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Lo sai che? Equitalia, Fisco e cittadini: i diritti calpestati dello Statuto del Contribuente

Lo sai che? Pubblicato il 22 maggio 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 maggio 2012

I rapporti tra fisco (e quindi Agenzia delle Entrate ed Equitalia) e cittadini sono regolati dallo Statuto del Contribuente [1] che fa obbligo di improntare i rapporti alla collaborazione ed alla buona fede.

Il valore dello Statuto si apprezza soprattutto sul piano dei principi, per il recupero di valori costituzionali in passato spesso dimenticati in materia di diritto tributario.

Addirittura, la Sezione Tributaria della Corte di Cassazione ha precisato che i principi dello Statuto, poiché costituiscono esplicitazioni di norme costituzionali, devono considerarsi “immanenti” nell’ordinamento e quindi applicabili anche ai casi anteriori all’entrata in vigore dello Statuto.

Un esempio di tali norme a favore del contribuente è dato da quella norma [2] che impone all’amministrazione fiscale l’obbligo di motivare gli atti di imposizione, indicando gli elementi (di fatto e di diritto) posti a fondamento della pretesa [3].

Qualche mese dopo l’approvazione dello Statuto del Contribuente, fu approvato il Codice deontologico dei concessionari e degli uffici di riscossione [4], con cui vengono definiti gli obblighi di correttezza cui gli stessi devono attenersi nella gestione delle procedure.

Nel Codice deontologico è espressamente sancito [5] che i concessionari del servizio di riscossione devono ispirare il proprio comportamento ai doveri di lealtà, di correttezza e di diligenza.

Inoltre, è dovere dei concessionari mantenere il segreto sugli elementi conosciuti nell’ambito dell’attività svolta [6].

In definitiva, qualora lo Statuto del Contribuente e il Codice deontologico fossero applicati correttamente in ogni sua parte, gli interessi contrapposti del fisco e del contribuente sarebbero posti sullo stesso piano. Cosa che, purtroppo, quasi mai avviene.

 di GIUSEPPE CALOMINO

 

note

[1] Legge n. 212 del 2000.

[2] Art. 7 della legge n. 212 del 2000.

[3] In applicazione di tale principio, la Corte di Cassazione ha osservato che debbono ritenersi applicabili i principi di ordine generale indicati per ogni provvedimento amministrativo dalla legge n. 241 del 1990 in materia di trasparenza e diritto di accesso agli atti amministrativi, poiché ogni diversa interpretazione sarebbe in contrasto con l’art. 24 della Costituzione.

[4] Decreto del Ministero delle Finanze n. 280 del 16.11.2000.

[5] Art. 3.

[6] Per l’art. 6 del codice l’intimazione fatta al contribuente tendente ad ottenere l’adempimento è deontologicamente scorretta allorché siano minacciate azioni non conformi alla normativa vigente.


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