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Le Guide Diritto d’autore: proteggere le proprie opere artistiche dal plagio e dalle violazioni

Le Guide Pubblicato il 22 dicembre 2011

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> Le Guide Pubblicato il 22 dicembre 2011

Per proteggere le opere artistiche non bisogna essere necessariamente iscritti alla SIAE; esistono altre tecniche per la protezione del diritto d’autore, come la registrazione presso il notaio, la spedizione a sé stessi o l’esibizione, il deposito presso l’archivio nazionale della produzione editoriale.

Contrariamente a quanto comunemente si ritiene, chi vuol tutelare i diritti d’autore sulla propria creazione artistica (una canzone, un testo, una poesia, ecc.) non ha bisogno di atti formali come l’iscrizione alla SIAE, la registrazione dell’opera o un contratto con l’editore. Al contrario, si diventa padri dell’opera nel momento stesso in cui essa viene creata e, in quel preciso istante, se ne acquista il diritto allo sfruttamento economico, con la conseguente possibilità di interdirne, per il futuro, ai terzi il plagio e lo sfruttamento.

L’autore si dovrà curare solo di provare l’anteriorità della propria creazione rispetto ad eventuali soggetti che pretendano di vantare diritti sull’opera medesima. Perché è ovvio che, intanto si può affermare di essere l’unico autore di un’opera, in quanto nessun altro possa vantare il medesimo diritto per un processo creativo intervenuto precedentemente. Come dire: “Il primo che arriva, si prende tutto!.

A nulla vale affermare di essere i primi creatori, e quindi di aver acquisito il diritto d’autore, se poi questa circostanza non può essere dimostrata, in modo certo, in un’aula di Tribunale. Nella realtà giuridica esiste, infatti, solo ciò che può essere provato.

In questo senso, dunque, risulta essenziale dimostrare una data certa in cui si è divenuti autori, in modo da poterla esibire nell’eventualità di un processo (ad es. per plagio) nei confronti di eventuali terzi che affermino la stessa cosa.

A tal fine, il deposito dell’opera alla SIAE è il metodo più classico e sicuro per attribuire la paternità all’opera e dotarla di una data certa. Ma non è l’unico.

Non è certo sufficiente inserire il noto simbolo «©», del copyright o ancora la dicitura “tutti i diritti riservati”, seguiti da un nominativo e una data. Questi elementi testuali segnalano solo che ci si autoproclama titolari dei diritti economici sull’opera, a far data da quanto indicato. Ma non provano alcunché.

Molti autori sono soliti spedire un pacco con raccomandata a/r indirizzato a sé stessi, contenente l’opera da proteggere, avendo cura di conservarlo, dopo la (ri)consegna da parte del postino, intonso e sigillato.

In tal modo, il timbro postale, attestante la data di invio della raccomandata, in quanto posto sul pacco da pubblico ufficiale (l’impiegato postale), garantirebbe la data certa della data di invio e, quindi, il fatto che a quella data l’opera già esisteva. Si vuole, in questo modo, attribuire una data alla paternità dell’opera, da dimostrare all’occorrenza.

Il sistema, tuttavia, se anche è il più economico ed agevole, è anche il più insicuro. Non poco spesso, infatti, i plichi postali arrivano a destinazione in condizioni non ottimali, strappati o scollati. Inoltre, è assai facile sostituire il contenuto del pacco e, benché manomesso, farlo sembrare sigillato. Inoltre, la legge attribuisce valore di prova al timbro postale solo quando l’involucro fa corpo unico con l’opera spedita (ossia quando il foglio di carta viene ripiegato su sé stesso e, su di esso, venga scritto l’indirizzo del destinatario e apposto il timbro postale).

Un sistema alternativo può essere quello di spedire il pacco ad uno qualsiasi degli enti pubblici, i quali hanno l’obbligo di vidimare, annotare e protocollare ciò che ricevono per posta. Spesso dunque si invia una raccomandata a/r, contenente la propria opera, alla Presidenza della Repubblica. L’ente, dopo aver aperto la corrispondenza, annoterà sul proprio registro la data di ricevimento del prodotto (un cd, uno spartito, un libro, ecc.).

Anche questo sistema, tuttavia, appare poco efficace per tre ragioni: la lentezza di risposta delle Amministrazioni; la facilità di dispersione dei documenti all’interno dei loro archivi e l’impossibilità a conservarli per un tempo illimitato; la difficoltà, se il registro dell’archivio non contiene una precisa identificazione del prodotto, ad individuare il documento con esattezza tra i tanti pervenuti.

