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Diritto e Fisco | Articoli

Che cosa sono le banche etiche?

12 Agosto 2016 | Autore:

> Business Pubblicato il 12 Agosto 2016



Rappresentano una delle più importanti manifestazioni della finanza etica. Vediamo cosa sono le banche etiche, come funzionano e su quali principi si fondano.

La visione di una finanza etica, orientata alla crescita sociale sostenibile ed equa ha portato ad elaborare strumenti in grado di rendere operativi gli obiettivi che fino a qualche anno fa sembravano pura utopia.

In particolare negli ultimi anni emerge un orientamento da parte degli intermediari finanziari verso una rivisitazione del modo di intendere ed intraprendere il proprio operato e la propria missione. In un certo senso la grave crisi ha contribuito a credere in un modo diverso di fare finanza, evidenziando tutte le criticità di un sistema che si basa ormai sulla distribuzione del rischio, puntando su prodotti complessi ed elaborati, ma che non tengono tuttavia conto di un “semplice errore” come lo ha definito, ironizzando, Samuelson, economista scomparso proprio nel 2009: non tengono conto “dell’insaziabilità del genere umano[1].

Ciò che pareva utopia per le stesse banche è così diventato qualcosa su cui puntare. Le banche hanno infatti iniziato a bloccare i finanziamenti nei confronti di imprese eticamente non meritevoli, seguendo l’esempio delle cosiddette banche etiche.

Che cosa sono le banche etiche? 

Le banche etiche sono istituti di credito che rifiutano di finanziare investimenti contrari all’etica, facendo propri i principi espressi, tra l’altro, nel Manifesto della Finanza Etica.

Il primo esempio di banca etica si ha negli anni settanta, sulla spinta di movimenti pacifisti, allora soprattutto contrastanti la guerra nel Vietnam. In  quella fase storica così particolare ed accesa, l’attenzione si pose con più forza sulle lobby della guerra, sulle modalità di finanziamento dei conflitti e sugli interessi in gioco ad essi sottesi. Nacque la voglia di comprendere a pieno le vere ragioni dei conflitti, chi ne traeva benefici, chi solo morte, devastazione e povertà.

Il primo esempio di banca etica: la Grameen Bank di Yunus

La prima banca etica a livello mondiale nacque proprio nel 1976, ad opera di Muhammad Yunus, economista e banchiere del Bangladesh (premio nobel per la pace nel 2006 del quale si consiglia la lettura del libro “Il banchiere dei poveri“), il quale, “disimparando la teoria e prendendo lezioni dalla realtà”, come amava dichiarare lui stesso, portò avanti un’idea di banca differente, in grado di risolvere il problema della povertà e della fame nei paesi del Terzo mondo.

Fondò perciò la Grameen Bank, nella ferma convinzione, poi diventata pietra miliare e fatta propria da tutto il movimento della finanza etica, che il credito sia un diritto fondamentale dell’uomo.

La Grameen Bank concedeva crediti a tassi interesse bassi a tutte le persone che sarebbero state altrimenti escluse dai sistemi di credito tradizionali, vivendo in condizioni di estrema povertà. Dare una possibilità di uscita, tramite il proprio lavoro, ai “non bancabili”, perchè nullatenenti. Nel 1983 il progetto diventa una vera e propria banca, prestando denaro ai poveri ma non solo: facendo diventare addirittura azionisti quegli stessi poveri. 

Si rivoluzionò da allora il concetto tradizionale di credito, eliminando la richiesta di garanzie reali ed introducendo le garanzie “solidali”. Nasceva così il microcredito, che rappresenta ancora oggi lo strumento principale della Grameen Bank.

Le altre banche etiche in Europa ed i loro obiettivi

Il concetto di banca etica da allora si è fatto spazio lentamente in tutta Europa con obiettivi di varia natura, ecco alcuni esempi:

Triodos Bank in Olanda, specializzata nella tutela dei beni culturali; OekoBank in Germania, tesa a finanziare la ricerca sulle energie alternative ed in particolare lo sfruttamento dell’energia eolica e solare; Alternative Banque Suisse in Svizzera, che si occupa di finanziare le imprese del Terzo mondo.

Obiettivi diversi tesi a finanziare ambiti diversi, tutti caratterizzati dal distacco rispetto al modo tradizionale di intendere la finanza, sfruttandone, tuttavia, gli strumenti.

Proprio in ragione di questi differenti obiettivi si tende oggi a differenziare le banche etiche occidentali da quelle del Sud del Mondo.

Le banche etiche occidentali puntano generalmente a sostenere le categorie non bancabili, poco sostenute o affatto sostenute dalle banche tradizionali: si pensi al terzo settore, al non-profit, guardando comunque all’obiettivo di fondo: sviluppo equo ed impegno verso la crescita umana, realizzando attività di raccolta dei risparmi ed erogando credito su principi etici e sociali.

Le banche etiche del sud del mondo hanno invece concentrato le loro energie sullo strumento del microcredito, nel tentativo di sollevare dalla proprietà nuclei familiari e, di conseguenza, interi gruppi sociali; concedono pertanto prestiti anche di importi molto piccoli, ma per questo più facili da restituire. Naturalmente queste banche operano in contesti decisamente più difficili, in cui diventa facile compiere investimenti sbagliati: l’attività di screening e di monitoring, in questi casi, diventa ancor più fondamentale, a dimostrazione di come gli strumenti della finanza tradizionale non vengono rinnegati dalla finanza etica, ma impiegati al meglio, nell’interesse dei deboli.

 

note

[1] R.Adamo, La Finanza Etica. Principi, strumenti e finalità, Edizioni scientifiche italiane, 2009


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