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La rinuncia all’eredità

29 aprile 2016 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 29 aprile 2016



Caratteristiche e modalità della rinuncia all’eredità.

La rinunzia all’eredità è un negozio unilaterale tra vivi, non recettizio, con il quale il chiamato dichiara di non voler acquistare l’eredità. È un vero e proprio atto dismissivo che ha per oggetto il diritto di accettare l’eredità.

Con quest’atto egli fa cessare gli effetti della delazione verificatasi nei suoi confronti a seguito dell’apertura della successione e rimane, pertanto, completamente estraneo alla stessa, con la conseguenza che nessun creditore potrà rivolgersi a lui per il pagamento di debiti ereditari, né egli potrà esercitare alcuna azione ereditaria o acquisire alcun bene dell’asse.

Per ciò che concerne caratteri e forma si ricordi che:

– la rinunzia può farsi validamente solo in un momento successivo all’apertura della successione, stante il limite dell’art. 458 c.c. (v. ante) sul divieto dei patti successori;

– la rinunzia è atto solenne e, come tale, deve risultare da una dichiarazione resa dal chiamato (o da un suo rappresentante) ad un notaio o al cancelliere del Tribunale territorialmente competente ed inserita nel registro delle successioni;

– la rinunzia è actus legitimus: è, cioè, invalida se fatta sotto condizione o a termine (art. 520 c.c.);

– la rinunzia non può essere parziale;

– è negozio limitatamente revocabile.

La rinunzia è revocabile, purché:

– non sia decorso il termine di prescrizione del diritto (10 anni, ex art. 480 c.c.);

– non vi sia stata accettazione da parte di altri eredi.

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