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Pignoramento di beni donati o nel fondo patrimoniale

3 Agosto 2016
Pignoramento di beni donati o nel fondo patrimoniale

Esecuzione forzata: in quali forme deve avvenire l’espropriazione dei beni che il debitore ha donato o ha inserito nel fondo patrimoniale.

 

Pignoramenti più facili nei confronti di chi, da non oltre un anno, ha donato un proprio immobile o lo ha inserito in un fondo patrimoniale: con le recenti modifiche approvate al codice civile [1], vengono definite le modalità con cui il creditore può procedere al pignoramento (e alla successiva esecuzione forzata) dei beni immobili sui quali il debitore ha creato un vincolo di indisponibilità a titolo gratuito (trust o fondo patrimoniale) o che sono oggetto di donazione. Le nuove regole si applicano a partire dal 3 luglio 2016. Ma procediamo con ordine.

Il pignoramento dei beni donati, in trust o fondo patrimoniale

Il creditore che sia pregiudicato da un atto del debitore, di costituzione di vincolo di indisponibilità o di alienazione, che ha per oggetto beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri, compiuto a titolo gratuito successivamente al sorgere del credito, può procedere, munito di titolo esecutivo, a esecuzione forzata, ancorché non abbia preventivamente ottenuto sentenza dichiarativa di inefficacia, se trascrive il pignoramento nel termine di un anno dalla data in cui l’atto è stato trascritto.

Tale regola si applica anche al creditore anteriore che, entro un anno dalla trascrizione dell’atto pregiudizievole, interviene nell’esecuzione da altri promossa.

Come procedere all’esecuzione forzata

Fermi restando tali requisiti, per procedere al pignoramento dei suddetti beni immobili si applicano le seguenti regole:

a) se il bene, per effetto o in conseguenza dell’atto, è stato trasferito ad un terzo, l’esecuzione forzata va effettuata nelle forme dell’espropriazione contro il terzo proprietario. In tal caso il creditore procedente è preferito ai creditori personali del terzo nella distribuzione del ricavato. Se con l’atto è stata riservata o costituita una servitù oppure un diritto di usufrutto, di uso o di abitazione, il creditore pignora la cosa come libera nei confronti del proprietario.

Tali diritti si estinguono con la vendita del bene ed i terzi titolari sono ammessi a far valere le loro ragioni sul ricavato, con preferenza rispetto ai creditori cui i diritti sono opponibili;

b) in tutti gli altri casi l’espropriazione è effettuata nei confronti del debitore seguendo le regole proprie a ciascun bene.

L’opposizione del debitore o del terzo proprietario

Tanto il debitore quanto il terzo nuovo proprietario del bene ed oggetto dell’esecuzione forzata (nonché qualsiasi altro interessato alla conservazione del vincolo) può proporre opposizione all’esecuzione quando contesta uno dei seguenti fatti:

– l’esistenza dei requisiti richiesti;

– il fatto che l’atto abbia arrecato pregiudizio alle ragioni del debitore;

– il debitore era a conoscenza del pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore.

In ogni caso, l’esecuzione non può esercitarsi in pregiudizio dei diritti acquistati a titolo oneroso dal terzo esecutato, salvi gli effetti della trascrizione del pignoramento.


note

[1] Art. 2929 bis co. 2 e 3 cod. civ. modif. dall’art. 4 co. 1-bis DL 59/2016 conv. in L. 119/2016.


4 Commenti

  1. L’esecuzione sui beni e sui frutti del fondo patrimoniale è consentita soltanto per debiti contratti per far fronte ad esigenze familiari, sicché in sede di opposizione al pignoramento, spetta al debitore che ha costituito il fondo patrimoniale allegare e provare che il debito era stato contratto per uno scopo estraneo ai bisogni della famiglia e che il creditore fosse a conoscenza di tale circostanza.

  2. In tema di opposizione all’esecuzione ed al pignoramento di beni di un fondo patrimoniale, e quindi di procedura esecutiva immobiliare, spetta all’opponente allegare e provare i titoli-fonte del rapporto obbligatorio ed il relativo contesto in cui le singole (e differenti) obbligazioni, di entrambi gli opponenti, vennero contratte onde consentire al magistrato di escludere, anche in via presuntiva, la loro riconducibilità ai bisogni familiari.

  3. La costituzione del fondo patrimoniale per tutte le convenzioni matrimoniali, è opponibile ai terzi esclusivamente a partire dalla data dell’annotazione a margine dell’atto di matrimonio nei registri dello stato civile, non potendosi retrodatare la produzione degli effetti alla data di proposizione della domanda di annotazione od anticiparli alla data della trascrizione effettuata ed avente l’esclusiva funzione di pubblicità notizia.

  4. Nel caso di costituzione di fondo patrimoniale con riserva della proprietà a favore del coniuge costituente, i beni di esso, esclusi i frutti, possono formare oggetto di pignoramento anche per debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

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