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Collaboratori domestici: come assumere o licenziare la colf

1 febbraio 2018 | Autore:


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Che cosa prevede il contratto del lavoro domestico. Quali procedure per avviare o interrompere il contratto. Quanto si paga di stipendio, preavviso e Tfr.

In una società in cui entrambi i coniugi devono o vogliono lavorare, aumenta la richiesta di collaboratori domestici per sbrigare le faccende di casa a cui, durante la settimana, non si riesce a stare dietro. Persone che non solo si occupano delle pulizie ma anche di fare la spesa, di preparare il pranzo per i figli piccoli o la cena per tutta la famiglia.

È importante sapere, comunque, che anche i collaboratori domestici (o colf che dir si voglia) hanno il proprio contratto nazionale di categoria, recentemente aggiornato. In questo accordo è stabilito, tra le altre cose, come assumere o licenziare la colf, oltre all’importo minimo dello stipendio, i giorni di ferie o di riposo, il trattamento di malattia, i contributi previdenziali, fino ad arrivare all’interruzione del rapporto di lavoro, cioè alle dimissioni della colf o al suo licenziamento.

Bisogna, poi, distinguere tra collaboratori domestici a tempo pieno o con impegno saltuario. Per questi ultimi, la Legge di Bilancio 2018 prevede una particolare modalità di pagamento attraverso il libretto famiglia.

Vediamo, allora, come assumere o licenziare una colf e che cosa dice nel dettaglio il contratto nazionale di categoria dei collaboratori domestici.

Cosa devo fare prima di assumere una colf?

Prima di passare all’assunzione vera e propria di un collaboratore domestico, bisogna preparare i documenti che consentiranno di avviare il rapporto di lavoro con la colf. Documenti che cambiano a seconda della provenienza del lavoratore (se è italiano, se è cittadino comunitario o extracomunitario, se residente o meno in Italia).

Cosa fare per assumere un lavoratore domestico italiano o Ue

Se il collaboratore domestico è italiano o proviene da un Paese dell’Unione Europea, il datore di lavoro può assumerlo con un normale contratto, dopo avere stabilito le condizioni relative all’orario, lo stipendio o le ferie.

Ricordiamo che sono equiparati ai cittadini dell’Unione quelli degli Stati appartenenti allo Spazio Economico Europeo (quindi Norvegia, Islanda e Liechtenstein) ed i cittadini svizzeri.

Il lavoratore domestico può firmare quel contratto anche se non è iscritto alle liste di collocamento, purché abbia in regola i documenti più essenziali: codice fiscale, carta di identità e tessera sanitaria dell’Asl. Non è obbligatorio che sia maggiorenne: può essere assunto a 16 anni compiuti. In questo caso, però, deve essere in possesso anche del certificato di idoneità al lavoro rilasciato dall’ufficiale sanitario dell’Asl dopo la relativa visita, a cura e a carico del datore di lavoro. Inoltre, il ragazzo deve presentare una dichiarazione dei genitori o di chi ne fa le veci, vidimata dal sindaco del Comune in cui abita, con cui si dà il via libera al rapporto di lavoro (anche se il minorenne dovesse vivere con la famiglia che lo ha assunto).

Come assumere un domestico extracomunitario residente in Italia

Il datore di lavoro non dovrà più compilare il modello Q per il contratto di soggiorno, in quanto tutte le relative disposizioni sono state recepite dalle ultime circolari del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il collaboratore domestico, invece, dovrà essere in possesso di un permesso di soggiorno per lavoro e sarà tenuto a presentare in Questura copia della Comunicazione Obbligatoria di Assunzione.

Come assumere un domestico extracomunitario residente all’estero

Se il datore di lavoro vuole assumere un cittadino extracomunitario non ancora arrivato in Italia, deve aspettare la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto flussi dell’anno in corso. Il provvedimento stabilisce il numero massimo di lavoratori stranieri che otterranno un permesso di lavoro. A quel punto, potrà presentare domanda di nulla osta esclusivamente via Internet seguendo questi passaggi:

  • registrarsi all’interno della sezione dedicata del portale del Ministero dell’Interno. Si riceverà un’e-mail di conferma e di completamento della registrazione;
  • scegliere la tipologia di domanda che si desidera fare e inserire i dati richiesti;
  • inviare la domanda di nulla osta, una volta compilata, allo Sportello Unico per l’Impiego.

Il datore di lavoro verrà convocato dallo Sportello per il rilascio del nulla osta. Se, per motivi di salute, fosse impossibilitato a recarsi in questo ufficio, può delegare il coniuge, i figli o altro parente in liea diretta o collaterale entro il terzo grado. La validità del nulla osta è di 6 mesi. Verrà sottoscritto anche il contratto di soggiorno. Conclusa la procedura, lo Sportello unico che gestisce la pratica invia il nulla osta alla rappresentanza consolare di competenza per il rilascio del visto di ingresso del lavoratore.

