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L’articolo non è diffamatorio se confermato nel processo

10 maggio 2012


L’articolo non è diffamatorio se confermato nel processo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 maggio 2012



Non è colpevole di diffamazione il giornalista che si limita a riportare quanto contenuto negli atti giudiziari.

La Cassazione si schiera nuovamente in favore del diritto di cronaca con una recentissima sentenza [1] in cui ha stabilito che non compie diffamazione il giornalista che usi un titolo “forte” se il fatto trova comunque un riscontro negli atti del processo.

Il titolo di giornale ritenuto diffamatorio si riferiva ai noti fatti di Tangentopoli (caratterizzanti la c.d. Prima Repubblica, e non solo) e tuonava così: “Il vento di Mani Pulite non scoraggia i tangentomani più accaniti”.

La persona offesa si è ritenuta lesa proprio dall’espressione “tangentomane accanito“. La potenziale lesività della ingiuriosa frase poteva, infatti, ingenerare nel lettore la convinzione che la persona di cui parlava l’articolo fosse un abitudinario della tangente.

Il giudici della Suprema Corte, nel caso concreto, hanno ritenuto di applicare l’esimente del diritto di cronaca poiché il titolo dell’articolo attribuiva alla persona offesa – nei cui confronti pendeva un procedimento penale – una condotta che comunque aveva un oggettivo riscontro negli atti giudiziari e nell’oggetto dell’imputazione.

Il frequente uso del condizionale, insomma, unito alla veridicità della notizia ha salvato il giornalista e l’editore.

di MICHELE IAPICCA

note

[1] Cass. sent. n. 6902/12, del 08/05/2012.


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