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Marchi e brevetti: non sempre la registrazione anteriore garantisce l’esclusiva

1 giugno 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 giugno 2012



Il diritto di preuso consente all’ideatore di una invenzione, che tuttavia non l’abbia voluta registrare, di continuare a utilizzarla anche se, successivamente, qualcun’altro registri la stessa idea presso i competenti Uffici .

 

Il diritto esclusivo di sfruttare economicamente un’idea originale, che consegue normalmente a chi registri un marchio o un brevetto (presso l’Ufficio italiano Brevetti e Marchi o, ancora, presso l’U.A.M.I. [1]) trova alcuni limiti [2]. Tra essi vi è l’esistenza di un preuso da parte di un altro soggetto.

Il diritto di preuso consente, a chi utilizzava già una soluzione tecnica prima che altri la registrassero, di continuare a utilizzarla. Questa facoltà è concessa al pre-utente a condizione che:

a. il pre-utente non abbia divulgato in pubblico la soluzione tecnica da lui ideata (altrimenti su di essa non potrebbe essere neanche chiesto il brevetto per mancanza di novità dell’intenzione);

b. il pre-utente deve aver effettivamente utilizzato la soluzione tecnica, nella propria azienda, nei dodici mesi anteriori alla data di deposito della domanda di brevetto;

c. l’utilizzo da parte del pre-utente deve essere lecito (per es.: non spetterebbe preuso a chi, illecitamente, abbia sottratto l’invenzione altrui prima del deposito della domanda).

In sintesi: chiunque, nei dodici mesi anteriori alla data dell’altrui deposito della domanda di brevetto, abbia fatto uso, in buona fede, nella propria azienda, di un’invenzione, può continuare a usarla anche in futuro pur se altri la registrino.

Il futuro utilizzo da parte del pre-utente deve avvenire “nei limiti del preuso” ossia negli stessi termini quantitativi e qualitativi [3] ed entro gli stessi confini territoriali in cui era avvenuto prima del deposito dell’altrui domanda.

Tanto per fare un esempio: se un anno prima del deposito del brevetto della Coca Cola una piccola bancarella avesse già ideato tale bevanda e, pur non avendola mai registrata, la avesse commercializzata all’interno di una piazza di paese, l’ambulante potrebbe continuare a utilizzare la sua idea e a sfruttarla economicamente, purché nell’ambito di quel centro territoriale e negli stessi limiti di produzione.

Il detentore del diritto registrato non avrà alcun tipo di azione per evitare che il pre-utente continui a utilizzare la sua stessa idea.

Ci saranno così due aziende a produrre lo stesso prodotto o ad usare lo stesso marchio.

 

 

note

[1] Ufficio per l’Armonizzazione del Mercato Interno, che ha sede ad Alicante, in Spagna.

[2] Infatti, la tutela della registrazione di un marchio non si estende i) agli atti compiuti in ambito privato ed a fini non commerciali, oppure in via sperimentale; ii) agli studi e sperimentazioni diretti all’ottenimento, anche in paesi esteri, di un’autorizzazione all’immissione in commercio di un farmaco ed ai conseguenti adempimenti pratici ivi compresi la preparazione e l’utilizzazione delle materie prime farmacologicamente attive a ciò strettamente necessarie; iii) alla preparazione estemporaneae per unitàdi medicinali nelle farmacie su ricetta medica, e ai medicinali così preparati, purché non si utilizzino principi attivi realizzati industrialmente; iv) al cd. preuso di cui si parla in questo articolo.

[3] Cfr. Cass. sent. n. 5497 del 5.04.2012.

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