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Lavoro nero, come sapere se sei assunto?

3 Agosto 2019 | Autore:
Lavoro nero, come sapere se sei assunto?

Contratto di lavoro e scheda anagrafica: come essere sicuro che l’azienda ti abbia assunto e che il rapporto sia in regola.

Hai iniziato un nuovo impiego, ma il datore di lavoro non ti ha fatto firmare alcun contratto? Oppure hai firmato un contratto, ma non ti ha consegnato nessuna comunicazione? In entrambi i casi, il datore di lavoro ha sicuramente commesso delle gravi irregolarità, perché è sia tenuto a farti firmare e consegnarti il contratto di lavoro, che a consegnarti la comunicazione di assunzione. Ma non è detto che non ti abbia assunto: potrebbe comunque aver inviato la comunicazione di assunzione, cioè il modello Unificato Lav, o Unilav, ai servizi per l’impiego della tua regione.

Quindi, per evitare il lavoro nero, come sapere se sei assunto?

Esiste un modo molto semplice per scoprire se sei stato assunto davvero: basta richiedere la tua scheda anagrafica al centro per l’impiego del tuo territorio.

Inoltre, grazie a un nuovo servizio dell’Inps, ora puoi sapere non solo se sei assunto in nero, ma anche se il tuo rapporto è irregolare: il datore di lavoro, ad esempio, potrebbe averti inquadrato ad un livello inferiore rispetto a quello pattuito, o aver dichiarato mansioni differenti, o una retribuzione inferiore. Tutte le irregolarità possono ora essere scoperte in tempo reale attraverso il servizio Cip (consultazione info previdenziali) disponibile nell’app Inps mobile o nel sito web dell’istituto. Ma procediamo con ordine.

Scheda anagrafica del lavoratore

La scheda anagrafica del lavoratore è un documento che contiene:

  • i dati anagrafici (nome, cognome, codice fiscale, indirizzo, data di nascita) ed i recapiti della persona interessata;
  • l’eventuale stato di disoccupazione;
  • le attività lavorative svolte (lavoro subordinato, collaborazioni, tirocini non scolastici-universitari, lavori socialmente utili ed ogni esperienza assimilata), con l’indicazione della data iniziale e finale (se non ancora in corso), del tipo di contratto e dell’inquadramento, dell’azienda, della qualifica e delle mansioni;
  • le esperienze scolastiche e formative;
  • l’iscrizione ad albi o ordini;
  • le competenze (conoscenza di lingue straniere, conoscenze informatiche, certificazioni, etc.).

Le esperienze lavorative, in particolare, “entrano” nella scheda anagrafica automaticamente, pressoché in tempo reale: quando, difatti, il datore di lavoro manda telematicamente la comunicazione Unilav di assunzione, questa viene recepita immediatamente dai servizi per l’impiego della regione e collegata all’anagrafica del lavoratore.

Pertanto, se dopo aver ottenuto dal centro per l’impiego la tua scheda verifichi che nel documento non c’è traccia del tuo attuale contratto di lavoro, molto probabilmente non sei stato assunto e stai lavorando in nero.

Potrebbe anche trattarsi di un malfunzionamento dei sistemi informatici, anche se è difficile che questo accada: per accertartene, hai pieno diritto di domandare al datore di lavoro la copia del modello Unilav di assunzione. Se te la consegna, è consigliabile recarti quanto prima presso il centro per l’impiego e chiedere spiegazioni al riguardo: ogni ricevuta ha un numero di protocollo univoco, pertanto per gli operatori non sarà complicato risalire alla comunicazione originale e aggiornare la tua scheda anagrafica.

Servizio Cip dell’Inps

L’Inps ha appena reso disponibile il nuovo servizio online Cip, Consultazione info previdenziali. Attraverso questo servizio puoi consultare le informazioni che ti riguardano e segnalare tutte le difformità e gli errori riscontrati: puoi dunque, a seconda dei casi, denunciare di essere stato assunto in nero, o di essere stato assunto con uno stipendio o un inquadramento diverso rispetto alle mansioni o all’orario effettivamente svolto.

