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Lotta allo spreco: agevolazioni donazione prodotti alimentari

2 Settembre 2016
Lotta allo spreco: agevolazioni donazione prodotti alimentari

L’Italia si dota di una legge contro gli sprechi alimentari: cessione alle ONLUS che possono anche raccogliere direttamente le eccedenze agricole.

Al via la legge contro gli sprechi alimentari [1]: chi donerà cibo potrà cedere a titolo gratuito, senza alcuna burocrazia entro i 15mila euro e in alcuni casi anche oltre tale valore. Ecco come si dovrà operare.

Legge anti sprechi: come funziona

Con l’obiettivo di limitare al minimo la dispersione di derrate alimentari andate invendute o di farmaci ancora validi, è stata approvata la Legge contro gli sprechi, pubblicata a fine agosto sulla Gazzetta Ufficiale.

La normativa intende promuovere la lotta contro gli sprechi attraverso misure di incentivazione e sensibilizzazione in favore degli operatori del settore alimentare e farmaceutico, in particolare di tutte le aziende che sono coinvolte nella filiera produttiva.

Lotta agli sprechi alimentari: come funziona

La lotta agli sprechi alimentari si concretizza nella cessione a titolo gratuito delle eccedenze alimentari in favore di enti pubblici e privati che perseguono, senza scopo di lucro, finalità civiche e solidaristiche.

Saranno questi stessi enti ad obbligarsi di conseguenza a donare a loro volta ai destinatari finali tali derrate.

Lotta agli sprechi: cosa si può cedere gratuitamente?

La cessione gratuita riguarda i prodotti alimentari, agricoli e agroalimentari che dovessero rimanere invenduti o che vengono scartati dalla catena agroalimentare per ragioni commerciali o estetiche ovvero per prossimità della data di scadenza.

Anche i prodotti che abbiano superato il termine minimo di conservazione, purché siano garantite l’integrità dell’imballaggio primario e le idonee condizioni di conservazione.

Naturalmente il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza deve essere garantito.

Lotta agli sprechi: cessione gratuita dei beni

La cessione dei beni non può avere un corrispettivo. In deroga al codice civile e alle relative disposizioni sulle donazioni [2], la cessione gratuita non richiede la forma scritta per sua validità.

Bisogna effettuare tuttavia una comunicazione telematica agli uffici dell’amministrazione finanziaria. Nella comunicazione è necessario indicare data, ora e luogo di inizio del trasporto, della destinazione finale dei beni nonché del valore complessivo di questi ultimi, entro la fine del mese cui si riferiscono le cessioni gratuite.

Anche la comunicazione tuttavia potrebbe essere non necessaria. Vediamo in quali casi.

Cessione di beni alimentari: quando serve la comunicazione?

La comunicazione obbligatoria all’Agenzia delle Entrate entro il mese in cui è avvenuta la donazione, deve essere fatta solo nel cassoni cui il valore di tali beni sia superiore a 15mila euro.

Se i beni sono di valore superiore a 15mila euro ma sono beni facilmente deperibili (a prescindere dal loro valore) l’obbligo di comunicazione non sussiste nemmeno.

Cessione gratuita anti-spreco: documentazione richiesta per il trasporto

Nel momento del trasporto è richiesto che si emetta un documento di trasporto progressivamente numerato o un documento equipollente;
una dichiarazione trimestrale del donatario di utilizzo dei beni che ha ricevuto.

Alle imprese donatarie i comuni potranno applicare una speciale riduzione della tariffa sui rifiuti alle utenze non domestiche (Tari).

Imprese agricole: le eccedenze le raccolgono le onlus

Per le imprese agricole che vogliono cedere eccedenze, è inoltre prevista un’ulteriore misura: non è necessario che le operazioni di raccolta o di ritiro siano effettuate dall’impresa. Nel caso in cui i soggetti donatari o loro incaricati siano disponibili, sotto la propria responsabilità tali soggetti potranno procedere direttamente alla raccolta (ovviamente nel rispetto della normativa in materia di sicurezza e igiene alimentare).

In altre parole la raccolta dei prodotti agricoli ceduti gratuitamente dall’imprenditore agricolo può essere effettuata a cura e sotto la responsabilità dell’associazione di volontariato o Onlus ricevente.


note

[1] L. 166/2016.

[2] Libro II, titolo V, cod. civ.


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