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Editoriali Facebook: ecco gli illeciti che si possono commettere

Editoriali Pubblicato il 16 ottobre 2011

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> Editoriali Pubblicato il 16 ottobre 2011

Stati, foto e video su facebook: attenzione agli illeciti.

Facebook, il social network del momento, può essere una fucina di illeciti, tutti apparentemente legalizzati sol perché tollerati. Ma attenzione a saper distinguere ciò che si può fare in termini fattuali, da ciò che può essere fatto in termini legali.

Problema n. 1: la violazione del diritto d’Autore.

Inserire link a video pubblicati su YouTube (a cui solo la casa discografica aveva concesso la licenza di pubblicazione) o registrazioni strappate a concerti o altre rappresentazioni è una condotta illecita, che viola il diritto d’autore.

Soluzione: prima di inserire un video, bisogna assicurarsi di avere la disponibilità dei diritti di riproduzione.

Problema n. 2: la violazione della privacy.

Inserire una foto con un gruppo di amici e taggarli può essere una palese violazione della riservatezza di ciascuno di essi. Al di là, infatti, del mero interesse edonistico a non vedersi pubblicati in una foto mal scattata, la circostanza potrebbe comportare anche problemi con la moglie/marito, il datore di lavoro, il partner, i genitori, gli insegnanti. Si pensi a Tizio, fotografato in sfondo mentre fuma una sigaretta, il cui vizio ha voluto occultare ai propri genitori. O a Caio, sposato, che, per sbaglio, è stato ritratto di sfondo, mentre bacia l’amante.

Soluzione: Prima di pubblicare una foto, bisogna raccogliere il consenso di tutte le persone ivi ritratte. Comunque, ogni soggetto interessato ha sempre il diritto di imporre la cancellazione della propria foto.

Ma si pensi anche agli astuti modi di raccolta delle informazioni degli utenti. Un esempio sarà molto più agevole. Tutti sappiamo che l’email è diventato un bene oggetto di scambio (pochi kilobites di email ricevono un corrispettivo monetario dalle aziende che intendono, attraverso lo spam, farsi pubblicità). Quando l’utente di Facebook accetta di aderire ad un gruppo, di diventare fun di un cantante, di consentire l’accesso di un test o di un altro gioco, accetta anche che soggetti sconosciuti (i creatori del gruppo, per esempio), accedano ai suoi gusti ed ai suoi dati, ivi compresa l’email, esponendosi al rischio di una continua violazione della privacy.

Non possiamo infatti escludere che tutte queste “simpatiche” iniziative nascondano proprio un sistema di raccolta delle altrui informazioni.

Soluzione: non accettare mai l’adesione a gruppi o giochi di cui non si è certi della provenienza.

Sembra inoltre che, anche volendo cancellare il proprio profilo, le informazioni raccolte da Facebook rimangano sempre in una banca dati.

Soluzione: all’atto della chiusura dell’account, l’utente può sempre chiedere – con raccomandata a.r. – la cancellazione di ogni elemento inerente la propria persona dalla banca dati in possesso del fornitore del servizio. Solo così ci si può assicurare anche il buon esito di un’azione legale.

Problema n. 3: apologia di reato.

Tizio crea un account in cui inneggia alla discriminazione razziale, si correda di svastiche e di inni alla rivolta armata. Tizio commette un palese illecito che, non solo perché posto nell’etere e non rivolto ad un pubblico materiale, non riceve punizione!

Il parlamentare tedesco Martin Schulz ha denunciato la presenza di numerosi gruppi italiani a tema razzista che giacciono indisturbati all’interno del sito internet [1]. Ogni gruppo conta minimo cento o duecento iscritti.

Soluzione: è buona regola ricordare sempre che Facebook non è una zona franca. Pertanto, bisogna porre sempre attenzione a ciò che si scrive!

Problema n. 4: il turpiloquio e la diffamazione.

Non si può usare Facebook per scrivere volgarità o parolacce. Tantomeno per dire male della gente. Per esempio: si sa di alcuni alunni che hanno creato un gruppo di discussione su un professore, dicendone le cose più oscene e inverosimili. Questo comportamento integra il reato di diffamazione.

Soluzione: Facebook funziona come una comunità reale. Bisogna comportarsi come in una pubblica piazza.

Probema n. 5: furto d’identità.

L’esperienza conosce casi di un datore di lavoro la cui identità è stata clonata da anonimi utenti di Facebook (che ne hanno anche usato la fotografia per completare il profilo utente), al fine di metterlo alla berlina, attribuirgli  abitudini sessuali particolari o comportamenti di dubbia moralità.

Soluzione: non si possono creare account per conto di soggetti diversi dalla propria persona.

Problema n. 6: il peculato e la responsabilità del lavoratore.

E’ interdetto al lavoratore di distrarsi dal proprio lavoro per chattare. Se tale condotta viene posta in essere da un pubblico dipendente, secondo la Cassazione si configura il reato di peculato.

Soluzione: Il solo fatto che nella versione italiana di Messanger non sia previsto, tra i vari stati, quello “al lavoro” (presente invece quello “a pranzo” e, forse in un futuro, “pausa caffé“), non legittima la pratica di chattare durante l’orario lavorativo.

Problema n. 7: la responsabilità oggettiva.

Ricordiamo che, di tali condotte appena elencate, se poste in essere da un minore, rispondono i genitori, qualora non provino di non aver potuto impedire il fatto.

Soluzione: i genitori dovrebbero avere sempre le chiavi di accesso del profilo utente del minore, al fine di controllarne l’attività.

Recentemente, sul problema dell’uso arbitrario di fotografie su Facebook, è intervenuto il Garante della Privacy, dietro le segnalazioni di due cittadini la cui fotografia tratta da Facebook era stata pubblicata da alcuni quotidiani a causa di una omonimia.

In particolare, l’autorità ha vietato alle testate in questione (due locali e tre nazionali) di diffondere ulteriormente le fotografie dei segnalanti imponendo anche “la cancellazione delle immagini dal sito web e dall’archivio storico on-line di uno dei quotidiani interessati che – dopo aver informato seppur tardivamente i lettori dello sbaglio commesso – continuava a rendere comunque accessibile da Internet la fotografia pubblicata per errore“.


note

[1] Alcuni esempi: “Utilizziamo gli zingari come collaudatori di camere a gas”, “Vorrei che Hitler fosse ancora vivo”, “Riapriamo i forni crematori”, “Convertiamo gli zingari in benzina”.


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