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Lo sai che? Calcio-scommesse: doppio processo sugli stessi illeciti

Lo sai che? Pubblicato il 4 giugno 2012

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 giugno 2012

Calcio-scommesse, processo penale e processo sportivo: ecco cosa succede quando i calciatori truccano le partite.

I calciatori e gli allenatori di calcio coinvolti nel recente scandalo del calcio-scommesse verranno sottoposti ad un duplice procedimento: penale e sportivo.

Infatti la particolarità di questo tipo di illeciti (“combine”, volte ad alterare i risultati di un evento sportivo) è che chi li commette può essere punito due volte: una come cittadino comune e l’altra come associato di una federazione.

Cerchiamo di chiarire, allora, le differenze tra la giustizia ordinaria e quella sportiva e come si arriva al doppio procedimento sugli stessi fatti illeciti.

Nella pratica accade spesso che la magistratura ordinaria sia la prima a scoprire tale tipo di illeciti, grazie a strumenti efficaci come le intercettazioni telefoniche.

Nel caso di specie, è stato contestato il reato contestato di frode sportiva [1], che punisce chi alteri o induca ad alterare il risultato di una competizione.

Successivamente, il Procuratore Federale (colui che svolge le indagini per conto della federazione sportiva di appartenenza dell’imputato) richiede i fascicoli di indagine alla Procura ordinaria. Sulla base di questo incartamento e degli interrogatori dei soggetti coinvolti, il Procuratore conclude le indagini (entro 45 giorni: quindi con tempi più stretti rispetto al procedimento penale) e provvede ai deferimenti [2] alla giustizia sportiva dei giocatori indagati.

Alle indagini, segue il processo sportivo, con tre gradi di giudizio [3], che si svolge in tempi brevissimi e senza le garanzie proprie del processo penale. Si tratta di un giudizio alquanto sommario e frettoloso.

In sostanza, sullo stesso fatto giudicheranno due giudici (quello penale e quello sportivo), con tempi e modalità differenti. Capita così spesso che l’esito di questi giudizi sia completamente diverso.

Ciò è possibile per due motivi. Il primo è che la legge stessa prevede che il giudizio penale sia ininfluente su quello sportivo [4]. Il secondo si riferisce alla diversità delle conseguenze sanzionatorie. Il giudizio penale mira ad accertare, al di la di ogni ragionevole dubbio, un fatto di reato che può comportare sanzioni anche gravi, come la reclusione. È normale che ciò possa avvenire solo dopo un processo con tutte le garanzie di difesa e con prove certe.

Al contrario, il processo sportivo mira alla irrogazione di squalifiche sportive; il suo scopo è quello di sanzionare le condotte che ledano la lealtà e correttezza dell’attività sportiva, a prescindere dalla commissione di un reato.

di BIAGIO FRANCESCO RIZZO

note

[1] Art. 1, L. n. 401/1989: “1.Chiunque offre o promette denaro o altra utilità o vantaggio a taluno dei partecipanti ad una competizione sportiva organizzata dalle federazioni riconosciute dal Comitato Olimpico nazionale italiano (CONI),dall’Unione italiane per l’incremento delle razze equine (UNIRE) o da altri enti sportivi riconosciuti dallo Stato e dalle associazioni ad esso aderenti, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione, ovvero compie altri atti fraudolenti volti al medesimo scopo, è punito con la reclusione da un mese ad un anno e con la multa da lire cinquecentomila a due milioni. Nei casi di lieve entità si applica la sola pena della multa. 2. Le stesse pene si applicano al partecipante alla competizione che accetta il denaro o altra utilità o vantaggio, o ne accoglie la promessa. 3. Se il risultato della competizione è influente ai fini dello svolgimento di concorsi pronostici e scommesse regolarmente esercitati, i fatti di cui ai commi 1 e 2 sono puniti con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni.

[2] Si tratta dell’equivalente, in ambito di giustizia sportiva, della formulazione dell’imputazione ne giudizio ordinario.

[3] Commissione disciplinare, Commissione d’appello federale, Camera di Conciliazione e Arbitrato del Coni.

[4] Art. 2 L. n. 401/1989. Non influenza del procedimento penale1. L’esercizio dell’azione penale per il delitto previsto dall’art. 1 e la sentenza che definisce il relativo giudizio non influiscono in alcun modo sull’omologazione delle gare né su ogni altro provvedimento di competenza degli organi sportivi. 2. L’inizio del procedimento per i delitti previsti dall’art. 1 non preclude il normale svolgimento secondo gli specifici regolamenti del procedimento disciplinare sportivo. 3. Gli organi della disciplina sportiva, ai fini esclusivi della propria competenza funzionale, possono chiedere copia degli atti del procedimento penale ai sensi dell’art. 116 del codice di procedura penale fermo restando il divieto di pubblicazione di cui all’art. 114 dello stesso codice.


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