Il datore di lavoro deve, inoltre, garantire il pagamento delle spese di viaggio per il rientro del collaboratore domestico nel Paese di provenienza, comunicare qualsiasi variazione relativa al contratto e assicurare che il lavoratore disponga di un alloggio adeguato secondo i parametri del Comune di residenza e dell’Asl.

Dal canto suo, il lavoratore deve recarsi entro otto giorni dal suo ingresso in Italia presso lo Sportello unico per la firma del contratto e per chiedere il permesso di soggiorno, da spedire alla Prefettura con raccomandata a/r.

Assunzione di una colf: come fare la comunicazione all’Inps?

Quando si vuole assumere una colf, bisogna darne comunicazione all’Inps entro le 24 ore del giorno precedente all’inizio del rapporto di lavoro (anche se il giorno precedente è domenica o festivo). Questa comunicazione è efficace anche nei confronti del Ministero del Lavoro, dell’Inail, del Ministero della Salute e della Prefettura.

La comunicazione è obbligatoria anche per il periodo di prova e se il lavoratore:

  • presta servizio in modo discontinuo o saltuario;
  • è già assicurato da un altro datore o per un’altra attività;
  • è straniero;
  • è titolare di pensione.

Si può annullare la comunicazione di assunzione all’Inps?

È possibile annullare la comunicazione di assunzione di una colf all’Inps solo nei cinque giorni successivi alla data indicata come inizio del rapporto di lavoro. Dal sesto giorno in poi, se si vuole interrompere la collaborazione occorrerà procedere con la cessazione del contratto e non sarà possibile più annullare l’avvio del rapporto.

Per tutte le comunicazioni obbligatorie, l’Inps ha messo a disposizione online il Cassetto Previdenziale per il lavoro domestico, un portale dov’è possibile effettuare iscrizioni o variazioni del contratto con la colf piuttosto che consultare il calcolo dei contributi da versare.

Come devo pagare i contributi all’Inps per l’assunzione della colf?

Una volta effettuata l’iscrizione dopo l’assunzione di una colf, l’Inps apre la posizione assicurativa ed invia al datore di lavoro i bollettini Mav per il pagamento dei contributi previdenziali del collaboratore domestico in base alla paga oraria effettiva.

Il pagamento si può fare online. Se i versamenti sono regolari, i contributi possono essere dedotti dal proprio reddito fino ad un tetto massimo di 1.549,36 euro l’anno, conservando le ricevute dei bollettini Inps. La deduzione è cumulabile con un’eventuale detrazione fiscale nel caso, oltre alla colf, si abbia anche una badante in casa per l’assistenza di una persona non autosufficiente.

A quali prestazioni ha diritto una colf?

Il collaboratore domestico in possesso dei requisiti necessari può accedere ad una serie di prestazioni a carico dell’Inps. In particolare:

  • assegno per il nucleo familiare;
  • indennità di disoccupazione:
  • indennità di maternità;
  • indennità antitubercolari;
  • rimborso per donazione sangue;
  • rimborso per donazione midollo osseo;
  • cure termali;
  • assegno di invalidità;
  • pensione di inabilità;
  • pensione di anzianità;
  • pensione di vecchiaia;
  • pensione ai superstiti o di reversibilità.

I lavoratori extracomunitari (esclusi quelli con contratto di lavoro stagionale) hanno diritto all’assegno per il nucleo familiare:

  • solo per i familiari residenti in Italia, se il Paese di provenienza del lavoratore straniero non ha stipulato con l’Italia una convenzione in materia di trattamenti di famiglia;
  • per i familiari residenti all’estero, sempre se il Paese di provenienza del lavoratore straniero abbia stipulato con l’Italia una convenzione in materia di trattamenti di famiglia;
  • per i familiari residenti all’estero, se il lavoratore ha la residenza legale in Italia ed è stato assicurato nei regimi previdenziali di almeno due Stati membri.

I lavoratori stranieri rifugiati politici, in conseguenza dell’equiparazione ai cittadini italiani, hanno diritto all’assegno anche per i familiari residenti all’estero.

Inoltre, le colf hanno diritto alle prestazioni a carico dell’Inail (assicurazione antinfortunio) e del Servizio sanitario nazionale (assistenza sanitaria, farmaceutica, ambulatoriale, ecc.).

Posso assumere come colf un parente?

Come precisato dall’Inps, la procedura informatica non accetta comunicazioni di rapporto di lavoro tra marito e moglie, tranne in un solo caso: quando c’è una situazione di invalidità con indennità di accompagnamento al coniuge datore di lavoro.

È possibile assumere come collaboratore domestico un parente o affine entro il terzo grado. Tuttavia, la comunicazione di assunzione resterà in sospeso finché l’Inps non avrà effettuato i dovuti controlli per convalidare quanto dichiarato dal datore di lavoro sotto la propria responsabilità.

Quanto devo pagare di stipendio alla colf?

