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Se sono false le prove della controparte in causa come ci si difende?

24 Giugno 2019
Se sono false le prove della controparte in causa come ci si difende?

Contestazione di prove e documenti falsi in processo: quando è possibile la revocazione straordinaria in caso di sentenza definitiva.

La tua controparte processuale ha presentato, nel corso della causa contro di te, alcune prove false e il giudice, sulla base di queste, potrebbe emettere una sentenza a tuo sfavore? Come puoi difenderti in questi casi?

Come abbiamo già spiegato in “Come vincere una causa”, le raccolta e la successiva presentazione in giudizio delle prove è un elemento fondamentale per convincere il giudice: senza, infatti, la dimostrazione che ciò che si dice è vero, il magistrato non potrà mai accogliere la nostra domanda, pur essendo intimamente convinto delle nostre ragioni. È proprio sulla base delle prove che si può dire, pertanto, se una causa può essere vinta o meno: non basta il semplice fatto che esista una norma a darci ragione se poi, nella pratica, i presupposti di tale diritto non vengono dimostrati davanti al giudice.

Proprio per questa ragione, purtroppo, a volte si assiste alla raccolta di prove false. Il caso emblematico è quello di una scrittura privata, di un atto pubblico, di un testimone che non dice il vero.

Nel corso del processo, esistono diversi mezzi per contestare la veridicità delle prove: contestazione che, comunque, deve intervenire entro termini processuali ben determinati.

Ad esempio, chi sostenga che l’atto notarile o la ricevuta di accettazione della raccomandata contengano una firma che, in realtà, non è la propria, può effettuare un procedimento che si chiama “querela di falso”,  volta a togliere il valore di prova all’atto pubblico (tale è quello redatto da un pubblico ufficiale come il notaio o il postino).

Più facile è il compito se si è davanti a un semplice contratto, una lettera o qualsiasi altra scrittura privata: in tal caso, basta la semplice contestazione per scaricare sulla controparte, che intenda utilizzare tale prova, l’onere di promuovere un procedimento volto a verificare l’effettiva originalità della firma.

Nel caso di testimoni che dichiarino il falso, è fondamentale il compito dell’avvocato che, con il controinterrogatorio o con il confronto con altri testimoni rispetto ai quali vi sia stata una contraddizione, potrebbe far cadere in errore il teste ed evidenziare al giudice la sua inattendibilità. Senza contare che la falsa testimonianza è anche un reato che può essere autonomamente punito in sede penale.

Ma procediamo con ordine ed andiamo a vedere nel dettaglio in cosa consistono esattamente i mezzi cui abbiamo fatto cenno sopra.

La querela di falso

Stai affrontando un giudizio civile e la tua controparte ha depositato un atto notarile su cui, però, è stata apposta una firma che non è la tua. Che fare? Come ci si difende per fare in modo che quell’atto non vada a tuo sfavore?

Il nostro legislatore ha previsto un rimedio specifico per casi come questo, ossia la querela di falso [1].

Quando si parla di querela di falso si fa riferimento ad un vero e proprio procedimento di natura civile con il quale si accerta o si dichiara la falsità di un atto. Attenzione però: tale rimedio non può essere utilizzato contro qualsiasi tipo di atto, ma solo nel caso in cui si intenda contestare la veridicità di un atto che ha “fede privilegiata“. Che significa? Hanno fede privilegiata quegli atti che provengono da un pubblico ufficiale e che pertanto hanno pubblica fede.

Se vuoi far accertare, quindi, che la firma apposta in calce all’atto che la tua controparte vuole produrre in giudizio non è la tua, devi proporre querela di falso ed avviare un vero e proprio procedimento, finalizzato a verificare la veridicità della firma.

Bisogna però prestare attenzione al tipo di atto che si intende contestare: come abbiamo detto sopra, si deve trattare di un atto proveniente da un pubblico ufficiale: può essere quindi un atto del notaio, l’attestazione di un postino, l’atto di un ufficiale giudiziario.

