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È legale coltivare cannabis?

27 Dicembre 2019
È legale coltivare cannabis?

Marijuana e hashish: chi coltiva semi di cannabis, anche per uso personale, commette reato punito dal codice penale?

La legalità della coltivazione di sostanze stupefacenti è sempre stata materia molto dibattuta. Per lungo tempo coltivare cannabis non è stato legale, neanche se la coltivazione avveniva per uso personale: questo è stato anche l’orientamento della Corte Costituzionale (sentenza del marzo 2016) [1]. Esiste infatti una specifica norma che vieta la coltivazione di piantine dalle quali si può estrarre droga [2]. La Corte di Cassazione, però, ha stravolto questo precedente orientamento, stabilendo che, in determinati casi, la coltivazione di marijuana (o di altre piante da cui è possibile estrarre droga) non è punibile penalmente. Te ne parlerò nell’ultimo paragrafo; vediamo ora qual era l’orientamento maggioritario prima di questa decisiva pronuncia.

Nonostante l’apparente discriminazione rispetto invece a chi venga trovato con un quantitativo di droga minimo, utilizzato per consumo personale – situazione che, come noto, non costituisce reato e non implica l’applicazione della sanzione penale, ma comporta solo conseguenze di carattere amministrativo – coltivare cannabis è reato. Il che potrebbe apparire un controsenso: perché “perdonare” chi si trova già con la droga in mano (anche se è stato lui stesso a realizzarla con una propria coltivazione) e non chi, invece, tale droga non l’ha ancora, ma la sta solo preparando?

Coltivare droga: cosa dice la Consulta?

La spiegazione della ragione per cui, nel nostro ordinamento, la coltivazione di semi di cannabis è reato è stata spiegata dalla stessa Corte Costituzionale: nel caso di detenzione di droga per uso personale il quantitativo della sostanza stupefacente è determinato e quindi certo, per cui è possibile già effettuare una valutazione concreta di (non) pericolosità della condotta; invece, nel caso di coltivazione cannabis il quantitativo di droga è ancora incerto, non potendosi stabilire quanto il coltivatore ne estrarrà e se la stessa verrà destinata a uso proprio o meno. Dunque, in quest’ultimo caso, il reato sussiste, almeno potenzialmente. È chiaro però che se l’interessato verrà trovato poi con la droga ormai realizzata e tra le mani, e si tratta di un quantitativo minimo, destinabile solo a uso personale, anche se è stato lui stesso a realizzarla nel proprio orticello, non sarà punito con il codice penale.

La Consulta ha chiarito, infatti, ormai da tempo che la coltivazione di semi di cannabis ossia di sostanze stupefacenti si può considerare come “pericolosa”, in grado di attentare alla salute collettiva per il solo fatto di arricchire la provvista esistente di materia prima e quindi di creare potenzialmente più occasioni di spaccio di droga; tanto più che – come già rilevato – l’attività produttiva è destinata ad accrescere indiscriminatamente i quantitativi coltivabili.

La giurisprudenza ha poi chiarito che il reato di coltivazione di sostanze stupefacenti scatta anche se le piante di cannabis sono ancora acerbe e non mature per la raccolta, ma solo se gli arbusti possano rendere, al completamento del loro naturale sviluppo, un prodotto con effetti droganti e, quindi, siano tali da non produrre un quantitativo di droga di modeste dimensioni.

La coltivazione di cannabis è reato anche in caso di poche piantine?

La questione relativa alla “dimensione” della piantagione è ancora oggetto di discussione tra i giudici. Secondo alcuni, infatti, il reato di coltivazione di cannabis non sussiste finché le piante non hanno completato il ciclo di maturazione né “prodotto sostanza idonea a costituire oggetto del concreto accertamento della presenza del principio attivo”. Un orientamento più recente [4], invece, ritiene invece sussistente il reato anche in caso “mancato compimento del processo di maturazione dei vegetali (…), se gli arbusti sono prevedibilmente in grado di rendere, all’esito di un fisiologico sviluppo, quantità significative di prodotto dotato di effetti droganti”.

Con una sentenza dello scorso febbraio [5], la Cassazione ha detto che coltivare due o pochissime piantine di semi dai quali ricavare la droga non costituisce reato in quanto la condotta è praticamente inoffensiva e non pericolosa. Leggi, in proposito, l’approfondimento “Coltivare due piantine di hashish a casa non è reato”.

Coltivare cannabis: quando non è reato?

Come promesso, si riporta di seguito il nuovissimo orientamento della giurisprudenza, sancito solennemente dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione [6], secondo cui devono ritenersi escluse dalla punibilità penale le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.

Se vuoi approfondire questo argomento, ti rinvio alla lettura dell’articolo Coltivazione marijuana: quando non è reato.

note

[1] C. Cost. sent. n. 109/2016.

[2] Art. 73, comma 1, Dpr 309/1990.

[3] Cass. sent. n. 1222/2009.

[4] Cass. sent. n. 6753/2014.

[5] Cass. sent. n. 5254/2016.

[6] Cass., Sezioni unite, informazione provvisoria n. 27 del 2019.

Autore immagine: 123rf.com


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