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Automobile intrappolata nel sottopasso allagato: chi è responsabile?

9 luglio 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 luglio 2018



La bella stagione porta con sé anche i temporali estivi che possono provocare disagi ed allagamenti, ma chi paga i danni in caso di auto bloccata nel sottopassaggio?

I fenomeni temporaleschi, spesso di grande intensità, sono la causa di numerosi disservizi e, nella maggior parte dei casi, a farne le spese sono gli automobilisti che si trovano coinvolti, loro malgrado, in situazioni di vera e propria emergenza. Nonostante, come si sente spesso anche attraverso i mezzi di informazione, le stagioni siano cambiate a causa dell’inquinamento e dell’effetto serra e le precipitazioni tendano a concentrarsi in maniera da produrre le cosiddette bombe d’acqua, una corretta realizzazione e manutenzione delle strade, da parte degli Enti pubblici responsabili, eviterebbe molti eventi spiacevoli. Le piogge estive si caratterizzano per il grande quantitativo d’acqua che riescono a rilasciare anche in pochi minuti, ingrossando fiumi e torrenti che, a loro volta, esondando, comportano dei seri allagamenti. La cementificazione selvaggia, il mancato rispetto dei piani regolatori e la presenza di immobili e manufatti abusivi complica la situazione in quanto, come si dice in gergo, nonostante gli ostacoli, l’acqua non perde la memoria e si riappropria dei luoghi anche in modo violento e travolgente. I territori che vengono maggiormente interessati da questi eventi sono certamente quelli collocati in una posizione sottostante rispetto alla superficie, perchè più soggetti ad inondazioni, come ad esempio le risaie, gli scantinati o alcune tipologie di strade. Poichè in estate i temporali sono frequenti, ci si pone un quesito di estrema rilevanza, in caso di automobile intrappolata nel sottopasso allagato chi è responsabile?

Come devono essere realizzate le strade

In base alla normativa in materia, le strade devono essere realizzate in modo da consentire alle acque di defluire lasciando il manto completamente libero e visibile. L’asfalto utilizzato deve essere di una particolare tipologia assorbente in modo da attrarre le gocce di pioggia non appena cadute ed evitare dunque le pozzanghere.

Le tecniche di realizzazione delle strade dovrebbero prendere ispirazione dall’epoca antica, già i Romani, costruttori di strade ancora oggi presenti sia in Italia sia Europa, avevano capito l’importanza di creare dei sentieri a dorso d’asino, ossia caratterizzati da un rialzamento centrale e cunette laterali che permettevano il naturale fluire delle acque lasciando libera la carreggiata. Mentre quando si guida in autostrada, o superstrada, nella maggior parte dei casi, si ha la sensione di sicurezza in quanto il manto viene realizzato tenendo conto di questi principi e utilizzando materiali estremamente performanti, il medesimo discorso, purtroppo non è applicabile per molte strade statali o provinciali, caratterizzate da una superficie non omogenea, fonte di rischio. Se una strada non viene costruita a regola d’arte, in caso di forti piogge gli allagamenti sono praticamente inevitabili costituendo un pericolo per l’incolumità degli automobilisti che si trovano alla guida in quel preciso e sfortunato momento. Viene pertanto automatico chiedersi: in caso di automobile intrappolata nel sottopasso allagato chi è responsabile?