La querela di falso può essere proposta anche nel caso in cui si riceve una multa stradale e si vuole contestare quanto dichiarato, ad esempio, dal vigile. Facciamo un esempio: hai parcheggiato la tua automobile in uno stallo con le strisce blu (quindi a pagamento) posizionando il ticket orario sul parabrezza; nonostante ciò il vigile ti ha fatto la multa dichiarando che avevi omesso di pagare la sosta. Ebbene, se vuoi contestare tale dichiarazione, devi proporre querela di falso.

Ma come si propone?

La querela di falso deve essere proposta con atto di citazione, ossia un atto che deve contenere:

  • L’indicazione del tribunale innanzi al quale si propone l’azione;
  • nome, cognome, data e luogo di nascita, codice fiscale di chi sta chiedendo la querela di falso;
  • nome, cognome, codice fiscale e residenza del soggetto nei confronti del quale si agisce;
  • l’oggetto della domanda (quindi l’accertamento della veridicità dell’atto proposto da controparte);
  • L’esposizione dei fatti e le ragioni di diritto;
  • Nome e cognome del legale dal quale ci si fa assistere;
  • Indicazione del giorno dell’udienza per la comparizione delle parti.

L’elemento fondamentale dell’atto è costituito dall’indicazione degli elementi e delle prove della falsità: ad esempio, se ci sono testimoni che possono provare che l’atto contiene una sottoscrizione falsa, tali testimoni devono essere espressamente indicati nell’atto di citazione; lo stesso vale per eventuali documenti che provino la falsità del documento.

Ma qual è il momento in cui la querela di falso deve essere proposta?

Esistono due possibilità:

  • Querela di falso in via principale: viene proposta quando il giudizio non è ancora iniziato, ma si vuole far accertare comunque la falsità di un documento non ancora utilizzato;
  • Querela di falso in via incidentale: viene proposta nel corso di una causa già in atto e durante la quale la controparte ha depositato il documento che si vuole contestare.

Torniamo al nostro esempio. Durante la causa civile la tua controparte ha deciso di produrre un atto notarile con una firma falsa: per dimostrarlo dovrai proporre querela di falso in via incidentale, perché il giudizio in cui è stato depositato il documento in questione è già in corso.

Ma una volta proposta, cosa succede?

Il giudice chiede alla parte che intende produrre il documento rispetto al quale hai chiesto la querela di falso se vuole continuare ad utilizzarlo. Se rinuncia, la causa continuerà e non se ne terrà più conto; se, al contrario, decide di servirsene il giudice dovrà sospendere la causa ed inviare gli atti al tribunale, davanti ad un collegio formato da tre giudici, i quali dovranno decidere sulla querela di falso. La causa sospesa riprenderà dopo la decisione del collegio; naturalmente, nel caso in cui l’atto venga dichiarato falso, non potrà più essere utilizzato come prova in giudizio.

La falsa testimonianza

Nel corso della causa civile promossa nei tuoi confronti sono stati citati diversi testimoni; uno di loro ha dichiarato, però, fatti palesemente falsi: che fare?

In un caso simile è possibile agire sia in sede civile (con la revocazione straordinaria che analizzeremo nel paragrafo successivo), che in sede penale: infatti, chi nel corso del giudizio dichiara cose non vere commette il reato di falsa testimonianza [2].

Il nostro codice penale punisce chi afferma il falso, nega il vero o chi, essendo a conoscenza di fatti su cui è chiamato a testimoniare, non li riferisce. Si tratta di un reato che il legislatore ha previsto per tutelare il corretto funzionamento dell’attività giudiziaria ed è finalizzato a garantire la veridicità e la correttezza della testimonianza.

Se, quindi, nel corso di una causa civile uno dei testimoni ha riferito fatti non veritieri o se non ha dichiarato circostanze di cui era a conoscenza, potrai denunciarlo alla Procura della Repubblica o alla Polizia Giudiziaria.

