Diritto e Fisco | Editoriale

Quale futuro per il Copyright? Informazione.it intervista l’avv. Angelo Greco

14 maggio 2012


Quale futuro per il Copyright? Informazione.it intervista l’avv. Angelo Greco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 maggio 2012



Intervistato dal giornale Informazione.it, l’avv. Angelo Greco in qualità di organizzatore e relatore del Convegno nazionale sul Copyright di Cosenza, risponde alle fondamentali questioni inerenti il copyright nell’era di internet

L’avv Angelo Greco (foro di Cosenza) sarà uno dei relatori, ma anche il moderatore, di uno importante Convegno che si terrà giovedì 17 maggio presso l’Università della Calabria.

L’incontro vede per la prima volta partecipare, allo stesso tavolo, riformisti e conservatori del diritto d’autore.

All’incontro parteciperanno anche l’avv. Guido Scorza, l’avv. Fulvio Sarzana, l’avv. Leopolodo Lombardi (AFI), il giudice Gennaro Francione, il dott. Filippo Gagliano (SIAE) e la dott.ssa Tiziana Scarpelli (Polizia Postale).

L’avv. Greco si dichiara scettico circa la possibilità che l’ACTA o convenzioni internazionali possano risolvere il problema della pirateria informatica.

E’ successo con “Sealand”, la piattaforma militare usata dagli inglesi e nel 1967 occupata con la forza da un cittadino di Sua Maestà, il sig. Roy Bates, che ne fece la propria residenza. Una sentenza di un tribunale britannico dichiarò che la piattaforma si trovava fuori dalle acque territoriali e così sig. Roy Bates non tardò a autodichiararsi governatore di uno Stato autonomo. Gli inglesi, dopo un infruttuoso tentativo di riconquistare la piattaforma, cominciarono ad abbandonare l’idea, sperando che il tempo facesse la sua parte sul già anziano e bizzarro individuo. Ma, alla fine, la piattaforma cominciò ad ospitare server pirati, come Napster, perché si trattava di territorio fuori dalla giurisdizione di ogni altro Governo.

Se le convenzioni contro il filesharing non verranno fatte dal 100% di tutte le nazioni del globo, ci sarà sempre un’isola felice dove i pirati collocheranno i loro database, con buona pace delle leggi repressive nazionali.

Per cui, posta l’impossibilità di un accordo globale, ci si deve rassegnare al fatto che quando non si può vincere il nemico, ci si deve alleare con esso.

C’è bisogno di nuove regole che disciplinino i diritti degli autori e li facciano convivere pacificamente con i diritti della rete. Perché non si può ritenere, in via aprioristica, che ogni ragazzo che ha una connessione a internet sia anche un pirata e quindi un criminale.

Credo che la legge sul copyright vada cambiata. Cambiata e non abolita. Del resto, senza la tutela del diritto d’autore, l’arte rimarrebbe solo in forma dilettantistica e gli investimenti, in termini di produzioni e tecnologie, diverrebbero spese a fondo perduto che nessuno sosterrebbe più. Avremmo solo film e musiche senza dietro le grandi produzioni che a tutti piacciono.

Così è necessario coniugare il copyright con le nuove tecnologie e con le esigenze di condivisione e di utilizzo (in forma creativa) delle opere altrui. Non si può ignorare il fatto che la pirateria sia un nemico invincibile o, comunque, ostacolabile solo attraverso il sacrificio di molte prerogative del web. E a queste prerogative nessuno vuol più rinunciare. Anche i cellulari presentano tanti svantaggi (non in ultimo, una continua e irriverente lesione della sfera privata, in qualsiasi ora della giornata); ma nessuno è più in grado di liberarsene. Così le libertà di Internet.

La pirateria, e l’impossibilità di controllarla, è un fatto dal quale non si può prescindere nell’opera di revisione delle norme sul diritto d’autore. Ostinarsi a pensare che ciò non sia giusto equivale all’atteggiamento di chi, in linea con le dottrine astratte dei manuali, si ostini a ritenere che la forza di gravità non esiste: verrebbe spontaneo suggerire, a questi, di buttarsi dalla finestra per sperimentare quanta differenza c’è tra la teoria e la pratica.

Da tale ineliminabile circostanza si deve partire. Che piaccia o no.

Quali potrebbero essere delle soluzioni per riformare il copyright senza perciò criminalizzare il filesharing?

Avv. Angelo Greco: Una soluzione potrebbe essere quella di autorizzare almeno quello non commerciale attraverso l’imposizione di una tassa, applicata su ogni abbonamento/connessione ad Internet, che finisca nelle tasche degli artisti (o, per essi, delle società di raccolta dei diritti d’autore), le cui opere sono condivise sulle piattaforme peer to peer. Attraverso la cessione di una licenza globale gli utenti potrebbero acquistare, a poco prezzo, il diritto di condividere liberamente i file.

Si potrebbe inoltre prevedere un sistema di tutela del copyright come quello dei marchi: ossia garantendo al titolare del diritto d’autore un primo e breve periodo di tutela automatica (per esempio, dieci anni), ma imponendogli poi di rinnovarlo alla scadenza del termine. Qualora l’autore non lo faccia, tutti potranno usare la sua opera gratuitamente o attraverso il pagamento di una equa royalty.

L’articolo prosegue su informazione.it a questo indirizzo

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2 Commenti

  1. Caro Angelo, ho da porti una domanda di taglio pratico che involge anche profili di “interesse sociale”. In breve: in merito ai manifesti creati dalle diverse associazioni al fine di sensibilizzare i cittadini verso specifici problemi sociali, esiste un diritto di copyright così forte da vietare la pubblicazione (senza espresso consenso) di quegli stessi manifesti sebbene ciò avvenga SENZA scopo di lucro ed al solo fine di DIFFONDERE ULTERIORMENTE proprio quella campagna di sensibilizzazione? Oppure possono considerarsi beni di dominio pubblico (A titolo esemplificativo: mi riferisco alla campagna contro l’abbandono degli animali ed ai manifesti della LAV, dell’ENPA, dell’AIDAA, di FAREAMBIENTE ecc. Ma potrei citare altrettante associazioni con riferimento alle problematiche dell’AIDS, dell’abbandono dei rifiuti, del razzismo, della pedofilia ecc.)
    Grazie per la risposta che saprai sicuramente fornirmi 😉

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