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Cos’è il Fondo Atlante? I crediti deteriorati e la salvezza potenziale delle banche

29 Agosto 2016
Cos’è il Fondo Atlante? I crediti deteriorati e la salvezza potenziale delle banche

Cos’è e come funzionano i fondi Atlante 1 e Atlante 2, chi vi investe, come operano. Tutti i dettagli.

Il sistema bancario italiano presenta una percentuale molto alta di crediti non performanti, i cosiddetti NPL, non performing loans.

Gli NPL – definiti crediti deteriorati costituiscono difatti oltre il 20% del totale dei crediti erogati.

Per salvare le banche da tale condizione pericolosa – non solo per il settore bancario, s’intende – sono stati istituiti 2 fondi di investimento, tecnicamente privati, ma “seguiti” e orientati dal settore pubblico: Fondo Atlante 1 e Fondo Atlante 2.

Proprio quest’ultimo, il Fondo Atlante 2, specificatamente dedicato a coprire le perdite dei NPL ha da pochi giorni raggiunto la soglia minima di investimento e raccoglierà adesioni sino al prossimo luglio 2017.

Vediamo di cosa si tratta, ma prima approfondiamo il tema dei non performing loans, o crediti deteriorati.

Cosa sono i Crediti non performanti?

Si definiscono non performing loans, letteralmente prestiti non performanti, sono una tipologia di prodotto finanziario.

Si tratta di crediti per i quali la riscossione è incerta, tanto in termini temporali quanto in termini quantitativi: un’attività finanziaria che, date le condizioni economico finanziarie del debitore, non riesce a ripagare il capitale e gli interessi che sono dovuti al creditore.

Nel gergo bancario si definiscono crediti deteriorati, proprio ad indicare la perdita di valore, il deterioramento, di questo genere di prodotto. Questi crediti costituiscono una perdita per le banche. 

A questo punto entrano gioco i 2 fondi Atlante, il Fondo Atlante 1 e il Fondo Atlante 2, vediamo di cosa si tratta.

I Fondi Atlante: sostegno delle banche per i crediti deteriorati

L’eccesso di crediti deteriorati costituisce un pericolo per il sistema bancario e di conseguenza per l’intera economia del Paese. Questa la ragione per la quale attraverso l’istituzione di 2 fondi dedicati, il Governo si è mosso in questi mesi per conferire una maggiore stabilità al sistema ed allontanare i fantasmi del cosiddetto rischio sistemico (leggi: Che cos’è il rischio sistemico?). 

Sono stati perciò creati nell’aprile 2016 il Fondo Atlante 1, teso a sostenere la ricapitalizzazione e rilevare i crediti in sofferenza; e nell’agosto 2016 il Fondo Atlante 2, finalizzato ad investire i crediti deteriorati.

Cos’è il Fondo Atlante 2 e chi vi investe? 

Tecnicamente i due Fondi Atlante sono “fondi di investimento alternativo chiuso riservato”, ovvero strumenti gestiti da una società privata, nella fattispecie la Quaestio SGR del finanziere Alessandro Penati, la cui creazione è stata coordinata con il governo italiano e i principali gruppi finanziari del paese.

Le ragioni per le quali il fondo – orientato alla “salvezza delle banche” è di natura privata risiede nel fatto che l’UE non permetterebbe l’uso di aiuti di stato a salvezza di privati, questo difatti altererebbe la concorrenza.

I crediti deteriorati o NPL – Non Performing Loans – come detto sono principalmente affrontati dal Fondo Atlante 2, apertosi in agosto. È di pochi giorni fa la notizia che il fondo ha superato la soglia minima degli impegni formali prevista dal regolamento per l’avvio dell’attività avendo raccolto ad oggi adesioni per un importo pari a 1,715 miliardi di euro da diverse istituzioni finanziarie italiane.

Il primo closing è stato previsto per la fine di settembre 2016 e per quella data si prevedono impegni tra euro 2.500 e 3.000 miliardi –  affermano da Quaestio SGR, ma ora la raccolta prosegue – l’obiettivo è di “arrivare tra i 3,0 e i 3,5 miliardi di raccolta entro il termine ultimo per la sottoscrizione fissato dal regolamento al 31 luglio 2017. A quella data potranno essere investite anche le eventuali risorse residue di Atlante“.

note

Autore immagine: Ansa Centimetri.


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