A cosa servono i sottopassi

Come evidenziato già dalla parola, i sottopassi sono dei percorsi alternativi collocati al di sotto del principale passaggio stradale, o ferroviario,  studiati appositamente per mettere in collegamento due o più zone attigue senza ingolfare il traffico. Inizialmente, questa soluzione veniva adottata nelle aree interessate dalla presenza di passaggi a livello in superficie che, con il transito dei vari treni vedeva spesso file inteminabili di automobili che volevano raggiungere le varie destinazioni. L’idea di realizzare dei sottopassaggi, oltre al fine di fare meglio defluire il traffico, nasceva anche da un’esigenza di sicurezza in quanto non sempre il segnale di passaggio a livello chiuso veniva rispettato provocando incidenti mortali. In seguito, per i vantaggi riportati, i sottopassi sono stati adottati anche in molte altre circostanze, ad esempio come collegamento agli svincoli autostradali o per raggiungere parcheggi sotterranei. Dal momento che i sottopassi sono collocati anche a diversi metri di profondità, devono essere costruiti seguendo gli standard di sicurezza stabiliti a livello europeo, dotati inoltre di grate e altri sistemi che consentano il normale defluire delle acque. In caso di automobile intrappolata nel sottopasso allagato chi è responsabile?

Cosa si intende per insidia o trabocchetto stradale

Per insidia o trabocchetto stradale si intendono quegli imprevisti, non visibili nè tantomeno evitabili, che possono presentarsi mentre si è alla guida di una automobile e comportare danni e seri rischi alla propria incolumità. Ad esempio, costituiscono insidia o trabocchetto stradale le buche, i sanpietrini divelti dalla loro sede e semplicemente appoggiati, eventuale materiale oleoso non segnalato e molto altro. La presenza di pozzanghere lungo la rete viaria è indice di avvallamenti che provocano dei pericolosi accumuli d’acqua e, poiché non visibili dall’automobilista vengono considerate insidia e trabocchetto, dunque non evitabili utilizzando la normale diligenza. In questo caso, in linea generale, l’Ente proprietario ne è responsabile[1]  sia per l’erronea realizzazione della sede stradale sia per l’omissione di successivi interventi utili a rimediare in qualche maniera alla situazione. Lo stesso discorso è applicabile anche ai sottopassi che, poiché collocati in un’area sottostante al livello stradale, dunque maggiormente soggetti ai fenomeni di allagamento, necessitano non solo di una progettazione-realizzazione perfetta ma soprattutto di manutenzione e controlli continui.

Come ottenere il risarcimento

Nel caso in cui l’automobilista rimanga intrappolato in un sottopasso allagato, privo di segnalazioni o avvisi di pericolo, la responsabilità dei danni arrecati è addebitabile all’Ente proprietario. Circa l’evitabilità del danno si è molto dibattuto in quanto si parlerebbe di concorso di colpa nel momento in cui si riuscisse a provare che l’automobilista, utilizzando la normale diligenza, avrebbe potuto evitare il danno. Ad esempio, se l’automobilista, durante un temporale di forte intensità, all’ingresso di un sottopasso, pur notando in maniera chiara la presenza di accumuli d’acqua, decide ugualmente di percorrerlo e rimane intrappolato, la responsabilità dei danni subiti è sì addebitabile all’Ente pubblico che non ha provveduto a rendere possibile la circolazione ma anche all’automobilista stesso che in presenza di insidia visibile non ha fatto nulla per evitarla. La responsabilità dell’Ente pubblico è esclusa totalmente solo in caso di impossibilità concreta di custodia del bene demaniale per forza maggiore, ad esempio in caso di fenomeni atmosferici di straordinaria potenza e gravità. Il danneggiato dunque, al fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti, deve provare l’esistenza di un nesso di causalità tra il danno e l’anomalia stradale. Pertanto, nel caso in cui non si possa addebitare alcuna responsabilità all’automobilista danneggiato e in mancanza di prova della forza maggiore, i danni provocati all’automobile intrappolata nel sottopasso allagato devono essere risarciti dall’Ente pubblico proprietario. Il soggetto danneggiato può dunque richiedere il risarcimento dei danni inoltrando all’Ente una lettera di diffida e messa in mora, via posta raccomandata con ricevuta di ritorno o via pec, nella devono essere esposti i fatti con precisione ed indicate le spese affrontate per la riparazione, allegando anche fatture e documenti giustificativi.

note

[1] Artt. 2043 e 2051 codice civile.


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