Diritto e Fisco | Articoli

Reddito minimo per non pagare Equitalia

17 aprile 2016


Reddito minimo per non pagare Equitalia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 aprile 2016



Esiste un reddito minimo al di sotto del quale il contribuente, cui siano state notificate diverse cartelle di pagamento da parte di Equitalia, non è tenuto a pagare?

Il cosiddetto “minimo vitale impignorabile”, ossia la soglia di reddito al di sotto della quale non è possibile procedere ad alcun tipo di esecuzione forzata nei confronti del debitore, riguarda solo i pensionati e non la retribuzione da lavoro dipendente o altre forme di retribuzione (ricordiamo che, per la pensione, la soglia “vitale” non pignorabile è pari all’assegno sociale aumentato della metà, ossia ad euro 672,68).

Il reddito di lavoro dipendente, dunque, può essere pignorato anche quando ammonti a poche decine di euro. Il pignoramento, però, anche in questi casi o in quelli di redditi superiori, non può mai superare le seguenti percentuali al netto delle ritenute fiscali.

Così, per esempio, su uno stipendio di 1.000 euro, il creditore può pignorare solo 100 euro.

  • stipendi che non superano 2.500 euro: pignoramento di massimo un decimo (ossia il 10%);
  • stipendi che superano 2.500 euro ma non superano 5.000 euro: pignoramento di massimo un settimo (ossia all’incirca il 14%);
  • stipendi superiori a 5.000 euro: pignoramento di massimo un quinto (ossia il 20%). Eccezionalmente il pignoramento può arrivare fino alla metà della busta paga se concorrono più creditori di natura diversa.

Se il debitore ha altre trattenute sullo stipendio

Se il debitore ha già altre “trattenute” a titolo di cessione volontaria del quinto – per esempio a seguito di contratto con una finanziaria per un prestito – di esse non si tiene conto e, quindi, il quinto si applica sulla busta paga per come risultava prima della trattenuta. Questo perché la cessione del quinto è un atto volontario del debitore.

Se il debitore ha un altro pignoramento in corso

Se il debitore ha già un pignoramento dello stipendio in corso, il successivo pignoramento viene autorizzato, dal giudice, in “accodo”, ossia solo dopo che il primo sia stato integralmente soddisfatto. Per esempio, se un soggetto ha un pignoramento di 100 euro sulla busta paga e il suo debito complessivo è di 20.000 euro, sarà necessario prima attendere 200 mensilità (cioè quasi 16 anni e mezzo) prima che si possa procedere a pagare anche il secondo creditore (che non avrà tuttavia bisogno di avviare una nuova procedura, essendo il suo accodo previsto in automatico).

Questa regola, però, non vale quando il secondo pignoramento sia di natura diversa dal primo, nel qual caso possono convivere pure più di un pignoramento consecutivamente, a condizione però che non si scenda mai al di sotto del 50% dello stipendio stesso. La natura dei pignoramenti può derivare da:

  • crediti di natura alimentare
  • crediti di natura fiscale
  • altri crediti.

La disparità di trattamento con i pensionati

La Corte Costituzionale, recentemente investita sul caso [1], ha sottolineato ancora una volta che il rispetto del principio di uguaglianza e del sostentamento dignitoso del debitore è garantito, per quanto riguarda il pignoramento nei confronti dei lavoratori dipendenti, dalla suddetta previsione del limite del quinto, limite oltre il quale il creditore non può bloccare lo stipendio o il T.F.R.

Se lo stipendio viene pignorato dopo il deposito sul conto

Le regole appena indicate operano nel caso in cui il pignoramento venga eseguito con notifica dell’atto presso l’azienda ove lavora il debitore.

Vige, tuttavia, una regola speciale se il creditore effettua il pignoramento dello stipendio quando ormai esso sia stato depositato in banca o presso il conto corrente postale. In tal caso, bisogna distinguere:

  • le somme già depositate possono essere pignorate da 345,56 euro in su (ossia tre volte l’assegno sociale attualmente pari a 448,52 euro);
  • le somme che vi affluiscono successivamente (sempre a titolo di stipendi) possono essere pignorate entro le percentuali che abbiamo visto sopra ossia:
    • stipendi che non superano 2.500 euro: pignoramento di massimo un decimo (ossia il 10%);
    • stipendi che superano 2.500 euro ma non superano 5.000 euro: pignoramento di massimo un settimo (ossia all’incirca il 14%);
    • stipendi superiori a 5.000 euro: pignoramento di massimo un quinto (ossia il 20%). Eccezionalmente il pignoramento può arrivare fino alla metà della busta paga se concorrono più creditori di natura diversa.

Quindi, se il lavoratore dipendente lascia sul conto un deposito non superiore a 1.345,56 euro evita almeno il blocco delle somme depositate in passato, non potendosi però opporre al blocco di quelle che gli verranno accreditate successivamente. Salvo ovviamente che apra un conto presso un’altra banca.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

2 Commenti

  1. E per i lavoratori autonomi esiste un reddito minimo al di sotto del quale il contribuente non è tenuto a pagare?Grazie

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI