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Autovelox: nessuna distanza minima del cartello di avviso

10 Dicembre 2019
Autovelox: nessuna distanza minima del cartello di avviso

La Cassazione cambia parere ma non risolve il problema delle multe: regole diverse per postazioni fisse e mobili. Ecco cosa può succedere. 

Già non risultava facile prima capire se fosse il caso di contestare una multa presa con l’autovelox: ora ci si complica ulteriormente la vita. Il tutto a causa di una palese disparità tra postazioni mobili e fisse di rilevazione della velocità: alcune devono essere segnalate ad una certa distanza dall’apparecchio affinché la multa sia valida, altre invece no. Stai attento perché non saprai mai che cosa ti aspetta quando troverai sulla tua destra un cartello con su scritto «Attenzione: controllo elettronico della velocità». Potresti percorrere un chilometro prima di arrivare al punto in cui viene scattata la fatidica foto. Sarebbe la distanza minima da rispettare, in teoria. E anche nella pratica, ma solo se si tratta di una posta zione fissa. Invece, per le postazioni mobili di autovelox, nessuna distanza minima del cartello di avviso è prevista dalla legge. Così ha stabilito la Cassazione con una recente sentenza. Che cosa cambia?

Come noto, affinché una multa presa con l’autovelox sia valida ci deve essere un cartello che informa l’automobilista nelle aree extraurbane della presenza dell’apparecchio che rileva la velocità. Un invito ad alzare il piede dall’acceleratore e a schiacciare quello del freno con una certa moderazione, senza bisogno di inchiodare le gomme all’asfalto per evitare la multa. Un avviso che deve essere ben visibile, non nascosto dalla vegetazione o da altri cartelli ed in buono stato di manutenzione.

Il problema che si poneva finora era questo: chi mette quel cartello, quanto tempo mi dà per frenare? Si parlava di 400 metri, di un chilometro. In realtà, la Cassazione aveva stabilito nel 2016 [1] che non c’era una distanza minima da osservare tra il cartello e l’autovelox. La Suprema Corte, infatti, aveva ricordato che l’apposito decreto ministeriale del 2007 [2] impone soltanto che venga collocato l’avviso prima della rilevazione della velocità «con adeguato anticipo», ma non a quale distanza. Lo scopo era sempre quello di informare tempestivamente l’automobilista della presenza dell’autovelox in modo da evitare brusche frenate che possano mettere in pericolo la circolazione. Insomma, stava alla Polizia stabilire tale distanza con un minimo di criterio oppure al giudice valutare di volta in volta se chi contestava una multa aveva ragione o torto.

Ora è sempre la Cassazione a cambiare le regole del gioco con una nuova sentenza [3]. Nella quale si dice che per le postazioni fisse esiste una distanza minima tra il cartello e l’autovelox di 1 chilometro. Ma non sulle postazioni mobili gestite dalla Polizia. La sentenza parla, in quest’ultimo caso, solo di «distanza adeguata» ma non stabilisce quanti metri ci debbano essere tra l’avviso ed il rilevatore di velocità.

A questo punto c’è da domandarsi come si individua il criterio della distanza adeguata. Secondo i giudici, deve essere quella che consente all’automobilista di frenare in sicurezza ed in tempo utile da quando avvista il segnale a quando arriva davanti all’autovelox, come peraltro suggerisce la legge [4]. La questione, però, è: come fa un automobilista che vede un cartello di «velocità controllata elettronicamente» a sapere se lo attende una postazione fissa oppure una mobile e, quindi, a sapere la distanza entro la quale deve frenare?


note

[1] Cass. sent. n. 9770/16 del 12.05.2016.

[2] Dm del 15.08.2007 art. 2.

[3] Cass. sent. 32104/2019.

[4] Art. 25 co. 5 legge 120/2010.


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