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Le Guide Foto su internet: vademecum per il fotografo del nuovo millennio

Le Guide Pubblicato il 16 ottobre 2011

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Fotografie e internet: una relazione che ha trovato una perfetta congiunzione grazie ai social network e ai blog: ma gran parte delle azioni che si compiono costituiscono illeciti; qual è il confine tra fotografie semplici e vere e proprie opere fotografiche?

Spesso si è soliti prelevare indistintamente le fotografie reperite su internet per fini di vario tipo, senza troppo chiedersi se, così facendo, si commette un illecito o meno. Scopo di questa puntata, allora, è di spiegare al lettore entro che termini ed a quali condizioni può continuare a fare razzia di jpeg.

Premessa la sostanziale differenza tra ‘fotografie’ (semplici riproduzioni della realtà fenomenica) e ‘opere fotografiche’ (fotografie che hanno inoltre un particolare valore creativo), ci occuperemo innanzitutto delle prime.

1. Le Fotografie semplici.

Le fotografie sono disciplinate e tutelate dalla legge sul diritto d’Autore [1] che le definisce “immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo [2] , comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa ed i fotogrammi delle pellicole cinematografiche. Non sono comprese le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili.

All’autore della fotografia spettano, per 20 anni dal momento in cui la foto è stata scattata, due diritti:

1) diritto esclusivo di riproduzione [3];

2) diritto esclusivo di diffusione e spaccio [4] .

Questi diritti spettano invece al datore di lavoro se l’autore ha prodotto la fotografia in esecuzione di un contratto di lavoro. Dunque, al datore di lavoro non spetta alcun diritto se l’Autore ha prodotto l’opera negli orari di lavoro, ma per finalità diverse da quelle del rapporto di lavoro.

Parimenti, se la fotografia è stata realizzata su incarico di un committente, sui beni del committente stesso, i diritti spettano a quest’ultimo, salvo un equo compenso per il fotografo. Pertanto, il fotografo free lance o legato da un rapporto contrattuale, che abbia fotografato un concerto in esecuzione di un contratto, resterà l’unico titolare dei diritti sulla fotografia, a differenza del fotografo legato da un rapporto di lavoro subordinato.

In ultimo, la consegna da parte dell’Autore, in favore di terzi, del rullino o di una scheda di memoria contenente gli originali delle foto, senza che siano state fatte delle copie, comporta la presunzione che si siano voluti cedere anche i diritti sulle opere ivi contenute.

Poiché le cose abbandonate non sono di proprietà di nessuno, se non di chi le ritrova, anche le fotografie devono necessariamente indicare:

1) il nome del fotografo o di chi detiene i diritti di utilizzazione economica (per es. il datore di lavoro o il committente);

2) la data dell’anno di produzione della fotografia;

3) il nome dell’autore dell’opera d’arte fotografata.

In mancanza di questi dati, l’opera non può essere protetta e chiunque, trovando la foto e ignorando a chi appartenga, può legittimamente utilizzarla, salvo che il fotografo dimostri che l’utilizzatore era in malafede. Quindi, se l’internauta, in buona fede, ha trovato una foto priva degli estremi dell’autore, non riconducibile neanche al proprietario stesso del sito, è libero di utilizzarla.

Diversamente, se i dati dell’Autore o, comunque, del titolare dei diritti sono chiaramente riportati nella foto, è possibile utilizzarla solo col consenso di quest’ultimo.

La riproduzione di fotografie su antologie di uso scolastico o in opere scientifiche o didattiche è sempre lecita, ma bisogna dare un equo compenso all’autore. Pertanto, i siti internet che abbiano simili finalità godranno anche della dispensa dall’obbligo di ottenere l’autorizzazione dell’Autore, salvo appunto l’equo compenso.