Puoi anche segnalare le assenze dichiarate dal datore di lavoro all’Inps ma non effettuate, o di non aver ricevuto gli assegni familiari, o l’indennità di malattia.

Insomma, attraverso questo servizio puoi conoscere molte informazioni in più rispetto a quelle presenti nell’estratto conto previdenziale dell’Inps.

Puoi accedere al servizio utilizzando il codice Pin per i servizi online dell’Inps, l’identità digitale Spid o la carta nazionale dei servizi.

Assunzione non comunicata: come denunciare il datore di lavoro?

E se scopri che il datore di lavoro non ha mai comunicato la tua assunzione? Innanzitutto, utilizzando il servizio Cip dell’Inps, attraverso un apposito link puoi inviare in tempo reale una segnalazione all’istituto, che avvierà una verifica ispettiva.

È comunque consigliabile denunciare al più presto la situazione all’Ispettorato del lavoro, presso l’Itl (Ispettorato territoriale del lavoro) di pertinenza. Ricordati di riportare ogni dato utile che riguarda l’attività svolta (quando hai iniziato a lavorare, l’orario di lavoro, la tua retribuzione, etc.) e, se non riesci a procurare prove documentali, cerca dei testimoni che possano sostenere la tua denuncia.

Grazie alla denuncia potranno esserti riconosciuti i contributi previdenziali e le eventuali differenze retributive.

Puoi anche denunciare la situazione alla Guardia di Finanza: ricorda che, sia all’Ispettorato che alla Guardia di Finanza, la denuncia può essere inviata in modo anonimo.

Se gli ispettori accertano l’esistenza del lavoro nero, il datore rischia sanzioni molto salate, sino a 43.200 euro e, in alcuni casi, anche la chiusura dell’attività: se ti regolarizza, però, beneficia di forti sconti.

Puoi anche rivolgerti a un sindacato, per avviare una procedura di conciliazione col datore di lavoro (in pratica, un accordo bonario).Se la conciliazione non si conclude, puoi avviare un contenzioso davanti al Giudice del lavoro, avvalendoti dell’avvocato del sindacato o di un avvocato di tua fiducia. La causa di lavoro dura mediamente da uno a due anni.

Che cosa succede se lavoro in nero e risulto disoccupato?

In ogni caso, lavorare in nero non ti conviene affatto. Non solo perché così sei esposto a vessazioni, a gravi irregolarità come il mancato rispetto dell’orario di lavoro e dei riposi, perché non hai diritto ai contributi per la pensione e perché rischi di essere sottopagato. Corri dei rischi ben più gravi, cioè di essere accusato:

  • del reato di falsa dichiarazione, se hai reso, all’Inps, all’Anpal o al centro per l’impiego, la falsa dichiarazione dello stato di disoccupazione;
  • del reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, se percepisci l’indennità di disoccupazione o un altro sussidio legato allo stato di disoccupazione, come il reddito di cittadinanza.

Le conseguenze sono delle multe molto pesanti e sino a 6 anni di reclusione, a seconda degli importi che hai percepito: inoltre devi restituire quanto dovuto e risarcire i danni agli enti che hanno erogato i sussidi.

Devi inoltre sapere che il decreto sul Reddito di cittadinanza [1] punisce con la reclusione da 2 a 6 anni, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, la condotta di chiunque, per ottenere il sussidio:

  • rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi o attestanti cose non vere;
  • omette informazioni dovute.

In buona sostanza, è perseguibile penalmente, e rischia sino a 6 anni di galera, chi, nella domanda di Rdc, non indica l’attività lavorativa svolta (lavoro nero), o indica un reddito inferiore a quello percepito (lavoro grigio). Rischia, invece, sino a 3 anni di carcere, chi non comunica le variazioni del reddito o del patrimonio, anche se provenienti da attività irregolari (lavoro nero o grigio), e le altre informazioni dovute e rilevanti ai fini della revoca o della riduzione del Rdc entro i termini.

Per approfondire: Reddito di cittadinanza con lavoro nero, come evitare la galera?

note

[1] DL 4/2019.

Autore immagine: 123rf.com


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