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Il condomino può accedere ai dati contenuti nell’anagrafe condominiale?

15 Maggio 2016 | Autore:
Il condomino può accedere ai dati contenuti nell’anagrafe condominiale?

Una guida per tutti i condomini ed amministratori utile per orientarsi sui diritti e doveri relativi alla gestione dell’anagrafe di condominio e all’accesso ai dati in esso contenuti.

La legge di riforma della disciplina del condominio [1] ha imposto a tutti gli amministratori condominiali di curare la tenuta del cosiddetto registro di anagrafe condominiale. Si tratta di un documento obbligatorio in cui devono essere registrate:

  • le generalità di tutti i proprietari e di tutti i titolari di diritti reali (come l’usufrutto o il diritto di uso o abitazione) e di diritti personali di godimento (quindi degli affittuari ed anche dei comodatari), comprensive del codice fiscale, della residenza o domicilio dei titolari suddetti;
  • i dati catastali di ciascuna unità immobiliare, nonché ogni dato relativo alle condizioni di sicurezza.

I condomini, con riferimento alla regolare tenuta di tale registro, sono obbligati a comunicare all’amministratore, in forma scritta, ogni variazione dei dati sopra indicati entro il termine di sessanta giorni da quando la variazione si sia verificata.

Nel caso in cui il condomino o, comunque, il titolare di diritti sulle proprietà condominiali, non effettui la comunicazione delle variazioni dei dati da inserire nell’anagrafe o effettui una comunicazione incompleta, l’amministratore è tenuto a richiedere all’interessato (con raccomandata) di comunicare la variazione o di comunicarla in modo completo.

Se infine l’interessato, nei successivi trenta giorni, non dovesse dare risposta alla richiesta dell’amministratore, questi deve acquisire le informazioni necessarie (effettuando accessi alle anagrafi o anche ai dati catastali con relative visure) addebitandone il costo a colui che abbia omesso di fornire la risposta.

Per quello che attiene all’acquisizione dei dati in caso di inerzia delle relative comunicazioni, è opportuno che l’amministratore, soprattutto per ciò che concerne l’accesso ai dati catastali, si faccia supportare da una figura professionale, il visurista, che possiede le competenze utili non solo ad accedere in modo rapido a tali dati, ma anche a saperli interpretare, tenuto conto che i documenti catastali e le visure fornite ai richiedenti contengono dati che richiedono specifiche capacità di lettura e traduzione (anche allo scopo di curare al meglio la tenuta dell’anagrafe condominiale inserendovi dati esatti, aggiornati e facilmente comprensibili).

Anche le spese relative al compenso del visurista potranno essere addebitate al condomino che non abbia comunicato le variazioni dei dati da inserire in anagrafe condominiale o che le abbia comunicate incomplete.

Infine, vi è da evidenziare che la legge [2] impone all’amministratore, sia quando accetta l’incarico che ad ogni successivo eventuale rinnovo dell’incarico, di comunicare il locale dove è conservato, tra gli altri, anche l’anagrafe condominiale e i giorni e le ore in cui ogni condomino, previa richiesta all’amministratore, può prenderne gratuitamente visione ed anche estrarne copia, sottoscritta dall’amministratore, previo rimborso della spesa.

Trattandosi di un diritto riconosciuto dalla legge, l’amministratore non può negare al condomino di prendere visione o di estrarre copie dell’anagrafe condominiale: se vi fosse, quindi, un rifiuto da parte dell’amministratore, questa condotta potrebbe anche essere valutata, soprattutto se assolutamente immotivata e reiterata nel tempo, ai fini della revoca dell’amministratore dal suo incarico (revoca che, come è noto, la legge [3] stabilisce che possa essere sempre disposta dall’assemblea oppure, nel caso di gravi irregolarità, dall’autorità giudiziaria su ricorso anche di un singolo condomino).

I precedenti e il diritto alla privacy

Ci si può domandare se un condomino abbia diritto di avere copia del registro dell’anagrafe economica oppure se sui relativi dati esiste il diritto alla privacy
Su questo tema è intervenuto il Tribunale di Roma del 9 aprile 2018
Le osservazioni in merito sono le seguenti: «Merita altresì accoglimento, sia pure nei limiti appresso indicati, l’impugnazione avverso il deliberato con cui l’assemblea ha espresso la propria contrarietà, cioè ha negato l’autorizzazione, a che l’amministratore rilasci in favore dell’odierno copia dell’elenco dei recapiti dei singoli condomini, tenuto conto che, per principio generale, ciascun condomino ha diritto alla consultazione dei documenti inerenti al condominio e che tra questi l’art. 1130, comma 1, n. 6), cod. civ. comprende anche il registro dell’anagrafe condominiale, contenente le generalità dei singoli proprietari, tra cui include espressamente la loro residenza e domicilio. Va considerato inoltre che tali informazioni appaiono funzionali anche al controllo da parte del condomino in ordine alla regolarità delle convocazioni dell’assemblea ed alla possibilità per gli stessi, in caso di inerzia dell’amministratore, di provvedere di propria iniziativa alla convocazione della riunione. Il condominio convenuto giustifica la decisione invocando un incerto diritto alla riservatezza, ma si tratta all’evidenza di un argomento infondato ed anche pretestuoso, non potendosi qualificare il recapito tornito da un soggetto nell’ambito di un rapporto giuridico un dato sensibile e per questo non ostensibile, tanto meno nei confronti di chi partecipa a tali rapporti e tanto meno con riferimento ai rapporti che si stabiliscono nell’ambito della comunità condominiale».


note

[1] Art. 1130, comma 1, n. 6) del cod. civ.

[2] Art. 1129, comma 2, del cod. civ.

[3] Art. 1129, comma 11, del cod. civ.


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