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I viaggi del Papa li pagano i cittadini italiani

18 maggio 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 maggio 2012



Chi paga i viaggi del Papa? Lo Stato Italiano e non il Vaticano.

Che a pagare i viaggi del Sommo Pontefice sia lo Stato italiano e, quindi, per esso, i cittadini, emergerebbe da una interrogazione parlamentare rivolta [1] al Ministro dell’Economia e delle Finanze e al Ministro degli Esteri.


Lo scorso 13 maggio, il Papa si è recato in visita pastorale ad Arezzo. Secondo l’interrogazione, le spese relative al viaggio e al soggiorno, all’incirca 500.000 euro, sono state sostenute per la maggior parte dal Governo e dagli enti locali, non invece dal Vaticano. Più nello specifico: la Regione Toscana avrebbe stanziato 120.000 euro, il Comune di Arezzo 90.000. Il contributo della Provincia e delle diocesi coinvolte, invece, non è stato esattamente quantificato. A ciò si aggiunga che gli spostamenti del Pontefice e del suo entourage [2] avvengono sempre sui velivoli dell’aeronautica militare e sembra che anche il Governo abbia coperto parte dei costi della visita papale.

Per tutte queste ragioni, ai Ministri succitati è stato domandato:

– se il Governo abbia contribuito economicamente alle spese, con quali e quanti fondi e a che titolo;

– quanti soldi sono stati stanziati in passato per gli spostamenti del Pontefice e su quale voce di bilancio incidono;

quanto costano all’anno i voli dell’aeronautica militare di cui beneficia il Papa e se lo stesso trattamento viene riservato a tutti i capi di Stato in visita nel nostro Paese;

– quanto spende annualmente il Governo per i servizi di sicurezza dovuti alla presenza del Pontefice in Italia.

 

note

[1] Dai Senatori Donatella Poretti e Marco Perduca.

[2] Il segretario personale, il prefetto della Casa Pontifica, il reggente, l’assistente, la scorta composta da agenti della Gendarmeria e della Guardia Svizzera, i cerimonieri, i fotografi e giornalisti dell’Osservatore Romano, gli operatori della TV e Radio Vaticana, il cameriere e il medico personale.

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1 Commento

  1. Aggiungiamo le agevolazioni e le esenzioni dal pagamento delle tasse quali IMU, l’acqua, l’IRES e contribuzioni di vario genere da parte dello Stato italiano ed otteniamo il paradiso fiscale del Vaticano. Il tutto, in nome di un organizzazione che si dichiara no-profit e che non permette alla magistratura italiana di poter supervisionare la contabilità vaticana ed i suoi movimenti finanziari tramite la Curia e lo IOR. Se il Vaticano non accetta i doveri a cui ogni cittadino è sottoposto dalla Costituzione e dalle leggi italiane, non deve neanche ottenere le agevolazioni suindicate. Il pagamento delle tasse è volto a mantenere e migliorare i servizi preposti, quindi contribuire è un obbligo di tutti, anche per gli Stati indipendenti che vengono ospitati sul suolo italiano e di cui usufruiscono.

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