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Lo sai che? Se il figlio fa troppe assenze a scuola, i genitori pagano

Lo sai che? Pubblicato il 1 giugno 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 giugno 2012

Commette reato il genitore che permette al figlio di fare troppe assenze ingiustificate da scuola: violazione dell’ “obbligo scolastico”.

Il genitore che permette al figlio di accumulare troppe assenze ingiustificate durante l’anno scolastico commette un reato [1] e può essere punito con il pagamento di un’ammenda [2] di almeno 20 euro.

Ad oggi, l’obbligo scolastico è stabilito fino a 16 anni [3]. Ciò nonostante la contravvenzione in commento si applica solo ai casi di mancata frequenza della scuola elementare o media e di essa, ovviamente, ne rispondono coloro esercitano la potestà genitoriale [4]. Costoro sono tenuti a garantire il rispetto del cosiddetto “obbligo scolastico”, assicurandosi che i propri figli frequentino regolarmente la scuola fino all’età stabilita dalla legge .

Violare questo obbligo significa non occuparsi della formazione scolastica dei propri figli e quindi venire meno al dovere di ogni genitore: educarli e istruirli.

Dunque, ricapitolando, incorre in una responsabilità penale il genitore che non faccia frequentare al figlio le lezioni scolastiche fino al completamento della scuola media inferiore. Secondo la legge infatti questa specifica noncuranza genitoriale può seriamente compromettere la crescita formativa del minore [5].

La Cassazione di recente si è pronunciata sull’entità della pena del reato in questione [6]. In particolare, la Corte ha stabilito che la somma di denaro che il genitore responsabile dovrà pagare non potrà mai essere inferiore a 20 euro. Quest’ultima infatti è la pena minima prevista dal codice penale per tutti i reati [7].

Rimane comunque aperta la questione se una pena così irrisoria possa essere considerata idonea a garantire una “efficacia deterrente”, dissuadendo il genitore irresponsabile dalla commissione del reato.

di MANUELA PAGANI

 

 

 

note

[1] Art. 731 c.p. La norma punisce “chiunque, rivestito di autorità o incaricato della vigilanza sopra un minore, omette, senza giustificato motivo, di impartigli o fargli impartire l’istruzione elementare” attraverso il pagamento di una somma fino a 30 euro. La L. 31-12-1962, n. 1859 ha esteso l’applicazione della pena prevista da questo reato anche all’inadempimento dell’obbligo d’istruzione fino alla scuola media inferiore o, comunque, al compimento del quindicesimo anno di età se il minore dimostri di aver osservato per almeno otto anni le norme sull’obbligo scolastico.

[2] L’ammenda, così come la multa, consiste in una sanzione pecuniaria. A differenza della multa, però, l’ammenda non è prevista per i reati più gravi (delitti) bensì per quelli di minore entità e impatto sociale (contravvenzioni).

[3] Il c. 622 dell’art. 1 L. 296/2006 ha previsto infatti che «l’istruzione impartita per almeno dieci anni è obbligatoria» e che «L’età per l’accesso al lavoro è (…) elevata da quindici a sedici anni». L’art. 48, c. 8, L. 4.11.2010, n. 183 (c.d. Collegato Lavoro) ha apportato inoltre una novità in materia: raggiunta un’intesa tra Regioni, Ministero del lavoro e parti sociali, l’ultimo anno di istruzione potrà essere anche assolto attraverso l’apprendistato.

[4] La potestà genitoriale è il diritto-dovere dei genitori a mantenere, educare e istruire i propri figli  (artt. 30 Cost., 147 c.c.).

[5] Anche se la legge ha esteso l’obbligo scolastico fino ai 16 anni, l’art. 731 c.p. non può essere esteso oltre i casi di infrequenza della scuola media. In virtù del principio di legalità, è possibile infatti essere puniti solo per i fatti che la legge considera reato in modo espresso e finora le leggi successive a quella del 1962 (menzionata nella nota 1) non hanno mai fatto riferimento alla norma penale in commento. Tra le pronunce più recenti, giunge a questa conclusione: Cass., sent. 17.05.2012, n. 18927.

[6] Cass., sent.  14.03.2012, n. 9892.

[7] Art. 26 c.p.: “La pena dell’ammenda consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a euro 20 né superiore a euro 10.000”. La Cassazione, con la sent. n. 9892, ha affermato che il limite minimo stabilito dalla legge in questo articolo non può essere violato neanche attraverso le riduzioni della pena (c.d. attenuanti).


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2 Commenti

  1. Ma è bene sempre sottolineare che è l’istruzione ad essere obbligatoria, non la scuola! Differenza non da poco se si pensa che sempre più genitori scelgono di educare i propri figli a casa (educazione parentale o homeschooling).

  2. sono una mamma disperata mia figlia ha subito per tre anni atti di bullismo il problema è che adesso lei non si accetta e fa molta fatica ad andare a scuola io ho provato a chiedere aiuto a psicologi comunali e assistenti sociali ma il problema non si risolve cosa posso fare per tutelarmi??

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