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Cos’è la remissione del debito

15 Giugno 2021
Cos’è la remissione del debito

La rinuncia al diritto di credito: come si fa e come si dimostra. 

La terminologia giuridica spesso sfugge a chi non ha studiato legge. Eppure, molto spesso, dietro parole apparentemente complesse si nascondono significati assai semplici. Come nel caso della «remissione del debito». Cos’è la remissione del debito? Cosa comporta e quali effetti ha?

Le remissione del debito è la rinuncia al diritto di credito fatta dal creditore e, quindi, la definitiva liberazione del debitore da ogni obbligo. In gergo comune, si usa dire «abbonare un debito», ossia cancellarlo (totalmente o solo parzialmente). 

Cerchiamo di capire meglio cos’è la remissione del debito e come opera.

Come funziona la remissione del debito?

A norma dell’articolo 1236 del Codice civile, il creditore con la dichiarazione di remissione comunica al debitore la volontà di rinunciare al credito, determinando così l’estinzione dell’obbligazione. Tale effetto non si verifica se il debitore, entro un congruo termine, dichiara di non volerne profittare.

La remissione avviene quindi come atto di generosità in quanto, a fronte di essa, non viene richiesta alcuna controprestazione. Pertanto, essa è assimilabile a una donazione. Proprio per tale motivo è necessario che il debitore accetti la remissione del debito, che potrebbe invece non volere per non sentirsi moralmente obbligato con il creditore.  A differenza di quanto avviene con la donazione – che richiede un’accettazione (ossia un comportamento attivo) affinché si verifichino i relativi effetti – nella remissione del debito è semplicemente richiesto che il debitore non vi rinunci (quindi, un comportamento passivo).

Differenza tra remissione del debito e figure affini

Per comprendere meglio come opera la remissione del debito sarà bene definire i confini con le figure simili. Partiamo da un tipico esempio della remissione del debito.

Antonio ha prestato a Marco 500 euro, ma vedendo che Marco non può restituirli per difficoltà economiche, decide di abbonargli la somma. Questa dichiarazione viene chiamata «remissione del debito». 

Se, a fronte della remissione del debito dovesse essere richiesta una controprestazione, allora nascerebbe in verità una nuova obbligazione tra le parti a prestazioni corrispettive e, quindi, «a titolo oneroso». Ecco un esempio.

Antonio ha prestato a Marco 500 euro ma vedendo che Marco non ha la capacità economica per restituirglieli gli propone di cancellargli il debito se questi accetta di svuotargli il garage da mobili e cianfrusaglie. 

Se invece, a fronte della remissione di un debito, dovesse esservi la rinuncia, da parte del debitore, a un proprio credito nei confronti dell’altro soggetto, non parleremmo più remissione ma di compensazione tra i due debiti. 

Antonio ha prestato a Marco 500 euro ma Marco ha eseguito, nei confronti di Antonio, una prestazione per la quale accampa il diritto al pagamento di 800 euro. In forza della compensazione tra i due crediti, Antonio sarà tenuto a versare a Marco solo 300 euro. 

Come si fa la remissione del debito?

Sono due i presupposti della remissione del debito:

  • la manifestazione della volontà del creditore di rinunciare al proprio credito;
  • l’intenzione del debitore di non volervi rinunciare, da comunicare entro un congruo termine.  

Il creditore deve comunicare al debitore la propria volontà di rinunciare a un diritto di credito; non è pertanto valida la remissione del debito non portata a conoscenza del debitore.

Non è richiesta una forma solenne o una formula particolare per la dichiarazione, purché sia chiara e inequivoca la volontà di rinunciare alla prestazione [1]. 

Non è necessario che la remissione del debito avvenga con una dichiarazione espressa. Essa può avvenire anche con un comportamento tacito dal significato inequivoco: la volontà di rinunciare al credito deve risultare da una serie di circostanze concludenti assolutamente incompatibili con la volontà di avvalersi del diritto stesso [2]. Ne abbiamo già parlato nell’articolo “Che succede se il creditore non chiede mai il pagamento?“.

Quando avviene la remissione del debito?

La remissione del debito può avvenire per qualsiasi tipo di credito: sia quello derivante da un contratto (cosiddetta «obbligazione contrattuale») che quello derivante da altra natura (cosiddetta «obbligazione extracontrattuale»). Si pensi, a quest’ultimo proposito, al debito relativo a un risarcimento del danno.

La remissione non può avere ad oggetto dei crediti già estinti, come ad esempio per i crediti caduti in prescrizione, essendo del tutto inutile.

La remissione può riguardare l’intero ammontare del credito o solo una sua parte (ad esempio, una persona rimette la metà del debito al debitore poiché quest’ultimo non è nella condizione economica di pagare l’intera somma).

Salvo diversa pattuizione, la remissione del debito per interessi, non si estende al debito per capitale.

Effetti della remissione del debito

Il credito oggetto della remissione si estingue dal momento in cui la comunicazione della dichiarazione di remissione viene a conoscenza della persona alla quale è destinata, a meno che questa non dichiari, entro un congruo termine, di non volerne profittare, come precisato al paragrafo seguente.

Come si dimostra la remissione del debito?

Il più delle volte, si usa scrivere la remissione del debito su una scrittura privata affinché il debitore abbia la certezza di essere stato completamente liberato dal proprio obbligo. 

Anche una registrazione audio della dichiarazione del creditore potrebbe valere come prova della rinuncia. 


note

[1] Cass. 9 giugno 2014 n. 12914, Cass. 18 maggio 2006 n. 11749, Cass. 7 giugno 2000 n. 7717.

[2] Cass. 14 dicembre 2020 n. 28439, Cass. 14 luglio 2006 n. 16125, Cass. 4 ottobre 2000 n. 13169

Autore immagine: depositphotos.com


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