La revocazione straordinaria

Infine il codice di procedura civile prevede un rimedio chiamato revocazione straordinaria: si tratta di uno strumento che viene utilizzato nel caso in cui è stata già emessa una sentenza sulla base di prove false e sono peraltro scaduti i termini per impugnarla (cioè per proporre appello o ricorso per cassazione); in tal caso è possibile presentare questo estremo motivo di impugnazione per far valere i propri diritti e chiedere la revisione della sentenza stessa.

Il nostro legislatore ha previsto, infatti, la possibilità di far revocare la sentenza nel caso in cui siano state scoperte prove riconosciute false dall’avversario, che giovandosi di esse, ha vinto la causa; oppure, nel caso in cui le prove sono state dichiarate false dopo la sentenza da un’altra sentenza civile o penale passata in giudicato, la revocazione straordinaria è ammessa, inoltre,  se esistono prove che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate false prima della sentenza [3].

Tramite questo strumento, la parte può ottenere una nuova valutazione del caso dallo stesso giudice che si è già pronunciato sulla questione e che potrà ora tenere conto delle nuove circostanze.

La dichiarazione di falsità di una prova – che avrebbe inciso in modo diverso sulla sentenza emessa in tuo sfavore – deve avvenire con sentenza passata in giudicato anteriormente alla proposizione dell’istanza di revocazione, con la conseguenza che è inammissibile l’impugnazione basata sulla falsità di un documento da accertarsi nel corso di quello stesso giudizio. Tale aspetto è stato confermato anche dalla Corte di Cassazione [4] secondo cui non è possibile la revocazione della sentenza se le prove sulle quali si è giudicato, ritenute false, non siano state già giudicate tali da una pronuncia passata in giudicato, in sede civile o penale, prima che sia presentata l’istanza che lamenta l’errore.

Il riferimento è a qualsiasi mezzo o strumento predisposto dalla legge affinché il giudice possa formarsi un convincimento circa l’esistenza o l’inesistenza dei fatti rilevanti per la decisione della causa.

Si considerano incluse in tale definizione, quindi, oltre a tutte le prove tecniche (con esclusione del solo giuramento) anche la consulenza tecnica d’ufficio e la perizia svolta nel processo penale.

Non rilevano, invece, falsità concernenti attività meramente processuali, quali quelle relative alla relata di notifica dell’atto introduttivo del giudizio [5].


note

[1] Art. 221 c.p.c.

[2] Art. 372 c.p.

[3] Art. 395, n.2, c.p.c.

[4] Cass. sent. n. 11404/16 del 01.06.16.

[5] Così in Memento Ipsoa, Ed. Procedura Civile

Autore immagine: 123rf com


1 Commento

  1. Sono nel bel mezzo di un episodio simile a questo; tempo fa avevo comprato un televisore da un amica dalla quale collaboravo (allestimento grafico dell’insegna del suo negozio, biglietti da visita, sito internet ecc ecc) e ho comprato da lei un televisore a prezzo di costo (1800 euro mentre al pubblico costava si e no 2100 ma senza mai firmare nulla, fatture, ricevute ecc, era i tutto in via amichevole). Ora abbiamo avuto da dire e io le ho versato circa 1500 euro in contanti ma lei non pretende le 300 che ancora le devo, ma ha messo in mezzo il suo avvocato e me ne chiede 2900. Io ho una sfilza di e-mail da parte sua (aziendali) dove lei stessa ammette che mi ha venduto il televisore a 1800 euro e che il dovuto era ancora solo 300 euro, però adesso ci prova col suo legale (Amica evidentemente) che mi manda un sollecito senza alcun fondamento (non ha fatture o scritti per dimostrare che l’avrei pagato 2900 euro). In più non mi ha mai versato un centesimo per i lavori eseguiti, che sarebbero dovuti essere scalati sul totale del televisore!! Ci sono i requisiti per tentata truffa, secondo me.

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