E’ altresì lecito l’utilizzo di foto che siano state già pubblicate su giornali o altri periodici (anche online), e concernano persone, fatti d’attualità o aventi comunque pubblico interesse. Anche in tal caso, è dovuto il pagamento di un equo compenso al fotografo (sempre che sia noto). Così, la foto di una manifestazione pubblica o di un’adunanza del Parlamento può essere liberamente utilizzata, senza per forza dover ottenere il consenso del fotografo, al quale comunque, se noto, si dovrà corrispondere un compenso.

2. Le Opere Fotografiche.

Le opere fotografiche, disciplinate dalla Convenzione di Berna del 9 settembre 1886 [5] , si distinguono dalle fotografie perché non sono semplici riproduzioni della realtà fenomenica, ma si pregiano di un elevato grado di creatività. Pertanto esse ricevono maggiore tutela in quanto considerate “opere dell’ingegno di carattere creativo.

Tuttavia non sempre è agevole stabilire quando una fotografia presenti quel carattere creativo necessario e sufficiente per essere considerata un’opera dell’ingegno. Peraltro, la creatività non si identifica necessariamente con il valore artistico della fotografia, ma piuttosto con quei tratti individuali tali da far riconoscere l’impronta personale del suo autore.

In questo caso, all’autore dell’opera fotografica spettano i diritti riconosciuti dalla legge sul diritto d’autore, ossia i diritti di utilizzazione economica e i diritti morali. Tali diritti durano per tutta la vita dell’Autore e per i 70 anni successivi alla sua morte.

I ritratti sono una particolare specie di opere fotografiche. Essi innanzitutto impongono l’obbligo, per chi li voglia esporre, riprodurre o mettere in commercio, di chiedere il previo consenso della persona raffigurata.

Tale consenso non è necessario se la persona è nota o se è fotografata in virtù dell’ufficio pubblico dalla stessa ricoperto o per ragioni di giustizia o di polizia, oppure per scopi scientifici, didattici, culturali, oppure perché la riproduzione è legata a fatti, avvenimenti, cerimonie di pubblico interesse o che comunque si sono svolte in pubblico. Tuttavia, anche quando il soggetto ritratto è un personaggio pubblico, il suo consenso è necessario quando l’esposizione o la messa in commercio rechino pregiudizio alla sua reputazione o al suo decoro o quando la sua immagine venga utilizzata per fini diversi dal dare notizie od informazioni su tale personaggio [6] .

Quando un’opera altrui viene riprodotta per farne parodia, e quindi viene stravolta rispetto all’iniziale significato, essa diventa un’opera autonoma e distinta rispetto a quella di riferimento e non richiede il consenso del titolare del diritto di utilizzazione economica. L’opera, pertanto, sarà imputabile solo al parodista e giammai, neanche in parte, all’autore dell’opera parodiata [7] .

L’articolo prosegue a questo indirizzo.

note

[1] L. 22.04.1941 n. 633, art. 87 e seguenti.

[2] Grazie a questa estensione, si possono ricomprendere nella definizione anche le foto digitali.

[3] Egli è l’unico legittimato a riprodurre l’opera, dove e quanto vuole, salvi i diritti concessi a terzi.

[4] Egli è l’unico legittimato a decidere se diffondere o meno l’opera, anche a fini commerciali.

[5] Come modificata dalla convenzione di Bruxelles del 26 giugno 1948 e resa esecutiva in Italia con L.16 febbraio 1953, n. 247.

[6] Cass. I, 6 febbraio 1993, n. 1503; Cass. Civ,. sez. I, 2 maggio 1991, n. 4785.

[7] Trib. Milano 29 gennaio 1996, in Foro it.,1996, I, 1426 e in Dir.Industriale, 1996, 479, n. MINA; Trib. Milano 15 novembre 1995 in Giur.It., 1996, I, 2, 749.


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1 Commento

  1. Il punto 7 vale solo in caso di parodia? Se io prendo una foto ( genericamente da google) e la stravolgo, la faccio palesemente mia, con scritte, colori non presenti nell’originale ma non necessariamente una parodia ricado sempre in una eventuale sanzione?

    Grazie per una tua eventuale risposta.

    Caterina

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