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Moglie manesca che picchia il marito: addio mantenimento

21 Luglio 2016
Moglie manesca che picchia il marito: addio mantenimento

Separazione e divorzio con violenze reciproche tra marito e moglie: schiaffi, graffi e pugni giustificano l’esclusione dell’assegno di mantenimento per entrambi.

 

Chi l’ha detto che solo l’uomo manesco debba essere incriminato per violenze familiari e dover poi pagare il mantenimento all’ex moglie perché questa gli ha fatto addebitare la causa della separazione? La stessa sorte subisce la moglie che tira schiaffi, pugni e graffi al marito. Se poi quest’ultimo reagisce e dà di mani anche lui, si ha il cosiddetto addebito reciproco e nessuno dei due può pretendere il mantenimento. È quanto chiarisce il Tribunale di Roma in una recente sentenza [1].

 

A volte, nell’ambito domestico, non è solo l’uomo la parte violenta: purtroppo non sono sporadici i casi di donne manesche che usano ricorrere alle mani contro il marito. E non perché quest’ultimo è fisicamente più forte e si sa difendere, o quantomeno parare i colpi, che si può escludere la valenza penale alla condotta della moglie. Se dimostrato, il comportamento aggressivo della moglie porta a una sola conseguenza: l’addebito della separazione nei suoi confronti e l’eventuale incriminazione per i lividi e i graffi. Anche un solo episodio di percosse, infatti, consente di sporgere querela e di far scattare la responsabilità della fine del matrimonio per l’intollerabilità della convivenza.

Ma nel caso deciso dal tribunale di Roma, i due coniugi se le erano date entrambi “di sana ragione”: in questo caso, allora, è possibile il cosiddetto addebito reciproco. In buona sostanza nessuno ha diritto a pretendere l’assegno di mantenimento, salvo uno dei due versi in condizioni economiche disperate; in quest’ultimo caso gli spettano solo gli alimenti, che certo sono una somma molto meno consistente del mantenimento e sufficiente solo alla sopravvivenza.


note

[1] Trib. Roma, sent. n. 13753/16.

Autore immagine: Pixabay.com


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