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Ex uomo e trans: vissero felici e contenti sotto il sacro vincolo del matrimonio

14 maggio 2012


Ex uomo e trans: vissero felici e contenti sotto il sacro vincolo del matrimonio

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 maggio 2012



Valido in Italia il matrimonio celebrato in Brasile tra un uomo diventato donna e un trans.

Originale e intricato caso giudiziario: il Tribunale di Rimini ha riconosciuto valido il matrimonio fra un uomo italiano diventato donna e un transessuale brasiliano.

Le origini della vicenda risalgono a dieci anni fa.

Un tale cambia sesso in una clinica londinese, acquisendo, a tutti gli effetti, lo stato giuridico di donna. Trasferitasi a Rimini per lavoro, conosce un trans di nazionalità brasiliana che, nonostante i connotati femminili, è, per la legge, un uomo.

La coppia contrae matrimonio in Brasile.

I due rientrano in Italia, ma la questura nega il permesso di soggiorno al marito brasiliano poiché, a seguito di un sopralluogo volto a verificare la effettiva convivenza dei coniugi,vengono trovati, all’interno dell’abitazione della coppia, solo abiti femminili.

La questura di Rimini ritiene tali circostanze incompatibili con i presupposti dell’istituto del matrimonio: matrimonio che è, per la nostra legge, necessario all’ottenimento del permesso di soggiorno.

Matrimonio d’interesse ai soli fini della cittadinanza” è la risposta data dalla questura, a motivazione del diniego.

Ma il tribunale interviene sulla questione e smentisce la polizia

Il giudice, infatti, rileva che l’utilizzo di abiti da donna da parte di entrambi i coniugi attiene alla sfera privata della coppia e non inficia il valore del matrimonio contratto in Brasile.

Inoltre, per lo stato italiano, lei è a tutti gli effetti una donna. Pertanto, negare al marito la carta di soggiorno avrebbe costituito una palese discriminazione anche rispetto alle leggi attualmente vigenti in Italia.

di GIORGIA MARIA CALABRO’

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3 Commenti

  1. Gentile Signorina Giorgia Maria Calabrò,

    se lei avesse la cortesia di indicare con tutti gli estremi filologici la decisione del Tribunale di Rimini in composizione monocratica, faciliterebbe i suoi lettori.

    Non me ne voglia, ma a me sembra che lei dia una notizia senza documentarla a dovere: una delle tante notizie che si possono leggere sui lanci d’agenzia o in un qualche trafiletto di un qualche quotidiano o settimanale o mensile.

    Il titolo del suo post, non me ne voglia ancora, è un «titolo ad effetto» che sa di «giornalismo rosa»: dopo i sospensivi allusivi, «e vissero felici e contenti sotto il sacro vincolo del matrimonio».

    Chiedo: «sacro», perché? perché i due hanno contratto matrimonio anche religioso in Brasile nel febbraio del 2010? e da dove ciò si desume? e non mi si chiederebbe troppo se mi si chiedesse di sbrigarmela da me navigando su internet?

    Neppure nel nostro ordinamento il «vincolo del matrimonio» è «sacro». Altrimenti, a che la possibilità della separazione e del divorzio?

    L’aggettivo «sacro» non appartiene al lessico giuridico, almeno da quando il diritto si è secolarizzato. Compare sì nell’art. 52 comma 1 della Costituzione. E però la dottrina costituzionalistica ha avuto modo di chiarire che si tratta di un aggettivo superfluo, antico residuo di «retorica patriottarda».

    A me risulta che nel suo verbale la Questura Rimini abbia scritto che la moglie era «persona sottopostasi a conversione androgenica, prima della quale rispondeva a generalità maschili» e che durante il sopralluogo «veniva rinvenuto nell’appartamento solamente abbigliamento e calzature femminili verosimilmente riconducibili ad entrambi i coniugi». E mi risulta che così abbia motivato il giudice di Rimini: «Le circostanze dedotte dalla pubblica amministrazione per negare il titolo di soggiorno riguardano unicamente la sfera personale dei coniugi ed i loro gusti sessuali».

    Citare non guasta.

    Se il giudice di Rimini sia pronunciato sul «valore del matrimonio contratto in Brasile», non lo so. E mi piacerebbe saperlo. Se avesse detto «valore», consiglierei di dire «validità» o «validità ed efficacia».

    Non dia alcun peso, gentile Signorina Calabrò, a questi miei righini. Sono i righini di un pedante.

  2. Questo sopra il provvedimento del giudice di Rimini, dott.sa Susanna Zavaglia.
    Forse ora si può capire meglio e commentare meglio.

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