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Miscellanea “Elogio della pirateria”: intervista all’autore Carlo Gubitosa

Miscellanea Pubblicato il 21 maggio 2012

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> Miscellanea Pubblicato il 21 maggio 2012

Elogio della pirateria” è il libro di Carlo Gubitosa, un saggio avvincente, dieci storie che vedono protagonisti eroi post-moderni, in continua lotta contro i poteri forti. Dieci racconti di “ordinaria pirateria“, che inducono il lettore a profonde riflessioni, spingendolo a rivedere la propria idea sugli hacker, le radio pirata, le grandi case farmaceutiche, le case discografiche. Dieci pezzi che riportano al centro del mondo l’individuo e i suoi diritti inalienabili, perennemente calpestati da logiche commerciali e leggi-farsa, emanate sotto pressioni delle multinazionali, nel perseguimento di un unico obiettivo: aumentare gli zeri dei propri conti in banca.

Dopo averlo letto, sono andato a intervistare l’autore che mi ha accolto con gentilezza unica.

Ma chi sono i veri pirati, si chiede continuamente l’autore: “dei ragazzini assetati di conoscenza” o le grandi lobbies che governano il pianeta, che impongono le regole del mercato e della finanza, che si impadroniscono di ogni spazio libero, soffocando le ambizioni e i sogni dei più piccoli?

C’è un solo modo per tentare di riequilibrare le forze in campo: proteggere internet, salvaguardare le libertà in rete. Quest’ultima rappresenta uno spazio ancora libero, non soggetto a censure (nonostante i continui tentativi, in tal senso, di governi ciechi e criminali), in cui tutti gli individui possono esprimere le proprie idee, lanciare un grido d’allarme, denunciare gli abusi e gli attentati alla libertà di espressione e di pensiero.

Le avventure degli hacker, la lotta agli Ogm, le Telestreet, i graffiti sui muri, lo scambio e la condivisione in rete di musica, video e software. Una lotta perenne, senza esclusione di colpi, una battaglia in nome della libertà, dell’affermazione dei diritti inviolabili contenuti nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e nelle innumerevoli convenzioni internazionali, che troppo spesso rimangono solo enunciazioni di principi e buoni propositi.

Tra le pagine emerge in modo netto l’importanza del copyright, storicamente nato per limitare il potere degli editori, ma oggi utilizzato per comprimere i diritti individuali. Ogni giorno, milioni di internauti creano informazione, liberata dalle gabbie del copyright attraverso blog, mailing list, siti di informazione. I pirati di oggi sono “i pionieri della comunicazione di domani“. Nonostante ciò, vengono perseguiti con pene sproporzionate e fuori da ogni logica, mentre si depenalizza il falso in bilancio e si chiudono gli occhi dinanzi a speculazioni edilizie e inquinamenti ambientali.

Di tutto questo e di altro parla il libro di Carlo Gubitosa. Proprio queste ribellioni costituiscono il fulcro di ogni capitolo: dalla nascita delle radio pirata alla difesa dei writers metropolitani, dalla truffa dei brevetti del biotech alla speculazione sui brevetti sui farmaci. Un insieme di racconti che rappresenta lo steccato attuale della nostra società, paralizzata e lobotomizzata dalla televisione e dai mass media, frutto di una insostenibile manipolazione dell’informazione.

L’autore conclude con un interrogativo: “Ogni stagione della storia ha le sue religioni e le sue eresie, e spesso sono proprio gli eretici e i criminali a strattonare la civiltà per costringerla a compiere un salto in avanti. Basti pensare al segno lasciato nel mondo da “delinquenti” come Gesù di Nazareth, Socrate e Galileo Galilei, tutti e tre processati per bestemmia conto gli déi del loro tempo. Gesù ha liberato lo spirito, Socrate l’intelletto e Galileo la scienza: chi è che oggi sta provando a liberale l’informazione e la cultura?

Ma di queste cose ne ho voluto parlare direttamente con Carlo.

La Legge per tutti: Caro Carlo, il titolo della tua pubblicazione (“Elogio della pirateria”) è già indicativo di una posizione ideologica. Dalle pagine del libro emerge tutta la tua ammirazione per i “pirati”.

“Guadagna dei soldi in esclusiva per un po’, ma poi lascia che il mondo usi liberamente le tue creazioni, e mettiti a produrre qualcosa di nuovo per guadagnare un altro po’ di soldi. Tutti potranno accedere alle tue opere, ma inizialmente tu sarai l’unico che potrà usarle a scopo di lucro”. È questo, in estrema sintesi, il principio alla base del copyright. Ma è davvero possibile immaginare un mercato libero, non più governato dalle major e delle case discografiche oppure è utopia?

