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Lo sai che? Diritto d’autore sui software: lecito copiare le funzionalità del programma

Lo sai che? Pubblicato il 7 maggio 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 7 maggio 2012

Software: la Corte di Giustizia Europea spiega cosa è tutelato dal diritto d’autore e cosa è libero da copyright.

Storica sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea [1], chiamata a decidere quali parti di un software siano tutelate dal diritto d’autore e quali invece siano liberamente copiabili. I giudici di Lussemburgo hanno chiarito che, in base alla Direttiva 91/250/CEE sulla tutela giuridica del software, non sono protetti dal diritto d’autore:

a) la funzionalità di un programma per elaboratore;

b) il suo linguaggio di programmazione;

c) il formato dei file di dati utilizzati nell’ambito di un programma per sfruttare talune delle sue funzioni.

Al contrario, sono tutelati:

a) il codice sorgente

b) il codice oggetto del software.

Il diritto d’autore, infatti, copre unicamente le “forme di espressione” del software e non anche le idee e i principi che ne stanno alla base. Questo perché la tutela del copyright scende solo sulla “forma” con cui le idee vengono espresse e non invece sulla sostanza delle idee stesse. Per esempio, di un libro non si possono tutelare le nozioni in esso contenute, ma solo la composizione letteraria (ossia la sequenza delle parole); di una canzone non si può proteggere il ritmo o il “genere” musicale, ma la cronologia e la durata delle note. Del resto, garantire una tutela alle funzionalità vorrebbe dire una monopolizzazione delle idee, a discapito del progresso tecnico e dello sviluppo industriale.

Nel caso concreto deciso dalla Corte, una società inglese aveva legittimamente acquistato una copia di un programma per elaboratore prodotto da una ditta concorrente, lo aveva studiato e osservato, senza però copiarne il codice sorgente; quindi aveva creato un software molto simile, che ne emulava le funzioni e le applicazioni pratiche.

Secondo la Corte non vi è alcuna lesione del diritto d’autore allorché, come nella fattispecie, il legittimo acquirente della licenza, senza forzare e accedere al codice sorgente del programma, si è limitato a studiare, ad osservare e a sperimentare tale programma per riprodurne i principi e le funzionalità in un secondo programma. Questi comportamenti costituiscono un vero e proprio diritto dell’acquirente del software, diritto che non può essere limitato neanche se la licenza d’acquisto dispone diversamente.

Infatti qualsiasi disposizione contrattuale contraria a quanto appena chiarito – rileva la Corte – deve considerarsi nulla. Con la conseguenza che il titolare del diritto d’autore su un programma non può impedire, fondandosi sul contratto di licenza, che l’acquirente di tale licenza osservi, studi o sperimenti il funzionamento dello stesso.

 

 

note

[1] Corte di Giustizia U.E. sent. 2.05.0212 nella causa c-406/10.


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