager e dei membri del CdA delle banche, ritenuti eccessivi: anche da qui dovrebbe partire il risparmio. Altrettanto importante intervenire sul recupero crediti e sulla cessione dei cosiddetti non performing loans, prestiti non performanti: si tratta di crediti dalla riscossione incerta, attività che non riescono più a ripagare il capitale e gli interessi dovuti ai creditori.


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