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Doveri informativi dell’avvocato su internet: nuovo articolo del codice deontologico

4 Maggio 2016 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Maggio 2016



L’avvocato può pubblicizzare la propria attività professionale anche tramite il web ma deve fornire informazioni corrette, trasparenti e veritiere.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo articolo 35 del Codice deontologico Forense [1] che ammette qualsiasi mezzo di pubblicità dell’attività professionale dell’avvocato (anche tramite siti web con o senza re-indirizzamento), purché le relative informazioni rispettino i doveri di verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza, facendo in ogni caso riferimento alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale.

Di seguito il nuovo testo:

“L’avvocato che dà informazioni sulla propria attività professionale, quali che siano i mezzi utilizzati per rendere le stesse, deve rispettare i doveri di verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza, facendo in ogni caso riferimento alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale. 

L’avvocato non deve dare informazioni comparative con altri professionisti nè equivoche, ingannevoli, denigratorie, suggestive o che contengano riferimenti a titoli, funzioni o incarichi non inerenti l’attività professionale.

L’avvocato, nel fornire informazioni, deve in ogni caso indicare il titolo professionale, la denominazione dello studio e l’Ordine di appartenenza.

L’avvocato può utilizzare il titolo accademico di professore solo se sia o sia stato docente universitario di materie giuridiche; specificando in ogni caso la qualifica e la materia di insegnamento.

L’iscritto nel registro dei praticanti può usare esclusivamente e per esteso il titolo di «praticante avvocato», con l’eventuale indicazione di «abilitato al patrocinio» qualora abbia conseguito tale abilitazione.

Non è consentita l’indicazione di nominativi di professionisti e di terzi non organicamente o direttamente collegati con lo studio dell’avvocato.

L’avvocato non può utilizzare nell’informazione il nome di professionista defunto, che abbia fatto parte dello studio, se a suo tempo lo stesso non lo abbia espressamente previsto o disposto per testamento, ovvero non vi sia il consenso unanime degli eredi.

Nelle informazioni al pubblico l’avvocato non deve indicare il nominativo dei propri clienti o parti assistite, ancorchè questi vi consentano.

Le forme e le modalità delle informazioni devono comunque rispettare i principi di dignità e decoro della professione.

La violazione dei doveri di cui ai precedenti commi comporta l’applicazione della sanzione disciplinare della censura”. 

note

[1] Modifica deliberata dal CNF nella seduta del 22 gennaio 2016; nuovo testo pubblicato in G.U. Serie Generale n.102 del 3-5-2016.


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