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Pagamenti in contanti fino a 3.000 euro

24 Giugno 2016 | Autore:
Pagamenti in contanti fino a 3.000 euro

Ho effettuato dei lavori di ristrutturazione per l’ammontare di 3.500 euro: posso pagare a rate, ma in contanti, la ditta che li ha eseguiti?

La legge di Stabilità del 2016 [1] ha elevato la soglia entro cui è possibile compiere pagamenti in contanti fino a 2.999,99 euro.

Un importo di 3.500 euro può essere versato totalmente in contanti solo tramite un pagamento rateale: la somma cioè viene frazionata in un certo numero di rate, tutte di importo inferiore a 3.000 euro (ad esempio: 1 rata, 900 euro; 2 rata, 500 euro; 3 rata 600 euro; 4 rata 1.500 euro). Tuttavia, affinchè si possa utilizzare lo strumento delle rate per aggirare il limite sul contante, occorrono due condizioni:

– la rateizzazione deve essere strettamente legata alla tipologia della prestazione ricevuta: si pensi ai lavori di ristrutturazione che vengono pagati in più soluzioni, in base allo stato di avanzamento dei lavori;

– la rateizzazione deve risultare da un accordo tra le parti, formalizzato in un documento scritto o nella fattura.

L’Amministrazione finanziaria si riserva comunque di valutare se la rateizzazione è stata concordata al solo scopo di aggirare il divieto di utilizzo del contante.

Il pagamento parziale in contanti

Una seconda soluzione è quella di pagare in contanti entro il limite di valore consentito, per poi versare l’eccedenza tramite bonifico bancario. Nel caso in esame, a fronte di un costo dei lavori di 3.500 euro, il committente può versare alla ditta di ristrutturazione 3.000 euro in contanti e 500 tramite bonifico bancario, sempre però a condizione che ciò risulti espressamente scritto nel contratto e che il pagamento venga ancorato a differenti momenti della prestazione.

Le sanzioni

Le violazioni degli obblighi derivati dalla limitazione dell’uso dei contanti, titoli al portatore ed assegni [2] sono punite con la sanzione amministrativa dall’1% al 40% dell’importo trasferito [3].

Il limite di 1.000 euro

Il limite di 1.000 euro resta in vigore nei seguenti casi:

– servizi di rimessa di denaro con l’estero: i cosiddetti “money transfer”;

– retribuzioni erogate dalle pubbliche amministrazioni;

– assegni bancari e postali emessi senza clausola di non trasferibilità.


note

[1] L. n. 208/2015.

[2] Art.49, c. 1, 5, 6 e 7, d.lgs. n. 231/07.

[3] Art. 58, c. 1, d.lgs. n. 231/07.


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