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Cosa sono i non performing loans o crediti deteriorati?

13 Agosto 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 13 Agosto 2016



Sono spesso oggetto di accesi dibattiti e di attenzione mediatica: vediamo cosa sono i non performing loans, o crediti deteriorabili, e quali effetti hanno sul sistema bancario

I non performing loans, letteralmente prestiti non performanti, sono una tipologia di prodotto finanziario.

Si tratta di crediti per i quali la riscossione è incerta, tanto in termini temporali quanto in termini quantitativi: un’attività finanziaria che, date le condizioni economico finanziarie del debitore, non riesce a ripagare il capitale e gli interessi che sono dovuti al creditore.

Cosa comportano i NPL, crediti deteriorati, per le banche?

Gli NPL vengono anche definiti, nel linguaggio bancario quotidiano, crediti deteriorati, proprio ad indicare la perdita di valore, il deterioramento, di questo genere di prodotto. Naturalmente per le banche ciò rappresenta una perdita, a volte anche sostanziosa.

In effetti i bilanci dei nostri istituti di credito sono notevolmente appesantiti da questo tipo di credito, al punto che la quantità di NPL detenuti dalle banche italiane è tre volte superiore rispetto alla media europea. Si tratta infatti di un peso per l’istituto di credito, poiché grava come attivo sul bilancio, comportando accantonamenti di capitale consistenti.

Non è un mistero che la Monte dei Paschi di Siena, ad esempio, possieda NPL in grande quantità.

Altre banche, invece, come il Banco Popolare e la Banca Popolare di Milano abbiano addirittura dovuto procedere a fusione, dietro monito della Banca Centrale Europea, anche per far fronte a difficoltà di questo tipo, nel tentativo di ridurre le esposizioni dei crediti.

Le diverse categorie di Non performing loans-crediti deteriorabili: le “sofferenze”

Tra le categorie più importanti di questo tipo di crediti ci sono le sofferenze e gli incagli.

Le sofferenze sono crediti dalla riscossione incerta a causa di uno stato di insolvenza del debitore finanziato. L’insolvenza non necessariamente è intesa in chiave processuale, o dichiarata processualmente, ma anche presumibile da comportamenti del debitore che facciano pensare alla ormai prossima insolvibilità futura.

Di fronte a crediti di questo tipo l’ente creditizio è portato, necessariamente, a mettere da parte delle somme, delle riserve, a copertura del credito che si presume non riscuotibile.

Gli incagli, altra tipologia di Non performing Loans

A differenza delle sofferenze, gli incagli indicano un’esposizione temporanea del credito. Si ritiene, insomma, che il credito sia difficile da riscuotere per un periodo di tempo, ma che la situazione di insolvenza del debitore sia meramente temporanea. L’attività ha quindi un rischio considerato più basso rispetto al caso delle sofferenze; di conseguenza i relativi accantonamenti in bilancio saranno inferiori.

La vigilanza della Banca d’Italia: la Centrale dei rischi

Per far fronte all’elevato numero di questo tipo di crediti nel nostro sistema bancario, dovuto a gestioni forse troppe generose in passato nella concessione di prestiti, la Banca d’Italia, che ha funzione di vigilanza nel nostro sistema, ha creato la Centrale dei Rischi: si tratta di un archivio in cui confluiscono tutte le posizioni debitorie di ogni soggetto economico nei confrotni tutti gli intermediari. Si crea così un “curriculum” del debitore, definendo, di conseguenza, il suo rischio di insolvenza del debito.

I Fondi Atlante: il governo a sostegno delle banche, per fronteggiare i NPL

Anche il Governo è corso ai ripari di fronte all’eccesso di crediti deteriorati nel nostro sistema bancario, per la stabilità del sistema e per allontanare, aiutando le banche in difficoltà, i fantasmi del rischio sistemico

Sono stati perciò creati nell’aprile 2016 il Fondo Atlante 1, teso a sostenere la ricapitalizzazione e rilevare i crediti in sofferenza; e nell’agosto 2016 il Fondo Atlante 2, finalizzato ad investire i crediti deteriorati.


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