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Diritto all’oblio negato a chi muore

11 Maggio 2012 | Autore:
Diritto all’oblio negato a chi muore

Libero accesso da parte di chiunque ai dati sensibili della persona defunta: il provvedimento del Garante della Privacy.

Il Garante della Privacy ha emesso, lo scorso mese, un provvedimento [1] che farà certamente discutere: non solo gli eredi, ma chiunque ha diritto di chiedere informazioni agli enti pubblici (e quindi di esercitare il cosiddetto “diritto di accesso” agli atti amministrativi) per conoscere i dati personali (sin anche quelli sensibili) di una persona defunta.

I fatti: il nipote di una anziana donna ormai scomparsa aveva chiesto all’INPS le cartelle cliniche della zia per poter impugnarne il testamento, richiesta respinta dall’ente perché, a detta di quest’ultimo, si sarebbe trattato di dati “super sensibili” in quanto attinenti alla salute della donna.

Il giovane ha così chiesto tutela al Garante della privacy, il quale gli ha dato ragione. Secondo l’Authority, infatti, il codice della privacy [2] garantisce il diritto di accedere tanto ai dati sensibili (per es. quelli sulla salute, convinzioni religiose, sesso), tanto a qualsiasi altro dato appartenete a persone defunte.

Tale diritto spetta:

a) non solo a chi agisce a tutela della persona defunta o per ragioni familiari

b) ma anche a chiunque altro, non necessariamente legato da rapporti di sangue con il defunto.

Non finisce qui. Il garante ha chiarito che l’unica condizione per poter richiedere tali dati è avere un “interesse meritevole di tutela”. Quali siano gli interessi meritevoli di tutela, il codice sulla privacy non lo specifica ma, a detta del Garante, può trattarsi di qualsiasi tipo di interesse: sia esso di rango costituzionale che un interesse “semplice” (come per es. di carattere patrimoniale).

Quindi, in sostanza, chiunque abbia un “interesse proprio”, può andare a scandagliare nei sarcofagi altrui per conoscere ogni aspetto della vita del deceduto.

Né gli eredi – sempre secondo il Garante – hanno diritto di impedire ciò, invocando un presunto interesse alla riservatezza del familiare.

Insomma, è proprio il caso di dirlo: le persone care non si dimenticano mai…

 

 


note

[1] Provv. n. 107 del 21.03.2012.

[2] L. 196/2003 art. 9.


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