Bonus assunzione, nuovo esonero contributivo 2017

24 maggio 2016 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 maggio 2016



Allo studio un nuovo sgravio contributivo per l’assunzione di lavoratori disoccupati: taglio del 20-25% dei contributi Inps.

Sarà prorogato al 2017 l’esonero contributivo per i neoassunti, meglio noto come Bonus disoccupazione. È allo studio, difatti, un nuovo sgravio dei contributi Inps per le assunzioni di disoccupati da almeno 6 mesi: vista l’esiguità delle risorse disponibili, tuttavia, il taglio della contribuzione si limiterebbe al 20-25% massimo e sarebbe della durata di un solo anno. Un calo notevole, considerando che il primo esonero, per gli assunti nel 2015, prevedeva uno sgravio contributivo pari al 100% per ben 3 anni; l’esonero attualmente in vigore, per l’anno 2016, prevede invece un taglio dei contributi Inps a carico del datore di lavoro pari al 40% ed ha la durata di 2 anni.

Il Governo, però, vorrebbe mettere mano alla normativa sugli sgravi in via permanente: non più maxi bonus per i soli neoassunti, ma un taglio della contribuzione per tutti, anche per i vecchi lavoratori.

Taglio del cuneo fiscale

Si parla già, difatti, della possibilità di ridurre in maniera definitiva il cuneo fiscale (o, meglio, il cuneo fiscale e contributivo), cioè la differenza tra il trattamento lordo dei lavoratori e quanto da loro materialmente percepito (netto in busta). Contributi e imposte, col loro peso notevole sulle tasche di datori di lavoro e dipendenti, disincentivano le assunzioni ed il lavoro stabile in particolare, favorendo non solo il lavoro nero, ma anche l’abuso di forme contrattuali altamente precarie, come i voucher.

Il costo del taglio dei contributi sarebbe dunque, almeno in parte, compensato dall’emersione dei lavoratori irregolari e dall’utilizzo di forme contrattuali non precarie. Peraltro, tagliare i contributi in modo uguale per tutti, comprendendo nelle agevolazioni anche i lavoratori assunti da vecchia data, disincentiverebbe i datori di lavoro ai licenziamenti allo scadere degli sgravi contributivi, in quanto questi sarebbero permanenti.

Il taglio delle aliquote prospettato dovrebbe essere di 4-6 punti: considerando, ad esempio, che nel commercio il datore di lavoro paga, solitamente, il 28,98% dei contributi, col taglio del cuneo fiscale pagherebbe il 23-26%, passando da un peso della contribuzione del 38,17% al 32,19%; in caso di applicazione della massima decurtazione, si avrebbe una diminuzione di circa il 15%.

Certamente i costi di un’operazione simile, in quanto estesa alla generalità dei lavoratori, non sarebbero indifferenti, specie considerando l’ipotesi di tagli anche della contribuzione a carico dei dipendenti: i minori versamenti potrebbero essere, allora, compensati dall’incentivazione della previdenza complementare.

Esonero contributivo 2017

Ad ogni modo, in attesa del cuneo fiscale, vi sarà, come già esposto, la proroga dell’esonero contributivo, o bonus disoccupazione, nel 2017, con uno “sconto” sui contributi Inps a carico del datore di lavoro pari al 20-25%.

Il funzionamento dello sgravio ricalcherà quello attualmente esistente, pertanto sarà fruibile da tutti i lavoratori privi di occupazione stabile da almeno 6 mesi.

Saranno dunque ammessi all’agevolazione non solo i lavoratori privi di occupazione da almeno 6 mesi, ma tutti coloro per i quali non sussistono, nei 6 mesi precedenti all’assunzione, contratti a tempo indeterminato, ossia chi ha svolto:

– lavoro subordinato a tempo determinato;

– collaborazioni (co.co.co.);

– lavoro accessorio (voucher);

– lavoro autonomo occasionale o con partita Iva;

– lavoro in somministrazione.

Saranno invece esclusi coloro che hanno svolto, nei 6 mesi precedenti, lavoro subordinato a tempo indeterminato, anche se part time o se risultano licenziati durante il periodo di prova o dopo pochi giorni. Sono inoltre esclusi gli apprendisti e coloro che hanno già usufruito del medesimo bonus.

Esonero contributivo 2017: requisiti aziende

Resteranno uguali anche i requisiti necessari all’ammissione allo sgravio per le aziende. In particolare, il datore di lavoro dovrà avere il Durc in regola, rispettare le leggi fondamentali in materia di lavoro e le previsioni dei contratti collettivi.

I lavoratori per i quali è valido il bonus dovranno essere assunti per mansioni differenti rispetto a quelle del personale in integrazione salariale.

Se il mancato rispetto della normativa in materia di lavoro, degli accordi collettivi o delle altre condizioni è accertato successivamente alla concessione dello sgravio, il bonus è revocato, e si dovranno restituire le somme illegittimamente erogate.

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