Carlo Gubitosa: Immaginare è sempre possibile, realizzare una cultura libera dipenderà dalla nostra capacità di organizzarci per difendere l’accesso alla conoscenza come bene comune, senza negare il diritto al profitto delle aziende culturali, ma senza nemmeno permettere che venga calpestato quel diritto di “cercare, ricevere e diffondere informazioni, con ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”, stabilito dall’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

LLPT: Scambio, condivisione, accesso universale alla cultura: si tratta di termini chiave che si ripetono continuamente nelle tue pagine. È evidente la tua intenzione di lanciare un messaggio: la cultura è libera, è di tutti e il web rappresenta il principale strumento che l’uomo abbia mai avuto a disposizione per affermare i propri diritti e le proprie libertà. Recentemente, numerosi governi, sotto la spinta delle lobbies e dei centri di potere occulti, stanno cercando di comprimere tali diritti e limitare la libertà di espressione sulla rete, attraverso disegni di legge e improbabili accordi internazionali.

C.G.: Le leggi che riguardano i temi dell’informazione, della rete e della libertà di espressione, per quanto ben scritte (e quelle italiane non lo sono) saranno sempre un passo indietro rispetto alla tecnologia. La compressione audio MP3 è una tecnologia ormai vecchia di oltre dieci anni, più o meno come la compressione video DIVX, ma le leggi e i governi mondiali ancora non hanno trovato una forma condivisa per regolamentare in modo sensato e condiviso queste tecnologie. John Perry Barlow, nella sua “dichiarazione d’indipendenza del ciberspazio” aveva invitato i governi a stare alla larga, perchè la rete avrebbe trovato il modo di autoregolamentarsi. Purtroppo il suo invito è rimasto inascoltato, e le ingerenze nella vita privata dei cittadini si fanno sempre più pesanti. Quello che è accaduto a Julian Assange per aver divulgato informazioni è solo il caso più noto ed eclatante di un potere repressivo che ormai è diventato transnazionale, e difende il diritto al profitto delle aziende anche a scapito del diritto alla conoscenze e del diritto al libero scambio di informazioni e di cultura dei cittadini. La cosa che ritengo più probabile è che non si arriverà mai alla parola fine, ma i governi e i popoli giocheranno per sempre al gatto col topo, e per ogni Napster che verrà fatto chiudere con la forza, compariranno decine di Emule, Torrent e tecnologie alternative.

LLPT: Siamo in attesa che il Parlamento Europeo si pronunci sulla approvazione dell’ACTA. L’obiettivo è identificare immediatamente l’autore della violazione del copyright, segnalandolo alle autorità preposte al controllo del mercato o direttamente alle grandi industrie, senza passare dal giudice, soggetto terzo e imparziale. Qual è la tua opinione a riguardo?

C.G.: È la stessa che ha espresso Stefano Rodotà durante l’ultimo Festival del Giornalismo di Perugia: se oggi si parla di cittadinanza digitale, revocare l’accesso alla rete per presunte violazioni del copyright, come accade in alcuni paesi, rappresenta una immotivata e sproporzionata privazione del diritto di cittadinanza. Aggiungo anche che il ruolo dei provider come “controllori degli utenti”, a mio avviso, è una concezione davvero preistorica, che denota una tremenda ignoranza delle tecnologie. Come se le compagnie telefoniche fossero obbligate a intercettare tutte le conversazioni telefoniche per controllare che nessuno organizzi crimini per telefono. Anche il fatto che per le violazioni del copyright si passi direttamente la palla alle industrie, senza passare da un tribunale, è una enorme assurdità, come se potessi essere autorizzato a fare giustizia sommaria su un ladro che ruba in casa mia, senza essere obbligato a passare da un tribunale. Basta tradurre certe prescrizioni, che si vorrebbero imporre al Ciberspazio nel loro equivalente del “mondo reale”, per rendersi conto della loro assurdità.

LLPT: Il presidente dell’AgCom, Calabrò, è intervenuto di recente sull’approvazione del famoso regolamento antipirateria. Stando alle sue parole, l’emanazione del regolamento è solo rinviata. Come giudichi queste dichiarazioni?

C.G.: Le leggi e le autorità pubbliche, adagiate sulle posizioni delle lobby multimediali, non mi spaventano più da tempo. Ogni sei mesi, qualche genio si inventa una nuova forma di seminare il panico tra gli utenti, ma questo non ha mai rallentato la diffusione della condivisione di cultura che si riflette nella diffusione della banda larga, che di certo non viene utilizzata per scambiare email o chattare su Facebook. Per quello, bastavano anche i modem col fischio dello scorso millennio. Credo nella forza di cambiamento che viene dalla disobbedienza civile di massa a leggi ingiuste, che limitano l’accesso alla cultura. Se domani una legge proibisse di respirare non avrei paura di morire soffocato, ma la certezza che quella legge crollerà sotto il peso della sua stessa follia. E molti si ostinano a non capire che l’uomo non è una bestia, e ha un bisogno di accedere alla cultura che è forte quanto il bisogno di respirare.