Il contratto di lavoro con un collaboratore domestico può variare da un punto di vista economico in base all’esperienza, agli orari o al fatto che sia o meno convivente.

La tariffa base minima è di 4,54 euro per ogni ora lavorata (si applica, di solito, per le colf senza esperienza e non conviventi).

Il collaboratore domestico può essere assunto per un massimo di 54 ore settimanali o per 40 ore se non è convivente.

La colf ha diritto a 11 ore consecutive di riposo giornaliero. Il riposo settimanale è di 36 ore. La domenica, il collaboratore domestico ha diritto a non lavorare.

Le ferie vengono concesse nei mesi estivi, di norma tra giugno e settembre. Il lavoratore matura 26 giorni di ferie per ogni anno di lavoro. Le ferie maturano subito ed anche per periodi inferiori all’anno e, quindi, sono rapportate ai mesi di lavoro sulla base di 2 giorni al mese. In questo periodo, stipendio e contributi previdenziali devono essere, comunque, versati. Lo stesso vale per i giorni di assenza per malattia o per infortunio.

Il collaboratore domestico ha diritto alla tredicesima, calcolata in quota a seconda dei mesi lavorati.

Come posso licenziare un collaboratore domestico?

Il datore di lavoro ha il diritto di interrompere liberamente il rapporto di lavoro, cioè di licenziare il collaboratore domestico, senza necessità di giusta causa o giustificato motivo. È il cosiddetto recesso ad nutum, per decisione arbitraria di una parte.

Tuttavia, ci sono delle regole da rispettare. Tra queste, sempre che non si tratti di un licenziamento per giusta causa, l’obbligo di riconoscere al lavoratore l’indennità di preavviso, il Tfr, le ferie non godute e le quote di tredicesima maturate fino al licenziamento.

Quanto devo pagare di preavviso alla colf?

termini di preavviso, in caso di licenziamento della colf, sono diversi a seconda dell’anzianità di servizio maturata presso il datore di lavoro.

Se il contratto è superiore alle 25 ore settimanali, i termini di preavviso sono pari a:

  • 15 giorni (7,5 per dimissioni), fino a 5 anni di anzianità lavorativa;
  • 30 giorni (15 per dimissioni), oltre 5 anni di anzianità lavorativa.

Se il contratto è inferiore alle 25 ore settimanali, invece, i termini di preavviso sono pari a:

  • 8 giorni, in caso di anzianità lavorativa inferiore a 2 anni;
  • 15 giorni, in caso di anzianità lavorativa superiore a 2 anni.

I termini raddoppiano, secondo il contratto collettivo dei lavoratori domestici, se il datore intima il licenziamento entro il 31° giorno dalla cessazione del congedo per maternità.
In caso di mancato o insufficiente preavviso, come anticipato, la parte che recede deve corrispondere un’indennità sostitutiva, pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso non concesso.

Se il lavoratore usufruisce, con la famiglia, di un alloggio indipendente di proprietà del datore di lavoro, o da lui messo a disposizione (è il caso, ad esempio, dei portieri privati o dei custodi di villa), il preavviso è di:

  • 30 giorni di calendario sino ad un anno di anzianità;
  • 60 giorni di calendario per anzianità superiore.

Quanto devo pagare di Tfr alla colf?

Il trattamento di fine rapporto, cioè il Tfr, è sempre dovuto al collaboratore domestico, anche se licenziato per giusta causa o se dà le dimissioni, in quanto la liquidazione è una retribuzione differita.

Per determinare il Tfr maturato si applica lo stesso meccanismo di calcolo stabilito per la generalità dei lavoratori: la retribuzione annua, comprensiva dell’eventuale indennità di vitto e alloggio, viene divisa per 13,5. Deve essere applicata anche la rivalutazione annuale delle somme accantonate: a tal fine, le quote annue accantonate sono incrementate dell’1,5% annuo, mensilmente riproporzionato, e del 75% dell’aumento del costo della vita, accertato dall’Istat, con esclusione della quota maturata nell’anno in corso.

Qual è la procedura per licenziare una colf?

Il datore di lavoro, dopo aver comunicato, con raccomandata (anche a mano) il licenziamento al collaboratore domestico, deve rendere nota la cessazione del rapporto di lavoro all’Inps attraverso i servizi telematici dell’Istituto (ai quali si può accedere con l’apposito codice Pin o con l’identità unica digitale Spid), servendosi del modello. COLD-VAR, entro 5 giorni dall’evento.

In base alle recenti modifiche del sito dell’Inps, il servizio è accessibile anche direttamente dalla maschera di ricerca, alla sezione Prestazioni e servizi, Cessazione lavoratore domestico.

In alternativa, la comunicazione di cessazione si può fare tramite:

  • Contact center, chiamando il numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • enti di patronato e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

L’Inps, ricevuta la comunicazione, provvede a trasmetterla ai servizi competenti, all’Inail, ai centri per l’impiego, al Ministero del Lavoro ed alla Prefettura in caso di lavoratori extracomunitari.


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