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Avvisi bonari non impugnabili secondo l’Agenzia delle Entrate: contrasto con la Cassazione

28 Maggio 2012 | Autore:
Avvisi bonari non impugnabili secondo l’Agenzia delle Entrate: contrasto con la Cassazione

Secondo la Cassazione il contribuente può già impugnare l’avviso bonario, secondo l’Agenzia delle Entrate no.

L’Agenzia delle Entrate ha appena sconfessato l’innovativa sentenza di qualche giorno fa della Cassazione [1] secondo cui il contribuente può impugnare anche solo l’avviso bonario di pagamento inviatogli dal Fisco, senza dover attendere per forza la cartella esattoriale di Equitalia (con tutte le maggiorazioni). Una decisione che aveva suscitato un vivo dibattito perché in contrasto coi precedenti orientamenti della stessa Corte [2] e che, comunque, avrebbe determinato una proliferazione di contenzioso a carico dell’Agenzia delle Entrate, solita – come ben sappiamo – ad inviare richieste di pagamento prima di procedere con l’esecuzione forzata.

La stessa pronuncia comportava peraltro un indubbio vantaggio per il contribuente, consentendogli di “bloccare” la pretesa dell’Ente creditore prima ancora delle famigerate addizioni che Equitalia è solita calcolare.

Forse per ciò preoccupata, l’Agenzia delle Entrate ha reso noto di essere in disaccordo con l’orientamento della Cassazione e di ritenere non impugnabile l’avviso bonario.

Riferisce l’Amministrazione a riguardo: “la tutela giudiziale delle ragioni del contribuente potrà comunque essere esercitata in sede di impugnazione del ruolo”. Solo con la notifica della cartella di pagamento, infatti, l’effettiva pretesa tributaria viene portata a conoscenza del contribuente.

Questo significa che, nel caso di contenzioso che non abbia ad oggetto la cartella esattoriale, bensì gli atti anteriori (come appunto l’avviso bonario di pagamento), l’Agenzia proporrà la relativa eccezione di inammissibilità del ricorso: con l’eventualità che il magistrato di turno, non aderendo anch’egli all’ultimo indirizzo della Suprema Corte, accolga l’eccezione e il cittadino perda la causa.

Insomma: la vecchia storia della certezza del diritto…

 

 


note

[1] Cass. sent. 11 maggio 2012 n. 7344.

[2] Cfr. Cass. sentt. n.16293/2007 e n. 16428/2007.


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