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Limiti di reddito NASPI: vivere con 4.800 euro lorde

1 Settembre 2016 | Autore:
Limiti di reddito NASPI: vivere con 4.800 euro lorde

Le condizioni per mantenere la disoccupazione pongono l’autonomo e il dipendente davanti ad un paradosso che rischia di incentivare il nero. Un’analisi. 

La NASPI non esclude la possibilità di lavorare. Pur percependo la disoccupazione, cioè non è detto che non si possa comunque lavorare, tuttavia esistono delle limitazioni delle quali bisogna tener conto. Vediamo quali.

I limiti di reddito per lavorare con la NASPI

Il nuovo sostegno economico a favore dei disoccupati, prevede che sussista una compatibilità, in linea di principio, tra l’attività lavorativa e la percezione della disoccupazione. Quella che sembra una contraddizione in termini si chiarisce di fatto con la limitazione imposta dal sistema previdenziale, limitazione che come vedremo spesso rischia di essere disincentivante rispetto all’acquisizione di un nuovo lavoro.

Perche si continui a mantenere la condizione di disoccupazione e di conseguenza non si decada dal contributo NASPI, è necessario che non venga superato il limite di reddito di 8mila euro se si tratta di lavoro dipendente, e di 4.800 euro se si tratta di lavoro autonomo.

Nei casi in cui tuttavia si percepiscano altri redditi oltre la NASPI, pur nei limiti sopra indicati, tali redditi vengono scalati per l’80% del loro ammontare dalla NASPI stessa.

Questa normativa, come vedremo di seguito porta ad alcuni paradossi.

Decadenza dalla NASPI per percezione di altri redditi, 4.800 euro lorde sono sufficienti a vivere.

La normativa stabilisce che il lavoratore autonomo che percepisca redditi superiori a 4.800 euro annui, debba decadere dalla condizione di disoccupazione e perdere di conseguenza il supporto della NASPI.

Per diretto sillogismo si potrebbe affermare che con 4.800 euro annue (lorde si badi bene) un lavoratore autonomo è in grado di sopravvivere. Al lettore il commento al riguardo.

Ma c’è un paradosso ancora più evidente in questo limite. Vediamo quale.

NASPI: un incarico di bassa entità non conviene

Il lavoratore autonomo che si trovi nella condizione di percepire la NASPI o la DIS-COLL dovrà pensarci bene prima di accettare un incarico: anche una fattura di tutto rispetto, pari ad esempio ad un incarico di 4mila euro (che potrebbe corrispondere ad esempio ad un paio di mesi di lavoro) potrebbe essere talmente poco gratificante da un punto di vista economico da far ragionare quel lavoratore rispetto alla possibilità di mandare a monte l’affare, con conseguenze di rilievo rispetto al proprio futuro professionale.

Perché anche quell’incarico sarebbe riassorbito per l’80% dalla NASPI, di conseguenza le due mensilità di lavoro porterebbero ad un “guadagno marginale” rispetto alla sola NASPI, di 800 euro (lorde). Un margine talmente basso da portare il lavoratore a chiedersi se non sia piuttosto meglio stare a casa, o semplicemente non dichiarare quell’entrata (correndo naturalmente il rischio di accertamento).

Naturalmente lo stesso discorso vale, proporzionalmente, per un contratto di lavoro dipendente, anche qualora esso giunga di poco al di sotto delle 8mila euro.

Limiti di reddito con la NASPI: incentivano il nero?

La domanda che ci si pone a questo punto è se tale principio di cumulabilità “limitata”, così concepito, non finisca che essere incentivante del lavoro in nero (o per meglio dire a spese del sistema previdenziale nazionale), più che incentivante della nuova occupazione e del ricollocamento, obiettivi verso il quale invece le politiche attive del lavoro, quali la NASPI nella nuova concezione introdotta dal Jobs Act, dovrebbero essere tese.



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