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Posso non pagare l’affitto se ci sono infiltrazioni d’acqua?

28 Luglio 2016
Posso non pagare l’affitto se ci sono infiltrazioni d’acqua?

Canone di locazione: l’inquilino non può interrompere il pagamento delle mensilità al padrone di casa solo se ci sono macchie di umidità o infiltrazioni di acqua; lo può fare solo se l’appartamento è inservibile ed è costretto a lasciarlo.

Infiltrazioni d’acqua: un problema che riguarda tutti i condomini; di fatto, chi prende in affitto un appartamento si trova spesso a subire le perdite provenienti dai tubi condominiali o degli appartamenti dei piani superiori e a dover così convivere con macchie di muffa e umidità o, addirittura, con veri e propri sgocciolii in salotto o in camera da letto.

Che fare in questi casi? Si può smettere di pagare l’affitto se il proprietario non vuole trovare un rimedio? Si può, in alternativa, corrispondere un prezzo inferiore, che tenga conto del danno subito dall’inquilino per la perdita di valore dell’appartamento?

La giurisprudenza, sul punto, è concorde: l’inquilino non può interrompere il versamento dei canoni di locazione (né può autoridurre l’importo) solo perché l’immobile è interessato da infiltrazioni o da macchie di umidità. Si tratta, infatti, di problemi che, seppur gravi, non intaccano il godimento del bene che continua a restare nella materiale disponibilità del conduttore.

L’inquilino può smettere di pagare il canone di affitto solo nel caso in cui l’infiltrazione sia talmente estesa e frequente da rendere impossibile vivere nell’immobile, divenuto insalubre.

Muffe e umidità nell’appartamento non legittimano, dunque, il conduttore a bloccare il pagamento dei canoni di affitto. La sospensione totale o parziale dei versamenti può ritenersi consentita solo se manca del tutto la possibilità di utilizzare l’appartamento [1].

Se l’inquilino utilizza la scusa della presenza di infiltrazioni di acqua per non pagare l’affitto può essere sfrattato. Anche nel fare opposizione, egli non avrebbe migliore sorte poiché il giudice confermerebbe ugualmente la risoluzione della locazione per morosità.

Tutto ciò che deve fare il conduttore è, dunque, continuare a pagare i canoni di locazione e agire, in separata sede (ossia con un autonomo giudizio civile) contro il locatore per chiedere il risarcimento del danno subito e/o la riduzione dell’affitto mensile.

Come affermato infatti anche dalla Cassazione, “al conduttore non è consentito di astenersi dal versare il canone, oppure di ridurlo unilateralmente, nel caso in cui si verifichi una riduzione o una diminuzione nel godimento del bene, e ciò anche quando si assume che tale evento sia ricollegabile al fatto del locatore.

La sospensione totale o parziale dell’adempimento dell’obbligazione del conduttore è, difatti, legittima soltanto qualora venga completamente a mancare la controprestazione da parte del locatore”.


note

[1] Trib. Milano, sent. n. 3989/15.

Autore immagine: Pixabay.com


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