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Canone Rai: si paga anche dopo morti

17 Aprile 2016
Canone Rai: si paga anche dopo morti

Gli eredi sono tenuti a inviare l’autocertificazione per dichiarare il decesso del parente e indicare chi subentri nell’intestazione del canone.

Tutte le tasse si pagano finché un soggetto è in vita. Tranne il Canone Rai. Secondo, infatti, quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate, gli importi dovuti a titolo di Canone continuano a “scattare” anche nel caso in cui il contribuente – cui è intestata la luce – deceda. Questo almeno fino a quando gli eredi non saranno in grado – asciugate ormai le lacrime ed espletate le lunghe e tristi pratiche burocratiche che un decesso comporta – di inviare una dichiarazione all’Agenzia delle Entrate. Si tratta della già nota autocertificazione, l’atto notorio che deve spedire anche chi non possiede una tv o chi è inserito nel nucleo familiare di un soggetto che già paga l’abbonamento alla Rai.

Gli eredi, dunque, che si trovino subentrati nella titolarità dell’immobile – e quindi del relativo contratto di energia elettrica – del defunto, sono tenuti a spedire entro tempi strettissimi, all’Agenzia delle Entrate, l’autocertificazione in cui dichiarano l’avvenuto decesso dell’intestatario della bolletta elettrica, con l’indicazione del “nuovo” intestatario del canone.

È questo l’unico modo per bloccare gli addebiti del Canone Rai. Addebiti che, altrimenti, saranno tenuti a pagare gli eredi stessi. Né vi è altro modo, per essi, una volta ricevute le bollette con gli addebiti del canone relative al parente defunto, di contestarle e far rilevare l’avvenuto decesso e la non debenza dell’imposta.

Una impostazione questa che, ancora una volta, ha dell’unico rispetto al nostro sistema tributario ove, per qualsiasi altra tassa, gli eredi non sono mai tenuti a pagare le sanzioni ed è loro sempre concesso opporsi all’obbligo di pagamento. Peraltro, così facendo, il nostro fisco continua a ritenere tassabile un presupposto d’imposta che non esiste più: l’utilizzo di una televisione da parte di un soggetto defunto.

Non è, purtroppo, l’unica illegittimità legata al canone Rai. Il cosiddetto “abbonamento tv” è anche l’unica imposta contro la quale non è mai possibile il ricorso al giudice: l’unico modo, infatti, di vincere la presunzione di detenzione della televisione è inviare l’autocertificazione all’Agenzia delle Entrate nel termine dal 1° luglio al 31 gennaio. Chi si dimentica di farlo e comunque non paga sarà oggetto di accertamento e non potrà più far valere le proprie ragioni, essendo ormai decorsi i termini.

La terza, e non meno grave, anomalia del canone è l’assetto sanzionatorio. Se per la dichiarazione dei redditi infedele scatta il penale solo se l’evasione supera 150mila euro, e la sanzione consiste nella reclusione fino a massimo 3 anni, nel caso di falsa dichiarazione in merito al possesso della tv, il penale scatta immediatamente (anche se l’evasione, in questo caso, è di solo 100 euro) mentre la sanzione è addirittura doppia: la reclusione può arrivare infatti fino a 6 anni.



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