LLPT: Tornando al tuo libro, i “pirati” vengono dipinti come lottatori non violenti, capaci di salvare il mondo dall’oppressione dei poteri forti, gli unici in grado di evitare l’implosione e l’autodistruzione della nostra società. Mitizzare i “pirati” e tessere le lodi delle loro azioni, che per la legge restano ancora illecite, è davvero la soluzione migliore per cambiare le sorti del pianeta? Non si rischia di lanciare un messaggio distorto all’opinione pubblica?

C.G.: Il mio messaggio è molto chiaro: ci sono delle leggi sul copyright ingiuste e irragionevoli, che hanno un grande problema di legittimazione, perché nascono dalle pressioni di alcune lobby e non dalla volontà popolare e hanno anche un grande problema di legittimità, perché vorrebbero negare alcuni diritti come il diritto di accesso alla cultura e all’informazione, che è un diritto umano universale e non negoziabile. Nel nostro paese fino a poco tempo fa era illegale rifiutare il servizio militare, ma perfettamente lecito ammazzare la moglie sorpresa a tradire. Fortunatamente ci sono state delle menti e delle coscienze che hanno spinto il popolo a riflettere sulle leggi ingiuste per scriverne di migliori, e quindi la tua definizione di “azioni illecite” non mi sembra del tutto appropriata. Magari possiamo parlare di azioni che sono illegali, limitandoci a considerare il momento attuale, questa epoca storica, queste leggi e questo stadio della nostra evoluzione sociale, ma io vedo già un futuro in cui, quello che oggi è moralmente lecito ma temporaneamente illegale, troverà una piena legittimità anche nelle leggi dello Stato, dopo essere stato legittimato nella coscienza degli uomini. Fare i soldi con il lavoro altrui è un grave crimine. Ma accedere alla cultura, che oggi significa anche scambiare libri, musica e film con il prossimo, è un atto di grande valore sociale oltre che un diritto umano universale.

LLPT: Ritieni che il fenomeno della pirateria possa essere ostacolato o quanto meno soggetto a una regolamentazione? Chi la spunterà: l’industria dei contenuti o i pirati?

C.G.: La spunterà la libertà di pensiero e di coscienza della razza umana, che nemmeno il nazismo è riuscito a frenare. Dubito quindi che ci riusciranno gli emissari delle lobby multimediali.

LLPT: È possibile ipotizzare una strada alternativa tra la persistenza del copyright e la sua abrogazione? Buona parte degli studiosi in materia suggeriscono di pagare, per ogni connessione/abbonamento ad internet, un canone fisso alle società che tutelano i diritti degli autori (così come avviene per il canone RAI), “legalizzando” il file-sharing. È una strada percorribile?

C.G.: Io non credo che sia necessario abrogare il copyright per garantire l’accesso alla cultura. Bisogna semplicemente fare chiarezza e distinguere le violazioni del copyright realizzate a scopo di lucro, per alimentare mercati paralleli, dal legittimo accesso alla cultura realizzato attraverso la condivisione gratuita.

LLPT: Un capitolo importante del tuo saggio è dedicato ai “pirati” dei farmaci, che lottano quotidianamente contro due mostri: il virus dell’Aids e le multinazionali del farmaco. Attraverso il sistema dei brevetti, le multinazionali si impadroniscono dell’invenzione dello scienziato, gli riconoscono un compenso forfettario e utilizzano migliaia di persone come cavie per i loro barbari esperimenti. Poi immettono il prodotto sul mercato, ovviamente in quello dei paesi più ricchi, laddove è possibile permettersi cure costose, lasciando morire nell’indifferenza più totale milioni di africani. Tutto questo, in nome della ricerca scientifica. Ma il farmaco, sopratutto quello che cura l’Aids, non dovrebbe essere dichiarato patrimonio dell’umanità? Il comportamento tenuto dalle lobbies non assurge a crimine contro l’umanità?

C.G.: Questo apre un altro enorme capitolo che riguarda i brevetti e il fumoso concetto di Proprietà Intellettuale. Per approfondire questi temi, ti rimando al bellissimo saggio di Richard Stallman dal titolo “Free Software, Free Society”, che si puo’ scaricare liberamente dalla rete (http://www.gnu.org/philosophy/fsfs/rms-essays.pdf) senza sentirsi pirati o criminali.

LLPT: Grazie per la pazienza e la disponibilità mostrataci. Le tue risposte e le tue idee, l’entusiasmo che traspare dalle pagine del tuo libro ci hanno contagiato e fatto respirare un’aria di libertà e cambiamento difficilmente riscontrabile in altri testi in materia di pirateria.

C.G.: Grazie a voi.

L’autore

Carlo Gubitosa è un giornalista freelance che collabora con l’associazione di volontariato dell’informazione “Peacelink”. Autore di numerosi volumi, nel 1999 ha pubblicato “Italian Crackdown”, il primo libro italiano diffuso liberamente anche in rete sin dal primo giorno di presenza in libreria, con una licenza di distribuzione “copyleft”.


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