Si usa, a volte, sfruttare la previsione della legge 106/2004, che impone il deposito di tutte le opere presso l’Archivio Nazionale della Produzione Editoriale o presso la Discoteca di Stato. Ma, al di là che al mancato adempimento di questa formalità non corrisponde alcuna sanzione, l’obbligo riguarda solo le opere già pubblicate e non, quindi, quelle per così dire home made. In ogni caso, tale adempimento ha un valore puramente amministrativo e non probatorio.

Altri modi per provare la paternità dell’opera sono le varie forme di pubblicazione che documentino con certezza la data di resa pubblica (giornali, quotidiani, riviste, televisione, radio). Anche un’esecuzione in pubblico, dove si sia presentata l’opera (per es. un festival, un concerto, una festa, un concorso) è idonea, ma andrà provata con una dignitosa registrazione avente in qualche modo data certa e/o con testimoni. La prova testimoniale, tuttavia, è tra le prove quella più debole, atteso che la sua valutazione è rimessa al prudente apprezzamento del giudice.

Il sistema più sicuro e certo, oltre al già accennato deposito presso la SIAE, resta quello della consegna dell’opera ad un notaio. Questi redigerà verbale, che costituisce atto pubblico, facente piena prova (anche della data di consegna) fino a querela di falso. Ma, in questo caso, i costi saranno più elevati.


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11 Commenti

  1. Non sono direttamente interessata,non ho opere proprie da proteggere ma l’articolo è molto interessante e risveglia appagandola la curiosità di chiunque, © questo simbolo diventato ormai cosi famoso ha dietro di se tanto ma proprio tanto!

  2. Per le opere d’arti visive ( quadri, progetti di opere , installazioni, performance, ecc. quando non siano stati già pubblicati in un catalogo ufficiale di una rassegna datata ) ……il sistema più sbrigativo è quello di fotografarle periodicamente, attaccare le foto su un foglio di carta protocollo e farsele vidimare dall’Ufficio del Registro più vicino . Articolo comunque molto interessante. Un cordiale affettuoso saluto all’Avv.Greco , che seguiamo assiduamente !!!!!

  3. Io sono un compositore di canzoni, mi sono sempre posto questo dubbio su come tutelare le mie opere, visto l’articolo molto interessante mi chiedevo se un video della propria esecuzione pubblicato su you tube possa costituire prova certa, direi di si…. qualcuno mi sa rispondere?

    Grazie e complimenti per l’articolo

    1. Riterrei che la pubblicazione su YouTube, pur non essendo una prova tipica del processo civile e quindi dovrebbe essere avvalorata con delle testimonianze, potrebbe comunque essere un modo per dimostrare l’anteriorità della pubblicazione.

  4. Creo che la migliore soluzione sia la Posta Certificata, dato che si ha la marca temporale.
    Se ne parla un po’ ovunque ultimamente…

  5. In questo caso gentile Avvocato anche postarne l’immagine fotografata della propria opera su FB potrebbe andare bene?
    Altra domanda: ma se basta così poco perchè esistono istituzioni apposite? perchè oltre al deposito controllano ogni giorno che la legge non venga violata?

    1. Facebook non si può definire una prova “tipica”, tuttavia non è da escludere che, anche con l’aiuto di una consulenza tecnica e di una prova testimoniale a conferma di quanto pubblicato, un buon giudice possa accogliere la prova

  6. Vorrei suggerire a chi deve tutelare una propria opera inedita il sistema proposto dell’associazione senza scopo di lucro “Movimento Costozero” (http://www.costozero.org), che utilizzando firma elettronica e marca temporale offre un servizio rapido e a basso prezzo con le stesse garanzie del deposito SIAE.

  7. Anna
    04-09-2013
    vorrei un consiglio, io ho pubblicato 5 libri in lingua sarda e ne devo pubblicare altri 2 più che altro sono commedie. e dico la verità ogni tanto questo dubbio mi assilla, posso per proteggermi che sia sicuro avvalermi dell’associazione, Movimento Costozero? grazie e complimenti a tutti

  8. Buonasera. Molti artisti usalo la PEC e e le merche da bollo elettroniche per apporre data certa alla loro opera di ingegno. Dato che sto cercando un metodo alternativo alla SIAE che sia valido e a tempo illimitato, potrei avere il vostro parere su questo meccanismo? Grazie a tutti e complimenti.

  9. Sono Viola, un artista e compongo le mie opere con pezzi di seta colorata (non la dipingo) con una tecnica da me creata. Nessuno al mondo la sa riprodurre. Come proteggo questa mia creazione e la tecnica che uso, vorrei essere l’unica a cui viene riconosciuta la maternità anche se un domani volessi insegnarla ad altri.
    Mi darebbe un consiglio ? Grazie

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